Istituzioni internazionali

I 60 anni dell’Ocse e una rifondazione al passo con i tempi

di Antonio Bernardini

(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

La riunione ministeriale dell’Ocse, presieduta dal segretario di Stato americano Antony Blinken e con la partecipazione del ministro degli Esteri Luigi Di Maio, celebra in questi giorni i 60 anni dell’entrata in vigore del suo trattato istitutivo. Sebbene si tratti di un’organizzazione di piccole dimensioni secondo gli standard internazionali (solo 38 membri), l’Ocse ha in questi decenni saputo ritagliarsi sulla scena internazionale una posizione di grande rilievo grazie alla sua professionalità e credibilità, al suo approccio multidisciplinare e al suo metodo di analisi basato sull’evidenza dei dati.

La riunione di quest’anno è dedicata ai temi del momento: la lotta alla pandemia, la ripresa economica, i cambiamenti climatici, la tassazione internazionale, il rafforzamento del sistema commerciale multilaterale e l’impatto delle nuove ed emergenti tecnologie sulla società. Tutte sfide nelle quali l’Ocse continuerà a dare il suo contributo determinante. Accanto a questi temi, emerge un elemento di novità.

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Dieci anni fa la riunione ministeriale del Consiglio dell’Ocse, anche in quell’occasione presieduta dagli Stati Uniti, registrò la volontà di avviare un dialogo con la Russia in vista della sua adesione. Oggi gli americani tornano a presiedere la ministeriale in un contesto radicalmente diverso, dominato dalle rapide trasformazioni intervenute sullo scenario mondiale. Della collaborazione con la Russia restano poche tracce e nuove tensioni in Asia animano il dibattito internazionale. In modo alquanto repentino, l’Organizzazione riscopre in questa riunione i valori unificanti della sua membership come mai avvenuto in passato: democrazia, rispetto dello stato di diritto, dei diritti umani, della parità di genere vengono individuati come i valori comuni fondamentali. Che i 38 Paesi membri giungano, dopo sei decenni, a identificare ciò che li tiene insieme è un dato positivo e occorre riconoscere che questo risultato va ascritto ai grandi progressi compiuti negli ultimi decenni dal processo di integrazione europea. La storia dell’Ocse non ha evidenziato in passato uguale attenzione agli aspetti valoriali: lo dimostra l’adesione di Paesi sotto regimi dittatoriali come lo furono la Spagna di Franco, il Portogallo di Salazar, le dittature militari di Grecia e Turchia. La guerra fredda induceva a decisioni a volte molto più pragmatiche che non sempre tenevano conto della condivisione dei princìpi democratici.

Oggi l’Ocse, sotto la guida degli Stati Uniti, identifica nei valori comuni fondamentali il fil rouge che lega i suoi Paesi membri. È un cambiamento notevole, quasi una rifondazione.

Gli effetti di questa riscoperta identità si rifletteranno innanzitutto sui Paesi che intendono diventare membri dell’Organizzazione e che saranno ammessi a condizione di condividerne i valori comuni (a oggi sono 6 i Paesi in attesa: Brasile, Argentina, Perù, Croazia, Romania e Bulgaria). Ma l’Ocse ha nell’ultimo decennio allargato il suo campo d’azione ben al di là dei suoi membri diventando un attore di rilievo sulla scena internazionale come dimostrato anche dal suo ruolo a sostegno del G20, G7 e Apec.

Sono tanti i governi che mostrano interesse per le analisi e le raccomandazioni sulla politica macroeconomica, sociale, industriale, sull’istruzione, sulla scienza e tecnologia e sullo sviluppo.

I negoziati sulla tassazione internazionale, con i suoi 140 partecipanti, sono la più evidente dimostrazione della sua capacità di proporsi quale piattaforma per l’individuazione di nuove regole per una governance mondiale multilaterale ed efficace.

Tuttavia, il peso economico dei Paesi che non intendono diventare membri dell’Ocse è ormai rilevantissimo. La Comunità internazionale ha interesse a trovare soluzioni d’interesse comune. Sarebbe saggio per l’Organizzazione, nel momento in cui decide di ancorare la sua ragion d’essere ai valori fondamentali delle democrazie, continuare il dialogo con quei Paesi che, pur non condividendoli, possono contribuire a consolidare un sistema multilaterale ispirato a regole certe, efficaci e giuste in aree di comune interesse.

Ambasciatore, Rappresentante permanente d’Italia presso le Organizzazioni internazionali a Parigi

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