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Huawei-Usa, nuova deroga di tre mesi. L’accordo con la Cina è lontano

La stessa cosa era accaduta tre mesi fa, il 19 agosto, quando dalla Casa Bianca avevano rinviato ogni discorso

di Biagio Simonetta


Huawei lancia il primo telefono colpito dal bando di Trump

3' di lettura

Un’altra deroga. La terza, da quando tutto è iniziato. Oggi, l’amministrazione di Donald Trump ha fatto sapere che del ban commerciale nei confronti di Huawei se ne parlerà fra tre mesi, e che per tale motivo ha concesso una deroga fino al 19 febbraio 2020. La stessa cosa era accaduta tre mesi fa, il 19 agosto, quando dalla Casa Bianca avevano rinviato ogni discorso.

Oggi l’ennesimo rinvio che lascia il tutto nel limbo dell’incertezza, e con le parole del segretario al Commercio degli Stati Uniti, Wilbur Ross, che pesano enormemente: «Il Dipartimento – ha detto Ross alla Reuters - continuerà a monitorare rigorosamente le esportazioni di tecnologia sensibile per garantire che le nostre innovazioni non vengano sfruttate da coloro che potrebbero minacciare la nostra sicurezza nazionale».

Nuova incertezza
Cosa succederà dopo questa nuova data è tutto da capire. Ma intanto il colosso di Shenzhen deve continuare a convivere con uno stato di cose che - dallo scorso maggio - ha posto grandi dubbi sul suo futuro nei mercati occidentali.
La decisione di interrompere i rapporti commerciali fra le società Usa e Huawei è fortemente sostenuta da Donald Trump. Il presidente Usa, da tempo associa Huawei al governo di Pechino, muovendo accuse pesantissime. Per il taycoon, Huawei è un’azienda che mette a rischio la sicurezza degli Stati Uniti. Da qui il ban commerciale imposto a maggio scorso. Da allora, però, sono scattate – con quella odierna - tre deroghe. Soluzioni tampone che consentono di mantenere i rapporti in essere, ma che di fatto bloccano nuovi accordi commerciali.

Il caos su Android
La prima grande ripercussione del ban imposto da Trump (e di queste deroghe) riguarda gli smartphone. Huawei è il secondo produttore al mondo, e probabilmente avrebbe insidiato la leadership di Samsung senza questa decisione della Casa Bianca. Da quando Trump ha deciso di mettere l’azienda di Shenzhen nel mirino con lo stop commerciale, i nuovi smartphone marchiati Huawei non hanno più ottenuto la licenza di Android, fatta eccezione per il Nova 5T per il quale la licenza era stata concessa da Google prima di maggio.

Il top di gamma, Mate 30 Pro, presentato ormai da alcune settimane, rimane invece in attesa di capire quale sarà il suo destino, e per ora è stato presentato con una versione open source di Android che non può soddisfare il mercato. E non è un caso se il produttore cinese si stia muovendo velocemente verso un sistema operativo proprietario e stia cercando accordi importanti con gli sviluppatori di App.

È utile ricordare, inoltre, che Huawei - dopo il ban di maggio - è stata costretta a bloccare il lancio di un Matebook (un laptop), a causa di componentistica non sufficiente. I rapporti commerciali fra il colosso cinese e le aziende americane, del resto, sono importanti: dei 70 miliardi di dollari che Huawei ha speso per l’acquisto di componenti nel 2018, circa 11 miliardi sono andati a società statunitensi come Qualcomm, Intel e Micron Technology. È chiaro, allora, che questo bando è un’incognita gigante. Non solo per il produttore cinese, ma per tutto il suo indotto.

L’accordo Usa-Cina è lontano
Questa ennesima deroga arriva in un momento molto delicato per i rapporti Usa-Cina. Dopo gli incontri delle scorse settimane e gli annunci di un accordo di "fase 1", la situazione sembrava vicina a una svolta. E invece nelle ultime ore sono emersi dubbi pesantissimi, con fonti vicine al governo di Pechino che hanno iniettato nuovo pessimismo. L’accordo fra Stati Uniti e Cina sembra più lontano, oggi. E la deroga concessa a Huawei, che di fatto blocca all’ordinario l’azienda di Shenzen per altri 3 mesi, è un indizio che va proprio in questa direzione.

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