IL DOPO EXPO

Human Technopole, via entro l’anno con i primi ricercatori

di Sara Monaci

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3' di lettura

A fine anno lo Human technopole avrà già i suoi primi 83 ricercatori, impiegati nei primi 674 metri quadrati disponibili. Poi i numeri aumenteranno di semestre in semestre, fino ad arrivare a regime, nel 2024, a 1.500 addetti e 35mila metri quadrati realizzati. È quanto indicato dal cronoprogramma presentato dalla società Arexpo, proprietaria dei terreni da 1,2 milioni di metri quadrati dell’Expo.

Il piano urbanistico dello Human Technopole, la cui realizzazione sarà garantita da 150 milioni statali all’anno per 10 anni, è l’unica parte “blindata” all’interno dell’area dell’Expo. Il resto - ovvero le facoltà scientifiche dell’università Statale di Milano e gli insediamenti privati e aziendali - verrà ideato dal futuro sviluppatore dell’area, vincitore della gara per il masterplan totale che verrà aggiudicata il prossimo autunno.

Il Masterplan dello Human technopole

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Sarà questo operatore a definire il progetto nel suo insieme, a dare un equilibrio all’urbanistica e promuovere gli auspicati 2 miliardi di investimenti privati, proponendo inoltre alla società Arexpo un giusto canone per la concessione di 440mila metri quadrati (la parte privata) per la durata di 99 anni.

Intanto adesso il presidente del comitato dello Human Technopole, Stefano Paleari, presenta il suo polo tutto dedicato allo studio medico del genoma e alle scienze della vità, che sarà posizionato lungo quello che durante l’Expo si chiamava Cardo, la strada trasversale più corta, dove si trovavano le strutture del Padiglione Italia. E sarà proprio Palazzo Italia ad ospitare gli uffici del futuro tecnopolo. Lì accanto sorgeranno altri due edifici per il lavoro di ricerca. Altre due strutture di Expo veranno riconvertite.In tutto ci saranno sette grandi laboratori.

Complessivamente la superficie fondiaria che sarà utilizzata dal polo sarà di 22mila metri quadri, di cui 4mila di verde fruibile. Il primo dei nuovi edifici sarà pronto a giugno del 2019, il secondo nel 2021.

La decisione di concentrare tutto il centro attorno a Palazzo Italia, creando un vero e proprio “distretto” nasce dalla volontà di mettere il progetto scientifico al centro di ogni scelta operativa dell’area, evitando ogni forma di frammentazione delle attività.

Il Masterplan dello Human Technopole rappresenta un ulteriore passo importante verso la realizzazione del Parco della Scienza, del Sapere e dell’Innovazione - dice il presidente di Arexpo Giuseppe Bonomi -. Insieme al Campus delle facoltà scientifiche della Statale, rappresenta un elemento fondamentale del programma perchè farà anche da catalizzatore di altri insediamenti incentrati sul settore biomedico, della salute e della qualità della vita. Arexpo intende creare un vero e proprio hub della ricerca e della conoscenza».

Intanto il Comune di Milano, la società della futura Città della Salute di Sesto San Giovanni e gli operatori economici milanesi ragionano su come mettere a sistema il progetto di Arexpo con quanto sta nascendo anche altrove. È lo stesso sindaco Giuseppe Sala a dirlo: «bisogna ragionare come città metropolitana, con i suoi 4 milioni di abitanti, così come avviene in altre parti del mondo evolute. Dobbiamo pensare a come integrare progetti come Arexpo, scali ferroviari e Città della salute e quindi a come migliorare i mezzi di trasporto pubblico e ridurre le differenze di standard tra centro e periferie».

In primis, per una questione di contiguità territoriale e di contenuti, la Città della salute di Sesto San Giovanni, vasta 1,4 milioni di metri quadrati, dove verranno investiti 500 milioni di denaro pubblico per il trasferimento di due grandi centri ospedalieri, il Besta e l’Istituto dei tumori. Secondo il dg Carlo Masseroli, «con lo Human Technopole da una parte e la Città della salute dall’altra, Milano si prepara a diventare leader nella ricerca clinica. Peraltro le due zone sono collegate con metro, treni e autostrade e anche dal punto di vista geografico le due realtà dovranno entrare in connessione».

Per Carlo Sangalli, presidente della Camera di commercio di Milano, «è una rivoluzione possibile: a Milano c’è la prima rete di fibra ottica d’Italia e la gran parte dei quartier generali delle società informatiche italiane è concentrata qui. E abbiamo il progetto E015 – nato con Expo – che ha creato un ambiente digitale rendendo più semplice lo scambio di dati». Secondo Gianfelice Rocca c’è una vera emergenza: «lo stallo nei trasporti pesanti: servono più tratte e destinazioni per gli aeroporti milanesi, sia europei sia intercontinentali».

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