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Huawei, la guerra fredda sulle reti 5G tra Cina e Usa si sposta in Europa

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam


Usa accusano Huawei di frode, tensione con Cina

4' di lettura

La guerra fredda tra Cina e Stati Uniti sulle reti 5G si sposta in Europa. A Monaco di Baviera dove venerdì 15 febbraio cominceranno i lavori della Munich Security Conference, conferenza annuale internazionale sulla sicurezza che si svolge ogni anno nella città tedesca dal 1963. Cinesi e americani hanno inviato rappresentanti al più alto livello per una partita sulla quale si gioca il futuro del dominio tecnologico mondiale, quella per il controllo delle nuove reti 5G necessarie per le connessioni ultra veloci legate alla guida autonoma, all’internet delle cose e all’intelligenza artificiale.

Due delegazioni di «falchi»
Il vice presidente Mike Pence e il segretario di Stato Michael Pompeo guideranno la delegazione americana. I cinesi hanno inviato Yang Jeichi, ex ambasciatore negli Stati Uniti, membro del Politburo e abile diplomatico noto per aver risolto le dispute legate allo status di Taiwan e altri temi sensibili per Pechino. Jeichi sosterrà con forza le ragioni di Pechino e tenterà di arginare la campagna americana contro Huawei per escluderla dalle aste dei paesi europei nella realizzazione del network mobile 5G.

Huawei cavallo di Troia di Pechino
Gli Stati Uniti accusano Huawei di essere una sorta di «cavallo di Troia» per l’intelligence di Pechino che riuscirebbe a penetrare nei sistemi informatici di società e istituzioni attraverso le apparecchiature di rete per le società telefoniche, di cui il colosso cinese delle Tlc è leader mondiale. La tensione è aumentata dopo l’arresto della cfo di Huawei Meng Wanzhou il primo dicembre in Canada per un ordine di cattura internazionale degli Stati Uniti in merito a una presunta violazione delle sanzioni con l’Iran. La Cina sostiene che le accuse americane siano infondate. E che dietro questa campagna contro Huawei ci sia un tentativo di fermare l’avanzata cinese, che è più avanti degli Usa in questo campo, visto come una minaccia, l’ennesima, al dominio economico americano.

Mitigare l’influenza cinese
Pochi giorni fa, l’11 febbraio, il generale James L. Jones in un memo all'Atlantic Council, think tank americano sulle politiche internazionali, scriveva: «La corsa per le reti 5G ha assunto un livello di importanza simile a progetti come il Manhattan Project (per costruire la bomba atomica) o agli sforzi per portare l'uomo sulla Luna nel 20esimo secolo». Jones è stato Consigliere per la sicurezza nazionale di Barack Obama. «Questa gara – sostiene il generale - non è limitata alla difesa delle quote di mercato americane ma tenta di mitigare l’influenza cinese verso i paesi alleati americani».

Il bando alle reti 5G
Oltre agli Stati Uniti, hanno già vietato gli apparecchi di rete per il 5G di Huawei, l’Australia, la Nuova Zelanda e il Giappone. Da mesi i diplomatici americani spingono sui governi europei per arrivare a un bando per le tecnologie made in China per le reti. Il segretario di Stato Pompeo questa settimana ha visitato diverse capitali dell’Est Europa.

Campagna Usa nei Paesi dell'Est
A Budapest – l’Ungheria è l’hub di Huawei per l’Europa - il ministro degli Esteri americano ha avvisato che l’adozione di apparecchiature cinesi rende difficile la continuazione della partnership con gli Usa. A Bratislava, la capitale slovacca, Pompeo ha spiegato che l'obiettivo americano è quello di eliminare i rischi legati alla sicurezza informatica, con un messaggio alla Trump: «Sono sicuro che prenderete le giuste decisioni per la vostra nazione. Slovacchia first».
Nella Repubblica Ceca a dicembre il primo ministro Andrej Babis ha emesso un documento nel quale invita le agenzie governative e le società telefoniche che utilizzano la rete mobile nazionale a non collaborare con Huawei e Zte, l’altra azienda cinese finita nel mirino americano. In Polonia –migliore alleato europeo per l'amministrazione Trump – il mese scorso sono stati arrestati con l’accusa di spionaggio un funzionario governativo e un executive di Huawei, subito licenziato dai cinesi. Il governo ha ordinato ai suoi funzionari di non utilizzare device mobili Huawei.

Le aste 5G in Germania e Italia
In Gran Bretagna il dibattito sul divieto possibile alle apparecchiature di rete Huawei è in corso. Diversi carrier hanno eliminato o hanno in programma di eliminare le attrezzature cinese dalle loro infrastrutture. A marzo la Germania dovrebbe rendere noto il bando per partecipare all’asta delle reti 5G. Dalle prime indiscrezioni sembra che il governo Merkel abbia introdotto dei requisiti tecnici per escludere la società cinese. Anche l’Italia nel 2019 dovrebbe bandire la sua asta per le reti 5G.

Huawei vuole restare nella corsa
Huawei da parte sua ieri ha fatto sapere di essere pronta a collaborare pienamente con i governi europei per aumentare i requisiti di sicurezza nelle sue apparecchiature telecom per le reti 5G. Un appello in tal senso è arrivato da Andy Purdi, chief security officer di Huawei Technologies Usa. «Il governo americano – ha detto il manager Huawei – è molto persistente, molto determinato e molto forte nel comunicare il suo messaggio contro Huawei. Ma la mia società è pronta a lavorare con i governi per ogni tipo di test e ad applicare sistemi addizionali per garantire la sicurezza delle nostre apparecchiature». Apparecchiature che sono tra le più avanzate disponibili sul mercato.

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    Riccardo Barlaamcorrispondente da New York

    Luogo: New York, USA

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: economia, finanza e politica internazionale

    Premi: Premio Baldoni (2008), Harambee (2013), Overtime Film Festival (2017)

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