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I 10 film più attesi della Mostra di Venezia 2020

Da «Nomadland» a «Miss Marx», dal nuovo lungometraggio di Gianfranco Rosi a quello di Lav Diaz: una panoramica sui titoli da vedere al Lido dal 2 al 12 settembre

di Andrea Chimento

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Da «Nomadland» a «Miss Marx», dal nuovo lungometraggio di Gianfranco Rosi a quello di Lav Diaz: una panoramica sui titoli da vedere al Lido dal 2 al 12 settembre


3' di lettura

In programma dal 2 al 12 settembre, la Mostra di Venezia 2020 presenta un cartellone ricco di numerosi film interessanti, proposti nelle varie sezioni.
Ecco un elenco dei dieci titoli da non perdere per chi potrà essere al Lido nei giorni della kermesse lagunare.

Nomadland

Dopo il sorprendente «The Rider», la regista Chloé Zhao (nata in Cina ma cresciuta professionalmente negli Stati Uniti) è pronta a stupire ancora con il suo terzo lungometraggio. Protagonista è Frances McDormand nei panni di una donna che, dopo il collasso economico di una cittadina rurale nel Nevada, fa i bagagli e parte con il suo van per provare la vita on-the-road, fuori dalla società convenzionale, da moderna nomade.

Notturno

Per molti il film più atteso della Mostra non può che essere il nuovo lavoro di Gianfranco Rosi, reduce dalla vittoria del Leone d'oro per «Sacro GRA» nel 2012, e dell'Orso d'oro per «Fuocoammare» nel 2016. Girato nel corso di tre anni in Medio Oriente sui confini fra Iraq, Kurdistan, Siria e Libano, il film racconta la quotidianità che sta dietro la tragedia senza fine di guerre civili, dittature feroci, sino all'apocalisse omicida dell'ISIS. Grande curiosità anche per la stampa internazionale.

City Hall

Frederick Wiseman, uno dei più grandi documentaristi della storia del cinema, torna ancora una volta a Venezia per presentare un suo lavoro. Ha compiuto novant'anni lo scorso 1° gennaio il regista americano, che ha scelto di girare all'interno della Boston City Hall un film che si preannuncia come un nuovo tassello del suo notevolissimo mosaico. La location di partenza sarà solo una base per parlare di politica, razzismo e dinamiche inerenti all'America contemporanea.

Cari compagni!

Altro grande autore in cartellone al Lido è il cineasta russo Andrey Konchalovsky, regista di titoli importanti come «Storia di Asja Kliacina che amò senza sposarsi» o il più recente «Paradise». Al centro della pellicola c'è un fatto storico accaduto nel 1962: un massacro subito da un gruppo di operai rimasto insabbiato fino agli anni Novanta. Sicuramente sarà una delle pellicole più impegnate della kermesse.

Miss Marx

Dopo aver stupito con il suo film sulla cantante Nico, intitolato «Nico, 1988», la regista italiana Susanna Nicchiarelli firma un altro progetto a cui non mancano coraggio e ambizione. Un nuovo biopic, che vede questa volta al centro Eleanor Marx, figlia più piccola del celebre filosofo e importante militante socialista, particolarmente attiva nell'affermare i diritti delle donne. La protagonista avrà il volto di Romola Garai.

Lacci

Daniele Luchetti firma il film d'apertura della Mostra: l'attesa non può quindi che essere alta per questa pellicola che vede protagonisti Luigi Lo Cascio e Alba Rohrwacher. Ispirato dal romanzo omonimo di Domenico Starnone, è un film che viene definito come un “giallo sui sentimenti”, con al centro un matrimonio che prosegue nonostante gravi difficoltà e tradimenti.

Wife of a Spy

Noto per film ad alta tensione come «Cure» e «Pulse», il regista giapponese Kiyoshi Kurosawa ha firmato nel corso degli anni anche diversi drammi, alternando buoni risultati (tra cui «Tokyo Sonata») a esiti spesso deludenti. Ci sono buone aspettative per il suo nuovo film, un dramma storico con al centro un commerciante nipponico che lascia la moglie per recarsi In Manciuria. Qui assisterà a qualcosa che potrebbe cambiare completamente la sua vita.

Salvatore: Shoemaker of Dreams

Tra i più importanti registi italiani in attività, Luca Guadagnino arriva quest'anno a Venezia con un documentario, molto atteso, dedicato a Salvatore Ferragamo. L'autore di «Chiamami col tuo nome» e «Suspiria», che in passato si era dedicato anche al cinema documentario, dirige così quello che si preannuncia come un appassionato ritratto del noto stilista, avvalendosi di numerose testimonianze di rilievo.

Genus Pan

Il regista filippino Lav Diaz si è sempre contraddistinto per la lunghezza estrema delle sue opere e per l'incredibile capacità tecnica. Vincitore del Leone d'oro nel 2016 con «The Woman Who Left», quest'anno torna al Lido con la sua nuova fatica e l'interesse è davvero molto alto. Presentato nella categoria Orizzonti, «Genus Pan» dura “solo” 157 minuti e si preannuncia come un'opera fortemente politica con al centro un gruppo di emarginati.

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