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Huawei, il Mate 20 Pro ricompare sul sito Android

di Biagio Simonetta


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(EPA)

3' di lettura

Spiragli di luce, nel cielo nero che da qualche giorno pone grossi interrogativi sul futuro Huawei. In queste ore, infatti, una buona notizia (e una bella speranza) per Huawei, arriva dal sito ufficiale di Android. Sul portale il Huawei Mate 20 Pro ricompare fra gli smartphone che ricevono la versione beta di Android Q, la nuova release del “robottino” a cui sta lavorando Google. Lo stesso smartphone, nei giorni scorsi era misteriosamente sparito da questo elenco, gettando nuove nubi sul futuro del produttore cinese. Adesso Google ci ha ripensato. E questa decisione sembra un'autentica boccata d'ossigeno per Huawei.

Qualche giorno prima una serie di enti americani ha riaperto i rapporti con l'azienda cinese, interrotti nei giorni scorsi: prima la SD Association, poi anche la WiFi Alliance, Bluetooth e Jedec. Una mossa che, di fatto, dà un po’ di ossigeno a Huawei, alle prese con una vicenda fino a qualche settimana fa abbastanza incredibile. E che probabilmente lascia intravedere una via d'uscita.

Il “ban” di Trump, con l'inserimento dell'azienda di Shenzhen nella blacklist commerciale, ha fatto esplodere un vero e proprio terremoto. L’azienda ha deciso di fare causa al governo americano. E dopo Google - che con il blocco della concessione di Android per i nuovi dispositivi Huawei ha di fatto aperto le danze – le brutte per l'azienda cinese erano arrivate in ordine sparso: da Intel a Broadcom, fino alla SD Association (l'associazione che veicola l'utilizzo delle memorie SD). Quest'ultima, qualche giorno fa aveva cancellato il nome di Huawei dalla lista delle aziende presenti sul suo sito. Una restrizione di fatto che avrebbe impedito al produttore cinese di inserire slot per memoria SD nei suoi smartphone, opzione che di solito è presente nei device di Huawei (il P30 Pro, modello di punta, ospita uno slot di espansione della memoria con nano SD). Ora, invece, la Huawei Technologies Co. Ltd. è tornata sul portale fra le aziende “partner”. Segno che la restrizione non esiste più.

Ma le buone notizie per il produttore asiatico non sono finite. Sempre in queste ore, infatti, il suo logo è ricomparso fra le membership della WiFi Alliance, l'ente che regola l'uso della tecnologia WiFI. Stesso processo per Bluetooth.com, il portale per le autorizzazioni dell'omonima tecnologia. Infine, anche Jedec, l'ente degli standard globali per l'industria della microelettronica, ha riammesso Huawei fra le aziende partner.

Una strada ancora lunga
Di certo, per Huawei la strada verso la normalità è ancora lunga. Il riottenimento di queste partnership è sicuramente una buona notizia, e potrebbe portarne altre in dote nelle prossime ore. Ma la vicenda è ancora molto complessa. Da una parte si registra la causa legale intentata dalla stessa compagnia cinese nei confronti del governo degli Stati Uniti, dall'altra iniziano a farsi sentire i primi danni: secondo una ricerca del portale di confronto-prezzi Idealo, il “ban” statunitense ha fatto crollare del 64,8% le ricerche di smartphone Huawei in Italia. Una situazione ai limiti dell'assurdo, per il secondo produttore di smartphone al mondo che - secondo i numeri più recenti - è ormai a un passo dalla leadership in mano alla sudcoreana Samsung.

Intanto, resta ancora un mistero la storia dell'Honor 20 Pro, di fatto il primo smartphone Huawei lanciato dopo la decisione di Google di bloccare la partnership su Android. Ad oggi, il futuro del device presentato a Londra qualche giorno fa è ancora un enigma. La data di commercializzazione in Europa non è mai stata resa nota, e la spiegazione – per quanto non ufficiale – pare essere proprio la mancanza della licenza Android. Una brutta vicenda che Huawei spera di chiudere in fretta. Con le notizie odierne che spingono verso un maggiore ottimismo.

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