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Huawei, cosa succede dopo l’apertura di Trump alla Cina

Presto per dire che la situazione è risolta, in particolare per quanto riguarda il partner americano più importante: Google

di Luca Salvioli


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2' di lettura

L’apertura fatta nei confronti di Huawei durante la conferenza stampa di sabato dopo l’incontro con il presidente cinese, Xi Jinping, in Giappone, è ancora da decifrare.

Il presidente americano, nello spiegare la tregua concordata con la Cina, ha detto: «Le compagnie americane possono vendere le loro attrezzature a Huawei. Sto parlando di equipaggiamenti per i quali non c'è un grande problema di emergenza nazionale. Abbiamo un sacco di grandi aziende in Silicon Valley, e in diverse parti del paese, che realizzano tecnologie estremamente complesse».

Per approfondire:
•Huawei: con il bando Usa 30 miliardi di ricavi persi in 2 anni;
•Perché a rimetterci saranno le vendite in Europa.

Questo però non significa che l’azienda cinese non sia più nella entity list del dipartimento del Commercio americano, ovvero l’elenco delle realtà che hanno bisogno di un via libera governativo per fare affari con le aziende americane.

Il Wall Street Journal scrive che un ufficio del dipartimento del Commercio sta lavorando per adattare le licenze di esportazione «con particolare attenzione alla minaccia che Huawei pone alle nostre reti a banda larga, che sono cruciali per la sicurezza nazionale» (i virgolettati riportati dal giornale americano sono di un funzionario dell’amministrazione).

Queste dichiarazioni lasciano pensare che l’attenzione si stia concentrando sulle tecnologie di rete, lasciando dunque da parte gli smartphone.

Le parole di Larry Kudlow su Fox News Sunday però sono più caute: «Tutto quello che sta succedendo è che il dipartimento del Commercio darà qualche alcune licenze aggiuntive quando c’è una generale disponibilità» delle componenti di cui l’azienda ha bisogno.

Per approfondire:
•Oppo e Xiaomi testano il sistema operativo di Huawei;
•Il «piano B» di Huawei: sistema operativo entro l'autunno.

In particolare le aziende americane che producono chip «vendono prodotti che sono largamente disponibili da altri Paesi... non è una generale amnistia... i problemi di sicurezza nazionale resteranno importantissimi». E poi: l’accordo raggiunto nel weekend «non è l’ultima parola».

Aziende come Intel e Micron, secondo questa lettura, potrebbero continuare a fare affari con Huawei. Cosa che stanno già effettivamente facendo, sfruttando la etichettatura delle merci e rendendole così non fabbricate in America, come scrive il New York Times. Le merci prodotte da compagnie statunitensi all'estero, del resto, non sempre sono considerate di produzione americana.

Resta la domanda principale. Huawei tornerà ad avere il supporto di Google per il Google Play Store e l’aggiornamento delle app preinstallate? Considerando la sicurezza nazionale, aspetto dirimente dalle parole di Trump, secondo il Financial Times l’azienda di Mountain View starebbe utilizzando questo tema in maniera opposta con l’amministrazione Trump.

Ovvero sostenendo che se Huawei facesse un sistema operativo proprietario sulla base di un fork Android, i rischi di sicurezza sarebbero maggiori. E che dunque continuare le relazioni commerciale sia la soluzione migliore.

La versione commerciale di Android non rientra però nella definizione data da Kudlow: la licenza arriva solo da Google dunque non è un prodotto disponibile in altri Paesi.

È dunque presto per fare conclusioni. Appuntamento al 19 agosto, quando scadrà la sospensione del bando.

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