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Huawei: puntiamo sull’Italia. «Sul Golden power regole uguali per tutti»

di Andrea Biondi


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2' di lettura

Una dote triennale di 3,1 miliardi (fra spese in marketing e operation, acquisti da fornitori locali e investimenti in ricerca e sviluppo); un accordo con l’Università di Pavia per realizzare un centro sulla microlettronica; nuove assunzioni (fino a mille) e creazione di posti di lavoro indiretti (2mila).

Thomas Miao, ad di Huawei Italia, punta con i numeri a dare la misura dell’ambizione del colosso cinese in Italia. «È un Paese strategico per noi», dice, battezzando Huawei come «il re, a livello mondiale, sul versante della supply chain».

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L’occasione è l’incontro con la stampa in occasione della sponsorizzazione della mostra “Leonardo mai visto”, al Castello Sforzesco a Milano. Parole, quelle di Miao, indicative dell’interesse del colosso di Shenzhen per il nostro Paese e per l’Europa. Che in fondo, però, potrebbero anche stridere con la situazione negli Usa, da cui rimbalzano voci su licenziamenti nei laboratori di ricerca e sviluppo che Huawei ha negli States. Nel fine settimana hanno fatto notizia indiscrezioni sulla chiusura di tre centri in California, Texas e Washington che danno da lavorare a 850 persone in tutto, in parte americani e in parte cinesi.

«Lì la porta è chiusa» ha replicato Miao rispondendo ai giornalisti. La situazione è diversa in Europa. Di certo in Italia Huawei non si aspetta problemi in un Paese il cui Governo, per dirla con le Parole di Miao, ha «politiche trasparenti e aperte». Detto questo, ci sono «un piano A e un piano B: non importa se avremo le forniture americane, riusciremo comunque a garantire l’equipaggiamento». In ogni caso «aspettiamo buone notizie e speriamo di poter finalmente applicare il piano A perché il piano B è pensato per il peggior scenario e nessuno vuole il peggior scenario» .

Parlando di 5G in Italia Miao si è comunque soffermato sul tema del Golden power, dopo il decreto arrivato in Gazzetta ufficiale giovedì sotto forma di decreto legge. «Voglio chiedere regole trasparenti, efficienti e giuste per il golden power sul 5G». Ora, aggiunge Miao, «si applica solo ai fornitori non europei. Dovrebbe essere applicato a tutti perché la tecnologia è neutrale. Deve essere collegato a tutti gli attori per essere sicuri di avere dal primo giorno una rete sicura e affidabile. È una necessità per il Paese essere pronto prima del lancio». Cosa che non piace a Miao è che i giorni per «porre un veto» da parte del Governo a un fornitore siano passati da 25 a 165 giorni.

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