prove di dialogo

Le 10 «bandiere» del M5s: su quali punti è possibile un’intesa con il Pd

I punti di contatto sono numerosi, in primis sull’economia. A partire dalla necessità di tagliare il cuneo fiscale, sterilizzare l’aumento dell’Iva, dare una spinta agli investimenti green e a quelli per il sud, lotta all’evasione.

di Andrea Gagliardi


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4' di lettura

Il dialogo sul programma del possibile governo M5s-Pd è ormai partito. Non a caso la reazione del segretario dem Nicola Zingaretti al decalogo elencato da Luigi Di Maio è stata positiva («dalle parole e dai punti programmatici esposti da Di Maio emerge un quadro su cui si può sicuramente iniziare a lavorare»). Entrando nel merito i punti di contatto sono numerosi, in primis sull’economia. A partire dalla necessità di tagliare il cuneo fiscale, sterilizzare l’aumento dell’Iva , dare una spinta agli investimenti green e quelli per il sud, lotta all’evasione.

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Di Maio mette al primo punto la questione del taglio dei parlamentari, collocata «tra gli obiettivi della legislatura» e «tra le priorità» del calendario d’aula. Per il Pd (che in Parlamento ha sempre votato contro la riforma) se ne può parlare ad una condizione: che la riforma sia accompagnata dalla revisione della legge elettorale in senso proporzionale. Lo stesso Andrea Orlando, vice segretario del Pd, ha escluso che la trattativa si possa incagliare sul tema del taglio dei parlamentari, quanto piuttosto sul disegno politico più generale dell’alleanza.

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Buona la convergenza sul secondo punto, quello della «manovra equa» che per i 5 Stelle si basa sullo stop all’aumento dell’Iva, rilancio del salario minimo, taglio del cuneo fiscale, misure a favore della famiglia, della disabilità e dell’emergenza abitativa. Tutte misure compatibili con la visione economica del Pd. Tra i punti elencati da Zingaretti alla Direzione Pd per trattare con M5s si cita non a caso «una svolta delle ricette economiche in chiave redistributiva»

Il Movimento chiede poi un cambio di paradigma sull’ambiente con un’Italia al 100% rinnovabile. Anche qui i punti di contatto sono evidenti. Basti pensare che il Pd di Zingaretti punta su uno «sviluppo basato sulla sostenibilità ambientale». E che il segretario dem ha parlato di “New Deal verde” puntando tra l’altro sull’incentivazione della produzione di fonti rinnovabili e sulla transizione verso la mobilità elettrica. Sul no alle trivelle e ai termovalorizzatori da parte del M5s non c’è identità di vedute ma è un punto comunque negoziabile.

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Quanto alla legge sul conflitto di interessi chiesta dal M5s, si tratta di un argomento sul quale esiste una disponibilità a trattare del Pd, visto che in Parlamento sono depositate due proposte di legge dem (una a prima firma Emanuele Fiano, l’altra targata Francesco Boccia). Così anche la nuova governance della Rai invocata dal M5s e basata sul modello della Bbc inglese (sganciato dalla politica) può far comodo anche ai dem.

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Da approfondire il tema giustizia. Il M5s punta a dimezzarne i tempi e a riformare il metodo di elezione del Csm. Si tratta di temi contenuti nella riforma messa a punto dal ministro Bonafede che interviene sulla tempistica per le indagini preliminari e prevede lo stop alla prescrizione dopo la sentenza di primo grado. E fissa il limite di anni per un processo, abbassato dai 9 della proposta originaria a 6 anni . Esistono sulla carta margini per un compromesso con i dem.

Buona la convergenza anche sulla autonomia regionale differenziata nel segno della coesione nazionale con l’istituzione contemporanea di livelli essenziali di prestazione per tutte le altre regioni «per garantire a tutti gli stessi livelli di qualità dei servizi». Una visione vicina al “modello-Bonaccini” adottato in Emilia-Romagna.

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Sul capitolo legalità c’è accordo tra M5s e Pd sulla lotta all’evasione fiscale e sulla maggiore tracciabilità dei flussi finanziari. Anche il fatto che sia citato solo il «contrasto a chi organizza l’immigrazione clandestina» senza difendere a spada tratta i due decreti sicurezza targati Salvini è stato interpretato dai democratici come un segnale di reale volontà di dialogo, dal momento che il Pd pretende una «svolta profonda» sulle politiche migratorie con la cancellazione dei decreti sicurezza.

Sul Sud le due ricette sono simili. Entrambi i partiti sono per un rilancio degli investimenti anche se uno scoglio potrebbe essere rappresentato dal ruolo della Banca pubblica per gli investimenti, molto cara ai Cinque stelle.

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La riforma del sistema bancario con la separazione delle banche di investimento dalle banche commerciali è invece un tema al quale il Pd non guarda con particolare favore.

Complesso il capitolo dei beni comuni. Se una convergenza pare possibile sulla tutela della scuola, dell’acqua e della sanità pubblica (temi peraltro più cari alla sinistra radicale), presenta problemi il capitolo infrastrutture. Non vengono citate le grandi opere come la Tav (tema di sicuro scontro) ma viene richiesta la revisione delle concessioni autostradali: un punto che segna una forte distanza dal Pd.

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