AZIONI

I 5 pesi massimi di Borsa che hanno perso più del 30% dai massimi 2018

di Andrea Franceschi


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(Reuters)

4' di lettura

La notizia dell’arresto della cfo del colosso tecnologico cinese Huawei Wanzhou Meng da parte delle autorità canadesi su richiesta di estradizione arrivata dagli Usa è stata una doccia fredda per gli investitori. L’illusione che l’accordo tra Usa e Cina per una moratoria sui dazi raggiunto al G20 di Buenos Aires è durata poco e ora sui mercati si scommette su nuove tensioni tra le due superpotenze mondiali. Una notizia negativa che ha esacerbato il nervosismo che negli ultimi mesi sta caratterizzando i mercati globali.

È in particolare Wall Street ad aver sofferto, soprattutto da ottobre in poi, per un mix di fattori che vanno dal rischio guerra commerciale, alla prospettiva di una politica monetaria sempre più restrittiva, all’incognita su una prossima recessione negli Stati Uniti all’ipervalutazione di determinati settori, come la tecnologia. Sono proprio tre società tecnologiche a guidare la classifica dei titoli che hanno perso di più dai massimi di quest’anno nel paniere delle 100 maggiori società mondiali per capitalizzazione. Eccole:

Facebook e il peso degli scandali
Tra le maggiori società quotate mondiali quella che ha messo a segno lo scivolone peggiore è stata Facebook. Dai massimi di 218,62 dollari per azione agli attuali 137 il ribasso è stato del 36,9% e le azioni risultano in calo del 21% rispetto ai livelli di un anno fa. Il tonfo è stato in gran parte determinato dalla delusione per i conti del primo semestre dell’anno dai quali è emerso un rallentamento della crescita per effetto dello scandalo privacy che ha travolto la società. In un solo giorno l’azienda ha visto la sua capitalizzazione ridursi di ben 114 miliardi di dollari. Nonostante lo scivolone di Borsa Facebook resta nella top 10 delle società a maggior capitalizzazione al mondo.

IL TITOLO FACEBOOK IN BORSA
IL TITOLO FACEBOOK IN BORSA
IL TITOLO FACEBOOK IN BORSA

Netflix e la delusione sulla crescita
La rivoluzione tecnologica ha fatto emergere una nuona generazione di aziende capaci di mettere in atto una forma nuova (e potenzialmente letale) di concorrenza ad industrie consolidate nei più diversi campi. È il caso di Facebook e Google con la pubblicità. È in caso di Netflix per la televisione. Le azioni di queste aziende sono a premio perché il mercato scommette che in futuro continueranno a crescere a ritmi sostenuti. Questo premio tuttavia si è abbondantemente ridotto nel caso di Netflix. In parte perché il numero di sottoscrizioni è stato al di sotto delle attese nei conti del secondo trimestre dell’anno. In parte perché l’azienda continua a bruciare cassa ed accumulare debito. Dai massimi di quest’anno le azioni Netflix hanno perso il 34,9 per cento anche se le valutazioni restano estremamente alte dal momento che capitalizza oltre 8 volte quanto fattura e il saldo rispetto ai livelli di 12 mesi fa resta positivo per il 48,5 per cento.

IL TITOLO NETFLIX IN BORSA
IL TITOLO NETFLIX IN BORSA
IL TITOLO NETFLIX IN BORSA

Tencent, valutazioni ai minimi storici
Il dietrofront del settore tecnologico non ha risparmiato il colosso cinese Tencent che, con 368 miliardi di dollari di capitalizzazione, è la nona società quotata al mondo e la prima in Asia. Dai massimi di quest’anno la flessione del titolo è stata del 32,65 per cento. Un calo frutto in generale del sentiment negativo del mercato su un settore, quello tecnologico, valutato a forte premio e in parte alle prospettive sui conti dell’azienda, Nel secondo trimestre dell’anno i numeri sono stati sotto le aspettative. Il rapporto tra capitalizzazione e ricavi è di 9 volte. Nettamente sotto la media storica (13). Per questo ora gli analisti consigliano di comprare.

IL TITOLO TENCENT IN BORSA
IL TITOLO TENCENT IN BORSA
IL TITOLO TENCENT IN BORSA

Anheuser-Busch In-Bev paga i conti
Con 128 miliardi di euro di capitalizzazione e un giro d’affari annuo di 48 miliardi Anheuser-Busch InBev è il primo produttore al mondo di birra. Le azioni della società risultano in calo del 31% rispetto a un anno fa e sono in calo del 32,18% rispetto ai massimi del 2018. Un ribasso strettamente correlato all’andamento dei conti che sono stati al di sotto delle aspettative. In particolare nel terzo trimestre di quest’anno che si è chiuso con un utile netto inferiore del 20% alle attese degli analisti e un fatturato sotto del 5% rispetto alle stime di consensus.

IL TITOLO ANHEUSER-BUSCH IN-BEV IN BORSA
IL TITOLO ANHEUSER-BUSCH IN-BEV IN BORSA
IL TITOLO ANHEUSER-BUSCH IN-BEV IN BORSA

Bank of China paga i timori di guerra commerciale
La delusione sui conti è stata la componente chiave nel determinare il ribasso di Borsa di Facebook, Netflix, Tencent e Anheuser-Busch In-Bev. Non nel caso del quinto colosso: Bank of China. Gli utili della quarta banca cinese infatti sono stati in linea con le attese. E lo stesso vale per gli altri big del credito cinese. In questo caso il netto ribasso (-30,7%) registrato dai massimi di inizio anno è da mettere in relazione ai timori di guerra commerciale tra Usa e Cina che quest’anno hanno avuto ripercussioni importanti sull’andamento della Borsa cinese (l’indice Shanghai Composite è in calo del 15% rispetto ai livelli di un anno fa). Il timore degli investitori è che un rallentamento dell’economia cinese possa avere ripercussioni sui bilanci delle banche per via dell’enorme debito societario che l’economia ha accumulato in questi anni.

IL TITOLO BANK OF CHINA IN BORSA
IL TITOLO BANK OF CHINA IN BORSA
IL TITOLO BANK OF CHINA IN BORSA

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