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Hughes, ex co-fondatore Facebook, lancia un nuovo fondo anti-monopoli

Un fondo da dieci milioni di dollari per combattere a spada tratta i monopoli. È la nuova iniziativa di Chris Hughes, co-fondatore di Facebook e oggi nemico giurato di Big Tech e censore dei suoi abusi

di Marco Valsania


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Chris Hughes

3' di lettura

New York - Un fondo da dieci milioni di dollari per combattere a spada tratta i monopoli. È la nuova iniziativa di Chris Hughes, co-fondatore di Facebook e oggi nemico giurato di Big Tech e censore dei suoi abusi. Dopo essere uscito allo scoperto nei mesi scorsi a favore di un break-up del colosso che aveva contribuito a creare - una posizione che oggi trova eco anche nella campagna elettorale presidenziale a cominciare da Elizabeth Warren - Hughes ha adesso destato scalpore compiendo il passo successivo.

Ha investito propri capitali per tener fede alla sue parole: il nuovo Anti-Monopoly Fund al quale ha dato i natali finanzierà un mix di ricerca accademica, di iniziative di pressione e di gruppi di base tutti impegnati su tematiche antitrust e contro l’eccessiva concentrazione del potere in colossali aziende.

Il fondo di Hughes, varato attraverso il suo Economic Security Project e che opererà fino al 2021, ha altri partner eccellenti: al suo fianco si sono schierati George Soros, con la sua Open Society Foundations, la Ford Foundation e la Knight Foundation. «Siamo a un momento cruciale dove le spinte culturali e politiche per tirare le redini sul comportamento incontrollato di Big Tech sono allineate. Oltre al necessario scrutinio dell’industria tecnologica, esiste la necessità e l’opportunità di prendere significative iniziative sul potere dei monopoli in ogni settore». Un potere - ha continuato nell’annunciare il debutto del fondo - «che ha portato gli interessi delle corporations ad essere alla guida del nostro sistema politico e economico per troppo tempo».

Parlando al Washington Post, Hughes ha aggiunto: «Gli americani sanno che il potere delle corporations è fuori controllo. E molti gruppi sono interessati a organizzare controffensive».

L’iniziativa di Hughes arriva mentre il suo ex collega, l’attuale chief executive di Facebook Mark Zuckerberg, è parso nuovamente abbandonare toni diplomatici e promesse di riforme interne per lanciare una crociata in difesa del leader dei social network e Internet: parlando alla George Washington University ha affermato che Fb è fondata sulla libertà di espressione e sulla sua espansione, respingendo le critiche di chi chiede maggiori controlli sulla sua attività.

Ha apostrofato questi critici come fautori di “precedenti pericolosi”. Zuckerberg ha citato da Martin Luther King al Primo Emendamento della Costituzione per sostenere la sua tesi, sollevando lo spettro della Cina quale modello censorio da evitare.

La sua società, in realtà, ènella bufera per la diffusione di informazioni false e manipolate, in particolare nelle campagne politiche e elettorali. E per violazioni della privacy nella gestione dei dati personali. Questa diffusione e queste violazioni, secondo i critici, sarebbero volute, frutto di inadeguata supervisione e carenza di responsabilità, parte di un modello di business basato sulla “vendita” degli utenti agli inserzionisti.

Tentativi di diversificare in futuro il business da parte di Fb sono in corso, ma appaiono al momento in difficoltà: il lancio di una criptocurrency battezzata Libra è in crisi sotto la pressione di preoccupate autorità di regolamentazione e della fuga dei grandi partner finanziari inizialmente arruolati.

Il nuovo fondo anti-monopoli di Hughes fa parte di un nuovo clima di scetticismo, tra i politici e l’opinione pubblica, sui social media e il tech. Deve ancora annunciare le prime iniziative a ricevere la sua benedizione, ma ha precisato che investirà in attività di ricerca sia in corso che nuove e in quelle che definisce come azioni legate alle preoccupazioni sull’eccessiva influenza di aziende sul mercato. Se uno dei focus sarà l’hi-tech, dove sono oggi in atto anche inchieste da parte di autorità federali e locali oltre che del Congresso, questo non sarà l’unico obiettivo.

Sotto i riflettori finiranno anche comparti tradizionali. Hughes aveva lasciato Facebook per lavorare alla campagna di Barack Obama nel 2008 e dal 2012 ha venduto tutta la partecipazione nella sua ex società e non possiede più quote in alcun gruppo di social media.

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