I Davos Days 2021

I 5 fattori di cambiamento nell’Europa della ripresa post-pandemia

Gli stravolgimenti che stiamo vivendo ci offrono l'opportunità di riavviare le priorità per la ripresa e di rafforzare le tendenze positive che possono contribuire a rendere le società e le economie europee più inclusive, sostenibili e resistenti agli sconvolgimenti futuri

di Mirek Dusek *

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(EPA)

Gli stravolgimenti che stiamo vivendo ci offrono l'opportunità di riavviare le priorità per la ripresa e di rafforzare le tendenze positive che possono contribuire a rendere le società e le economie europee più inclusive, sostenibili e resistenti agli sconvolgimenti futuri


5' di lettura

La pandemia di COVID-19 ha messo in luce i punti di forza e la resilienza delle società e delle economie europee nel rispondere a una crisi che ha gravato sulla salute pubblica e continua ad avere ripercussioni sulla stabilità globale, tanto che non riusciamo ancora a vederne appieno le conseguenze sulla situazione economica mondiale. McKinsey stima che nell'UE potrebbero essere a rischio fino a 59 milioni di posti di lavoro.

La pandemia ha evidenziato anche i divari e i compiti più importanti per il futuro: secondo il Global Risks Report 2021 (Rapporto sui rischi globali 2021) del Forum economico mondiale non siamo neanche al giro di boa, con le malattie infettive e i rischi per la sussistenza a occupare i primi due posti nella classifica delle preoccupazioni a breve termine della popolazione mondiale.

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Nonostante queste sfide, gli stravolgimenti che stiamo vivendo ci offrono l'opportunità di riavviare le priorità per la ripresa e di rafforzare le tendenze positive che possono contribuire a rendere le società e le economie europee più inclusive, sostenibili e resistenti agli sconvolgimenti futuri.

Per uscire dalla crisi e giungere a una crescita più equa e orientata sul lungo termine, il Vecchio continente può contare su cinque fattori del cambiamento.

La digitalizzazione accelerata

In tutti gli ambiti della società e dell'economia, la pandemia di COVID-19 ha contribuito massicciamente ad accelerare la digitalizzazione, che di fatto aumenta la produttività e costituisce una componente chiave della crescita e del successo di domani. Oltre il 90% delle aziende ha aumentato la quota di lavoratori da remoto e il 60% usufruisce più spesso di servizi e/o acquisti online.

Molti dirigenti hanno dichiarato di essersi mossi con una velocità superiore di 20-25 volte a quella ritenuta possibile prima della crisi su aspetti come la creazione di ridondanze per la catena di approvvigionamento, il potenziamento della sicurezza dei dati e il maggiore impiego di tecnologie avanzate per le operazioni.

Non conosceremo l'impatto di questo “slancio digitale” sul miglioramento della produttività a lungo termine finché non saranno disponibili i dati dei trimestri a venire, ma è chiaro che molte aziende e molti lavoratori non faranno più ritorno alle modalità operative precedenti alla pandemia.

La resilienza delle catene di approvvigionamento globali

Purtroppo la pandemia ha reso evidente la vulnerabilità delle catene di approvvigionamento mondiali. Il 73% dei responsabili delle supply chain, infatti, ha riscontrato problemi con i fornitori e il 75% ha dovuto affrontare difficoltà di produzione e distribuzione.

I settori con catene di approvvigionamento su scala davvero mondiale, come l'aerospaziale e l'abbigliamento, stanno valutando di favorire la ripresa adottando una configurazione più resiliente per le proprie attività. Le aziende tecnologicamente avanzate del Global Lighthouse Network del Forum economico mondiale dimostrano che integrare il digitale nelle operazioni permette non solo di migliorare la produttività, ma soprattutto di generare una crescita redditizia e sostenibile.

A supporto dei propri obiettivi queste aziende hanno implementato tecnologie scalabili, oggi indispensabili per diventare un'azienda digitale leader nel proprio settore. Ripensare le operazioni in questi termini porta un ritorno sull'investimento sotto forma di resilienza e capacità di conciliare la domanda e l'offerta in un sistema soggetto a continui stravolgimenti.

Il ruolo del settore privato per un'economia a impatto zero

Dal Rapporto sui rischi emerge che i rischi principali in termini di probabilità e impatto sono, tra gli altri, di natura ambientale, ad esempio eventi meteorologici estremi, danni causati dall'uomo e misure di tutela ambientale inadeguate o assenti. Questo dimostra che è il momento di agire. In Europa, la crisi ha spinto i governi ad accettare la transizione verde come parte della strategia di ripresa e crescita. Il pacchetto di misure dell'UE per la ripresa incoraggia gli Stati membri a dedicare a questa transizione almeno il 37% delle risorse a disposizione, contribuendo così in maniera significativa agli investimenti necessari per la decarbonizzazione dell'economia.

Un'analisi di McKinsey & Company indica che i risparmi sui costi potrebbero bilanciare gli investimenti richiesti, e che un'economia a zero emissioni nette potrebbe generare un guadagno netto di 5 milioni di posti di lavoro in Europa. La trasformazione verso un'economia sostenibile appare perciò possibile, ma richiede ancora un impegno di grande portata e l'intervento di tutte le parti interessate.

Man mano che le principali economie, regioni e imprese di ogni settore adottano gli obiettivi della transizione verde e fissano nuove priorità strategiche, il settore privato diventa un agente centrale del cambiamento. Col passare del tempo, un simile impegno non ridurrà soltanto le emissioni della produzione industriale, ma influenzerà anche il comportamento dei consumatori dando loro nuove possibilità di scelta.

Le nuove competenze per le professioni del futuro

La pandemia ha messo in luce, ma anche aumentato, le disuguaglianze sociali in campi come la salute e l'istruzione: milioni di persone tra le più vulnerabili rischiano di essere lasciate a loro stesse. In risposta alle ripercussioni economiche della pandemia, i governi europei ed eurasiatici hanno annunciato misure fiscali senza precedenti per reagire alla crisi della COVID-19; parliamo di oltre 1.350 miliardi di euro, una cifra che fa impallidire le risorse stanziate per la crisi finanziaria.

Questi interventi hanno ridotto notevolmente l'impatto finanziario della pandemia sulle persone, combattendo in modo proattivo la tendenza all'aumento delle diseguaglianze in Europa. Sono investimenti da preservare poiché le finanze pubbliche saranno soggette a pressioni anche maggiori.

Inoltre, occorre rivolgere uno sforzo congiunto alla riqualificazione e al perfezionamento professionale di generazioni di lavoratori e dipendenti, così che possano beneficiare adeguatamente del potenziale di crescita in settori come la sostenibilità e il digitale. Secondo il Future of Jobs Report 2020 (Rapporto sul futuro del lavoro 2020) del Forum, anche se un'accelerazione dell'automazione potrebbe minacciare 85 milioni di posti di lavoro entro il 2025, ben 97 milioni di “professioni del futuro” potrebbero emergere da una nuova divisione del lavoro tra esseri umani, macchine e algoritmi.

Le partnership globali e la cooperazione

Il COVID-19 ha creato un momento storico che potrebbe aumentare le fratture esistenti oppure rafforzare la cooperazione multilaterale. La gestione dell'emergenza negli ultimi 11 mesi ha messo in evidenza le difficoltà legate ad approcci locali e nazionali privi di coordinamento.

L'Europa si è fatta portavoce della collaborazione multilaterale nella risposta alla pandemia e allo stesso modo ha dimostrato che la cooperazione globale è un altro fattore importante per il cambiamento. Ora che i vaccini saranno disponibili su larga scala, sta ai leader di governo e del settore privato in tutta Europa compiere un atto di fede e spostarsi sempre di più dall'idea di “gestione della crisi” verso la “modellazione della nuova normalità”, per diventare più resilienti di fronte a sconvolgimenti globali futuri.

* Responsabile per l'Europa, l'Eurasia e il Medio Oriente, Forum economico mondiale

Questo articolo fa parte dell' Agenda di Davos del Forum economico mondiale, che si terrà dal 25 al 29 gennaio 2021

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