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I 19 libri bianchi delle infrastrutture: al Paese servono 247 opere per 200 miliardi

L’indagine Uniontrasporti-Unioncamere ha fotografato la mappa degli interventi urgenti indicati dal territorio: nel 2023 un Libro bianco nazionale

di Flavia Landolfi

(foto Agf editorial)

3' di lettura

Diciannove libri bianchi regionali, 15 mesi di lavoro e una fotografia minuziosa del fabbisogno infrastrutturale porta a porta, territorio per territorio. Risultato, il Paese ha un disperato bisogno di 247 opere che costano 200 miliardi di euro: il 52% (104,5 miliardi) è affidato al Pnrr e ai Commissari straordinari di governo, come nel modello Genova.

I dati sono stati raccolti da Uniontrasporti che, con il concorso delle Camere di commercio e di Unioncamere, ha elaborato le indicazioni di 6mila tra associazioni e imprese e le ha portate a Roma in una due-giorni di sessioni tematiche mettendo intorno a un tavolo i rappresentanti di tutta la filiera: a tirare le fila il 19 gennaio sarà la politica, con sottosegretario Rixi. Toccherà poi a un Libro bianco nazionale delle infrastrutture completare l’opera: lo ha annunciato il presidente di Unioncamere Andrea Prete che ha aggiunto come il sistema delle Camere di commercio voglia “rafforzare il suo ruolo di protagonista del confronto, fornendo un contributo per una nuova strategia nazionale per lo sviluppo di infrastrutture moderne, sotenibili e sicure e di una logistica efficiente e competitiva”. Ma non c’è solo il libro bianco all’orizzonte: è infatti in programma una scrematura delle priorità. “Abbiamo già messo in cantiere una nuova indagine - dice Antonello Fontanili, direttore di Uniontrasporti -. L’obiettivo è di chiedere ai territori di fare un’ulteriore cernita delle opere improcastinabili attraverso un ranking di fabbisogno: da questa selezione tireremo fuori i 4 interventi superprioritari”.

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La mappa delle priorità

Dei 247 interventi prioritari, il 39% riguarda le regioni del Mezzogiorno, il 21% quelle del Nord Est, il 21% quelle del Centro e il 19% quelle del Nord Ovest. Il sistema viario è il più coinvolto: il 44% delle priorità interessa questa via di transito, il 33% riguarda invece il sistema ferroviario, il 6% quello portuale, il 6% quello interportuale e il 5% quello aeroportuale. Il restante 6% è relativo al sistema idroviario, ciclabile e alla governance. Gli interventi relativi al sistema viario e ferroviario assorbono oltre il 90% del valore economico complessivo, mentre i nodi (porti, interporti e aeroporti) si fermano a 11,5 miliardi di euro (5%). Il valore degli interventi prioritari per rilanciare il Mezzogiorno supera i 90 miliardi di euro, di cui 57 dedicati al sistema ferroviario.

Le opere più costose

I primi 10 interventi più onerosi assorbono il 40% del valore totale di oltre 200 miliardi di euro. Le opere più costoste sono l'Alta velocità Salerno-Reggio Calabria, il completamento e la messa in sicurezza della A2 Autostrada del Mediterraneo in Calabria, l'ammodernamento della Statale Jonica, tutti interventi particolarmente richiesti dalle imprese calabresi; la linea ferroviaria Adriatica, indicata dalle imprese marchigiane; il potenziamento infrastrutturale e il raddoppio della linea Pescara-Roma, segnalata dagli imprenditori abruzzesi; la realizzazione dell'Alta Velocità/Alta capacità Napoli-Bari, indicata dalle imprese campane; il nuovo collegamento AV/AC Palermo Catania e il completamento del raddoppio della linea ferroviaria Palermo-Messina, particolarmente cari alle attività siciliane; la Gronda di Genova e la realizzazione della bretella Carcare-Predosa, alle quali sono molto interessate le imprese liguri.

Le reti di trasporto

Le performance migliori sono quelle del Nord Ovest e Nord Est e dell'area costiera che va da Roma a Salerno. Nelle prime 10 posizioni della classifica figurano i territori che presentano un'elevata consistenza di rete stradale e soprattutto di categoria autostradale. Ai primi posti, quindi, Milano, Roma, Napoli, Verona e Bologna.
Anche per il sistema ferroviario le prime 10 posizioni della classifica premiano soprattutto le aree settentrionali, Nord Ovest e Nord Est, e i territori che presentano un'elevata consistenza di rete ferroviaria elettrificata. I territori meno performanti sono quelle caratterizzate dalla totale assenza (o quasi) di servizi ferroviari adeguati a cui, in alcuni casi, si associa anche un livello modesto di infrastrutturazione. La Sardegna ne è un esempio ma a sorpresa spuntanto anche Aosta, Biella, Belluno, Crotone, Ragusa e Trapani. Per quanto riguarda i porti, solamente 12 territori su 105 presentano un livello di infrastrutturazione elevato: Livorno, Genova, Trieste, Napoli, La Spezia, Messina, Massa Carrara, Savona, Salerno, Pisa, Lucca e Gorizia, con una prevalenza , quindi, di province del Centro-Nord, in particolare di Liguria e Toscana, ma anche del Nord Est, con l'eccellenza del territorio triestino. Nel Mezzogiorno, emergono i territori di Napoli (quarta posizione), Salerno (nona posizione) e Messina (sesta).


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