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Huawei vende Honor per farla sopravvivere, poche speranze da Biden

Nota ufficiale nella notte: le attività commerciali di Honor passano a un consorzio nazionale cinese

di Biagio Simonetta

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(Afp)

Nota ufficiale nella notte: le attività commerciali di Honor passano a un consorzio nazionale cinese


3' di lettura

Con una nota ufficiale diffusa durante la notte, Huawei ha annunciato di aver ceduto le attività commerciali di Honor a un consorzio nazionale (cinese) al fine di far sopravvivere il marchio.
La notizia era nell’aria da qualche giorno, e mancava solo il crisma dell'ufficialità. Ufficialità che è arrivata e che pone un altro importante tassello nel complicato mosaico che l'azienda di Shenzhen ha composto da maggio 2019 a oggi. E cioè da quando Donald Trump, presidente uscente degli Stati Uniti, ha imposto un pesantissimo ban commerciale che sta creando non poche difficoltà al colosso cinese.

Obiettivo: garantire la sopravvivenza di Honor

Nello statement ufficiale, Huawei ha reso noto che la decisione «è stata presa dalla catena industriale di Honor per garantire la propria sopravvivenza», a seguito di «un’enorme pressione» e «una persistente indisponibilità di elementi tecnici necessari per la nostra attività di telefonia mobile».
I prodotti Honor, per chi non li conoscesse, sono di fatto tecnologia Huawei, e hanno una certa presa sui clienti più giovani e fra chi acquista nelle fasce di prezzo più basse.
Da quando le restrizioni americane sono piovute addosso a Huawei, escludendola (tra le altre cose) dai servizi di Google, Honor è stata ugualmente colpita. Ora, con il cambio di proprietà, dovrebbe avere maggiore flessibilità per sviluppare i suoi prodotti, potendo potenzialmente trattare con aziende come Qualcomm e Google.

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La storia del marchio Honor

Dalla sua creazione nel 2013, il marchio Honor si è concentrato sul mercato dei giovani offrendo telefoni nella fascia di prezzo medio-bassa, cercando di sorprendere in design ma anche in prestazioni. E in questi sette anni, Honor si è consolidato come un marchio di smartphone molto noto, che riesce a vendere oltre 70 milioni di unità all'anno, contribuendo in modo importante alla quota di mercato di Huawei, oggi terzo produttore di telefoni al mondo dopo Samsung e Xiaomi.

Huawei ha fatto sapere che «non deterrà alcuna partecipazione, né sarà coinvolta in alcuna attività di gestione aziendale o decisionale nella nuova società Honor».

I nuovi proprietari sostenuti da Pechino

La nuova società sarà di proprietà della neonata “Shenzhen Zhixin New Information Technology Co.”, un consorzio di partner e imprese sostenute dal governo di Pechino.
Al momento, i termini economici di questa operazione non sono stati resi noti, ma secondo un recente rapporto della Reuters, il valore di Honor potrebbe aggirarsi sui 100 miliardi di yuan (12,8 miliardi di euro).

Poche speranze da Biden?

È interessante notare come questa decisione arrivi mentre in America le cose sono alla vigilia di un grande cambiamento, con Biden che il 19 gennaio si insedierà alla Casa Bianca al posto di Trump. Sembra evidente, allora, che in Huawei non si aspettino grossi cambiamenti dal cambio statunitense.
Nonostante Donald Trump sia l’artefice primario del ban commerciale che sta creando grosse difficoltà al colosso cinese, la strategia dei democratici – su questo fronte – non sembra troppo dissimile.
È giusto ricordare, infatti, che se è vero che le relazioni tra Washington e Pechino sono precipitate nel 2018 (quando l'amministrazione Trump ha imposto dazi per miliardi di dollari sui beni cinesi e Pechino ha reagito con le stesse misure punitive, trascinando entrambe le parti in una guerra commerciale di lunga durata), è altrettanto vero che già durante l'amministrazione Obama le tensioni stavano crescendo.
Da quando la Cina è emersa come attore competitivo nei confronti degli Stati Uniti (sia dal punto di vista economico che tecnologico), alla Casa Bianca hanno iniziato a fiutare il pericolo. E fu Obama a dare il via a quella che è considerata una rifocalizzazione militare nell'area del Pacifico. Un’operazione con un obiettivo chiaro: avere maggior controllo sulla Cina. Con l'arrivo di Trump, lo scontro Usa-Cina è diventato molto più mediatico. L’atteggiamento isolazionista e unilateralista del tycoon, per Huawei, è stato una mannaia. Ora, benché Biden abbia più volte criticato le scelte di Trump, accusandolo di aver danneggiato le imprese americane imponendo dazi alla Cina, il neo presidente americano ha più volte sostenuto che gli Stati Uniti devono essere duri con Pechino, o «continueranno a derubare le aziende statunitensi».
L’impressione, insomma, è che nel breve periodo, per Huawei potrebbe cambiare poco. E la cessione di Honor sembra un'ulteriore prova del fatto.


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