EUROPA

I 100 giorni che hanno cambiato il corso della Ue

di Thierry Breton

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3' di lettura

La crisi del coronavirus è purtroppo ben lungi dall’essere superata. Ma abbiamo l’obbligo e la responsabilità di trarre i primi insegnamenti. Capire cosa ha funzionato e cosa invece bisogna correggere, riguardo l’approccio, le strutture, le modalità di decisione e, di conseguenza, la gestione stessa delle crisi. È quanto mai necessario mettere l’Europa in condizione di far fronte agli shock violenti. L’abbiamo visto con i subprime, con la Brexit e col terrorismo - ai quali, come tutti, l’Europa non era preparata.

Come disse Jean Monnet: «Gli uomini accettano il cambiamento solo in caso di necessità e vedono la necessità solo nella crisi». E infatti l’Europa sta dimostrando oggi la sua capacità di reazione, il suo spirito di iniziativa e la sua capacità di adattarsi di fronte alle circostanze totalmente inedite della crisi del coronavirus. Dobbiamo continuare su questa strada: tanti e tali sono i venti contrari che spazzano l’Europa e il mondo intero. Altre crisi ci attendono: sanitarie, finanziarie, sociali, cyber, climatiche, migratorie e demografiche: che siano sequenziali o arrivino in parallelo, sono tutte sintomo del capovolgimento dell’ordine mondiale che esisteva dal dopoguerra.

Cosa abbiamo già imparato dalla crisi Covid? In primo luogo, che non esiste una soluzione nazionale a uno shock di queste dimensioni, e che la risposta adeguata non può che essere su scala continentale. In secondo luogo, che l’Europa è tanto più forte quanto riesce a mostrare una solidarietà piena e totale. Ed infatti, la solidarietà è una delle principali caratteristiche emerse dalla crisi Covid. Deve ora far parte del Dna europeo. Saper reagire, reagire rapidamente e in modo congiunto in un contesto preoccupante e pericoloso, è un’altra lezione della crisi. L’Europa l’ha dimostrato immediatamente attraverso la sospensione, nel giro di pochi giorni, del Patto di stabilità. Lo stesso per quanto riguarda l’accordo raggiunto dai 27, nel giro di poche settimane, su un piano di rilancio forte e ambizioso di 750 miliardi di euro proposto dalla Commissione von der Leyen. L’Europa, che per la prima volta si indebita a vantaggio dell’Europa intera e che sospende le proprie norme di governance finanziaria. Chi l’avrebbe mai detto? Queste azioni sono la prova che che l’Europa sa trovare in se stessa la volontà e le risorse per affrontare e superare circostanze eccezionali.

Ciò che è stato fatto per proteggere i cittadini europei, preservare il mercato interno e rilanciare l’economia, è stato fatto nel pieno rispetto dei nostri valori europei. L’Europa avrà gestito la crisi sulle basi solide dei suoi principi democratici, respingendo tentazioni autoritarie. Quando si è deciso di tracciare la propagazione del coronavirus, il limite invalicabile è stato immediatamente tracciato: sì all’approccio sanitario, no alle attività di sorveglianza e controllo delle persone. Questo è solo uno degli esempi che mostrano una determinazione comune, in tempi di crisi e nella preparazione del futuro dell’Europa, a non scendere a compromessi sui nostri valori democratici e sullo Stato di diritto.

Non cederemo neppure sulle regole di funzionamento e di reciprocità in materia di scambi commerciali, investimenti, aiuti esterni, che a volte vanno a beneficio delle imprese non europee che cercano di penetrare il nostro mercato interno. L’Europa ingenua non esiste più. Sostituita da un’Europa consapevole che tutela i propri cittadini e i propri interessi strategici. La crisi ci ha ricordato, qualora fosse necessario, quanto sono fondamentali i concetti di autonomia, indipendenza o sovranità nel mondo di oggi e del futuro. L’abbiamo visto con la cosiddetta diplomazia delle mascherine o nelle pressioni e i ricatti di guerre commerciali. Il nostro continente non dovrà diventare terreno di conquista negli scontri geopolitici, geoeconomici e tecnologici tra grandi blocchi extraeuropei. E di certo non dovrà esporsi al rischio di vedersi indebolito o addirittura declassato.

Le incertezze mostrate all’inizio della crisi Covid hanno evidenziato la necessità di adeguare la cooperazione europea e i meccanismi decisionali in tempi di crisi. Ovviamente è impossibile anticipare tutti gli shock, ma abbiamo il dovere di prepararci al nuovo decennio che già si presenta quantomeno movimentato. In quest’ottica, sono convinto che l’Europa trarrebbe grande vantaggio, ad esempio, dall’essere in grado di analizzare, coordinare e prendere decisioni in tempi più rapidi. Un nuovo meccanismo decisionale di questo tipo potrebbe costituire la base operativa di uno “Stato d’emergenza europeo”. In altre parole, l’attivazione di questo meccanismo in caso di crisi farebbe scattare una serie di obblighi di cooperazione. La necessità di prendere decisioni congiunte eviterebbe decisioni individuali isolate e in contrasto con l’interesse comune. Lo Stato di emergenza europeo potrebbe anche autorizzare temporaneamente a prendere decisioni a maggioranza qualificata.

Il Parlamento europeo dovrebbe ovviamente essere pienamente coinvolto in caso di ricorso al meccanismo dello “Stato di emergenza europeo” per garantirne una maggiore legittimazione democratica. Una cosa è sicura, i 100 giorni che hanno cambiato l’Europa ci dicono che lo status quo non è più un’opzione.

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