L’anniversario

I 120 anni di Laterza, l’eredità di Croce e la voglia costante di innovazione

di Dino Pesole

Da sinistra il filosofo Benedetto Croce con Giovanni Laterza

3' di lettura

Che cos’è una casa editrice? Un’istituzione, una sorta di “museo della cultura”, oppure un’ “impresa culturale”? Jason Epstein, l’editore americano di Random House propone questa chiave di lettura: i profitti «sono essenziali al lavoro dell’editore, ma non sono il suo scopo più di quanto respirare sia lo scopo della vita». «Penso - osserva Giuseppe Laterza, presidente dell’omonima casa editrice, con Alessandro Laterza che ricopre il ruolo di amministratore delegato – che la nostra sia soprattutto un’impresa culturale innovativa». Un’impresa che nasce 120 anni fa, attraverso il manifesto ai lettori inviato da Giovanni Laterza a Bari il 10 maggio 1901. Per celebrare la ricorrenza, il prossimo 20 maggio sarà in libreria il catalogo storico aggiornato al 2020. Un secolo e oltre di libri, e non solo. Proprio in quell’anno, il 1901, Giovanni Giolitti (il «leader controverso» nella definizione di Massimo L. Salvadori) assume l’incarico di ministro degli Interni nel governo Zanardelli. Due anni dopo è presidente del Consiglio. Il decennio giolittiano segnerà profondamente la politica, la cultura e la società italiana, in un contesto sostanzialmente dominato dall’egemonia crociana.

Giovanni Laterza non aveva in realtà un’idea chiara del percorso da intraprendere. Stampatore dall’inizio del 1901 della rivista «Puglia tecnica» e, già prima, di diversi lavori realizzati soprattutto dai docenti della Regia Scuola Superiore di Commercio, aveva in mente un modello «di servizio» per gli autori locali, con particolare attenzione ai temi della cultura tecnica, economica, commerciale, giuridica. E la stessa lettera-circolare del 10 maggio insiste sulla volontà di pubblicare «opere letterarie e scientifiche». L’incontro con Croce è decisivo per i destini della Casa Editrice perché – si legge nell’introduzione al Catalogo - salda le sorti di una timida iniziativa editoriale di provincia «all’ambizioso programma crociano di costruire e diffondere una cultura di forte impianto idealistico e storicistico». Chi non poteva definirsi crociano in quegli anni? È il caso di Antonio Gramsci che riferendosi agli anni del suo “garzonato” universitario a Torino, si definì «piuttosto tendenzialmente crociano», condividendone a pieno la fiducia nella civiltà che si sviluppa, nella libertà – osservava Paolo Alatri nella sua “Noterella su Gramsci e Croce” – che «si approfondisce, nel genere umano che trova in se stesso le forze del proprio processo di liberazione». Ed è proprio Croce che decide di affidare alla Laterza, nel 1906, la rivista «La Critica» e, subito dopo, le sue opere, a partire da “Ciò che è vivo e ciò che è morto della filosofia di Hegel”. Un’egemonia decisiva e ingombrante, quella crociana, un sodalizio che di fatto si protrae fino al 1943, anno in cui scompare Giovanni, e al 1952 quando muore il grande filosofo abruzzese. Da allora la casa editrice volta pagina, e il compito di riprogettare l’asse culturale e le scelte di politica editoriale viene affidato a Vito Laterza. Il mondo è cambiato e Vito entra a pieno nello spirito dei tempi. Si affida – osservano Alessandro e Giuseppe Laterza - alla costruzione di una rete di «amici di Casa Laterza» dalla quale trarre proposte e suggerimenti da incastonare nei contenitori editoriali da lui progettati. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso, Vito Laterza amplia i contenuti culturali a filoni di pensiero non più di matrice crociana, e compie una sorta di rivoluzione copernicana: dalla filosofia e dalla storia, l’interesse si sposta alla sociologia, alla linguistica, all’antropologia e si apre l’offerta al mercato scolastico. Quella che si potrebbe definire la “terza innovazione” della casa editrice si colloca tra la fine del Novecento e gli inizi del nuovo secolo, attraverso un approccio prevalentemente “europeo”. Si pubblicano libri scritti direttamente da autori europei, e in coedizione con case editrici del Vecchio continente. È il caso della “Storia delle donne in Occidente”, e della collana “Fare l’Europa” diretta da Jacques Le Goff. Da questo filone trae origine l’idea dei Festival. Nel 2006 parte il Festival dell’Economia di Trento, e a seguire le lezioni di storia. «Nel settembre del 2005 – osserva Giuseppe Laterza – andai al festival della Filosofia di Modena e vidi mille persone che seguivano i dibattiti dei vari filosofi. Tornai a Roma, ne parlai con Innocenzo Cipolletta. Nacque l’idea di un festival dedicato all’economia. Andammo a pranzo con Lorenzo Dellai, che era presidente della Provincia di Trento. L’anno successivo partimmo con la prima edizione, e fu un grande successo, anche grazie al contributo di Tito Boeri e di Banca Intesa».

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