Il progetto

Hub della medicina rigenerativa a Candiolo le eccellenze biotech

È prevista per l'autunno l'apertura del nuovo polo tecnologico: Hbw il gruppo capofila
Sinergie tra mondo accademico e industriale: per il centro investiti con bando dalla Regione 2 milioni

di Marco Panzarella

Lo spazio. Nel Polo troveranno spazio punti vendita di prodotti per la salute, un centro clinico destinato alla medicina rigenerativa e verranno organizzati eventi pubblici

3' di lettura

In autunno a Candiolo, piccolo centro a quindici chilometri da Torino, è prevista l’apertura del Polo tecnologico piemontese, un hub destinato a ospitare imprese tecnologiche specializzate nel biotech e istituti di ricerca. Un progetto ambizioso, che ruota attorno al gruppo capofila Hbw, azienda che opera nel campo delle biotecnologie mediche e, in particolare, della rigenerazione tissutale.

L’idea del Polo tecnologico parte da latitudini lontane, dai banchi dell’Università di Napoli. «Studiavo odontoiatria e insieme al collega Riccardo d’Aquino siamo stati tra i primi a isolare le staminali dalla polpa dentaria - spiega Antonio Graziano, 40 anni, ceo e cofounder del gruppo Rigenera HBW –. Quel tipo di ricerca, però, non ci soddisfaceva dal punto di vista clinico e così iniziammo a concentrare i nostri sforzi su un modo alternativo attraverso il quale raggiungere la rigenerazione dei tessuti, che fornisse risultati immediatamente applicabili. Ci siamo rivolti alla metodica più antica sulla medicina rigenerativa, quella degli innesti, che consiste nel prendere un pezzetto di pelle da una parte del corpo e posizionarlo su una ferita. Una sorta di toppa creata utilizzando i tessuti della stessa persona». Una tecnica antichissima che negli ultimi tremila anni non ha subito grandi variazioni, ma che presenta un grosso limite: per curare una ferita se ne crea inevitabilmente un’altra. «Se ho un’ustione al braccio – dice Graziano - non posso pensare di scarnificare l’altro arto, anche perché per rigenerare dieci centimetri quadrati di pelle ne servono altrettanti. È vero, posso agire su una zona nascosta del corpo, ma la cicatrice rimane comunque».

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Per risolvere il problema, il gruppo HBW ha inventato e brevettato “Rigenera”, un macchinario dall’aspetto semplice capace di riparare i tessuti danneggiati basandosi sul concetto di microinnesto. «Preleviamo dal paziente un frammento di pochi millimetri di tessuto – spiega Graziano - e lo frammentiamo all’interno di una speciale capsula in tantissimi pezzetti, ciascuno di dimensione massima pari a 80 micron, quindi perfetti per passare attraverso un ago. Questi frammenti vengono quindi distribuiti sull’area interessata, con un grado di rigenerazione di duecento volte rispetto al frammento di partenza».

La procedura è poco invasiva e si svolge, in circa trenta minuti, in un’unica sessione chirurgica in ambulatorio. Il piccolo frammento di tessuto viene prelevato mediante l’utilizzo di un punch da biopsia, disaggregato, processato e utilizzato come microinnesto. Le applicazioni sono molteplici: dalle ustioni (in questo caso i frammenti possono anche essere bagnati all’interno di un sostituto della pelle, applicato come se fosse una garza) alle cicatrici, dall’alopecia androgenetica all’ortopedia.

«Si tratta di una tecnologia molto potente e trasversale – aggiunge il ceo – che non necessita di attrezzature avanzate. Siamo stati i primi a farlo e oggi la nostra azienda vende capsule monouso in più di quaranta Paesi in tutto il mondo».

Qualche anno fa l’azienda è stata contattata da una dermatologa italiana, che ha chiesto del materiale gratuito per trattare donne e bambini in Pakistan sfigurati con l’acido. «In molti di quei casi – racconta Graziano – si trattava di ustioni vecchie, cicatrici deturpanti difficili da trattare. Rigenera è riuscita dove l’innesto classico non funziona, mediante delle infiltrazioni che nel giro di qualche mese hanno sciolto le cicatrici, in modo da poterle rimodellare».

Il successo del macchinario ha spinto il gruppo a compiere un deciso passo in avanti. «Negli ultimi due-tre anni siamo cresciuti e oggi l’azienda conta una quindicina di dipendenti. Sentivamo il bisogno di muoverci in nuovi spazi e così, cercando una nuova sede, ci siamo resi conto che il massimo sarebbe stato fare squadra e creare sinergie, in un luogo dove le intelligenze accademiche e industriali possano incontrarsi e confrontarsi».

La nuova struttura nasce grazie a un investimento di circa due milioni di euro, in parte messi a disposizione da Finpiemonte attraverso il bando regionale Attrazione investimenti dell’Assessorato alle attività produttive. Il Polo occuperà un’area di oltre tremila metri quadrati e, a pieno regime, sarà in grado di ospitare una decina di aziende. Al momento hanno aderito ILA, società di legal consulting specializzata in affari internazionali e vicina al settore della ricerca medico-scientifica; Sbarro Health Research Organization, leader nel settore della ricerca oncologica e delle malattie rare; Yoursciencebc, società operante nell’ambito del tecnology scouting per applicazioni spaziale. Con quest’ultima, in particolare, il gruppo HBW sta indagando le tecnologie diagnostiche e terapeutiche più adatte a condizioni di microgravità nel campo della guarigione di ferite.

All’interno del Polo, inoltre, troveranno spazio punti vendita di prodotti per la salute, un centro clinico destinato alla medicina rigenerativa e, periodicamente, verranno organizzati eventi pubblici dedicati a prevenzione e innovazione. L’intera area sarà oggetto di una profonda riqualificazione, con la struttura destinata a essere totalmente green grazie a un mosaico di pannelli fotovoltaici, a cui si aggiunge una flotta veicoli elettrici a disposizione dei dipendenti.

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