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Huawei-Usa, il bando su Android potrebbe cadere «molto presto»

Il segretario al commercio Usa, Wilbur Ross, per la prima volta apre in maniera netta alla possibilità di un vicino accordo che permetterebbe alle aziende americane di collaborare con Huawei

di Biagio Simonetta


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Una foto scattata all’Expo di Pechino (AP)

2' di lettura

Si diradano le nubi nel cielo di Huawei. Dopo mesi ad altissima tensione, dagli Stati Uniti arrivano notizie all'insegna dell'ottimismo sul ban commerciale in corso contro l'azienda di Shenzhen.

In un'intervista a Bloomberg, il segretario al commercio USA, Wilbur Ross, ha aperto in modo chiaro alla possibilità che i rapporti commerciali fra Huawei e le aziende americane possano ripartire «molto presto», confermando che Washington ha ricevuto 260 richieste di licenza in queste settimane.

I rapporti USA-Cina
Una notizia che si inserisce all'interno di un quadro più generale, che vede Stati Uniti e Cina pronte a siglare un accordo di “fase 1” nel corso di questo mese. Dopo gli incontri a Washington di un paio di settimane fa, infatti, le possibilità di porre fine alla ormai svilente guerra commerciale fra i due colossi mondiali sono cresciute in modo sostanziale.

Soprattutto Trump ha iniziato a parlare di deal storico. Chiaramente, Huawei è spettatore fortemente interessato. L'azienda tecnologica può contare sulla vicinanza del governo di Pechino, che considera Huawei un fiore all'occhiello dell'economia cinese. E anche per questo motivo, ipotizzare un accordo vero fra USA e Cina senza l'abbattimento del ban contro Huawei è abbastanza improbabile.

Dal ban alle deroghe
La decisione di interrompere i rapporti commerciali fra le società Usa e Huawei è stata fortemente sostenuta da Donald Trump. Il presidente Usa da tempo associa Huawei al governo di Pechino, muovendo accuse di spionaggio. Per il taycoon, Huawei è un'azienda che mette a rischio la sicurezza degli Stati Uniti.

Da qui il ban commerciale sottoscritto a maggio scorso. Da allora, però, sono scattate due deroghe: la prima, trimestrale, è scaduta il 19 agosto. La seconda, ha rimandato il tutto a metà novembre. In questi mesi, però, nonostante le deroghe, Huawei ha sofferto pesantemente le decisioni americane, con effetti pesanti sul mercato occidentale. Ha dovuto rinunciare al lancio di un laptop, e ancora oggi si trova con l'enigma legato al Mate 30, ultimo top di gamma per il quale non è arrivata (al momento) la licenza ufficiale di Android.

E non è un caso che da qualche giorno abbia deciso di lanciare, anche in Italia, il modello Nova 5T, device per il quale la licenza dei servizi Google era stata firmata prima del famigerato stop di Trump.

Le preoccupazioni di Microsoft
Ma il ban commerciale non ha fatto male solo a Huawei. Anche le aziende USA hanno dovuto fare i conti con il danno che può comportare l'interruzione dei rapporti commerciali con un'azienda che fra le leader nelle infrastrutture di Rete, oltre che secondo produttore di smartphone al mondo.

A tal proposito, di recente, il presidente di Microsoft, Brad Smith, ha espresso tutti i suoi dubbi su questo ban in un'intervista alla CNN: «In questo momento – ha detto - non esiste un concorrente cinese nel mondo dei sistemi operativi per PC.

È davvero nell'interesse economico degli Stati Uniti creare non solo un incentivo, ma la necessità di creare un sistema operativo cinese? Perché una volta creato, competerà con noi in tutto il mondo». Una posizione molto interessante, quella di Smith, che chiarisce come questa battaglia commerciale in fondo sia una guerra come le altre. E nelle guerre, di solito, non vince nessuno.

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