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I bancari chiedono 200 euro e il diritto alla disconnessione

di Cristina Casadei


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5' di lettura

Aumento economico: 200 euro. Salario di ingresso per i giovani: depennato. Foc: confermato. Esternalizzazioni: stop e uso dei contratti complementari con un gap salariale ridotto al meno 10% rispetto al tabellare. Innovazione: via alla formazione come diritto soggettivo, ma prevedere il diritto alla disconnessione. Lavoro agile: normato a livello nazionale con pause, riposi e straordinari retribuiti. «Abbiamo tre obiettivi – sintetizza il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni -. Il primo è il recupero economico che si basa sul recupero dell’inflazione e della produttività dovuta al fatto che le banche sono tornate agli utili. Il secondo obiettivo è la difesa dell’area contrattuale, quindi stop alle esternalizzazioni e ripresa dei livelli occupazionali, invertendo il trend negativo degli ultimi anni. Il terzo, infine, è di carattere sociale e cioè la tutela dei lavoratori bancari, del risparmio e della clientela». Suona così la piattaforma dei sindacati per il rinnovo del contratto dei 300mila bancari Abi.

Musica che sarà orecchiabile per i lavoratori, un po’ meno, forse, per la controparte. Ma, dicono i sindacati, se le banche hanno realizzato ottime performance – i sindacati calcolano 9,3 miliardi di utili nel 2018 -, se hanno migliorato la produttività grazie anche al calo degli addetti, adesso questa produttività deve essere riconosciuta anche ai bancari che a breve saranno chiamati da Fabi, First, Fisac, Uilca e Unisin ad approvare la piattaforma. Come ha spiegato nei giorni scorsi il segretario generale della Fisac Cgil, Giuliano Calcagni, nel credito gli equilibri sindacali sono caratterizzati da una particolarità: «Abbiamo un sindacato autonomo forte in termini di numeri, storia e cultura. Bisogna trovare l’unità sindacale con i confederali e anche con gli autonomi della Fabi che, non dimentichiamolo, hanno firmato la nostra Carta dei Diritti. Non è semplice, ma trovare elementi di unità anche con organizzazioni sindacali che hanno elementi diversi dalla nostra storia in questa fase è importante». Il 2 aprile partiranno le assemblee dei lavoratori che andranno avanti fino alla metà di maggio. Una volta ricevuto il mandato, i segretari generali Lando Maria Sileoni (Fabi), Riccardo Colombani (First Cisl), Giuliano Calcagni (Fisac Cgil), Massimo Masi (Uilca) e Emilio Contrasto (Unisin) , verosimilmente all’inizio di giugno, presenteranno la loro piattaforma ad Abi. «È un contratto a forte contenuto sociale perché le banche devono mantenere e migliorare il ruolo di motore economico del Paese, per le famiglie, le imprese e i territori», spiegano i sindacati. Col nuovo contratto, le organizzazioni sindacali mirano a difendere «l’unico riferimento normativo capace di governare, senza strappi, le ampie trasformazioni che stanno coinvolgendo il settore».

L’aumento
Cominciamo dall’elemento più sensibile per tutti, e cioè i soldi. Partendo dall’assunto che i salari sono rimasti sostanzialmente fermi perché hanno centrato l’obiettivo del recupero inflattivo o poco più, i sindacati scrivono che si rende necessaria un’inversione della tendenza analizzata in questi ultimi anni, con il riconoscimento del 6,5% di aumento. Per la figura media di riferimento questo significa 200 euro lordi mensili a regime. La cifra tiene conto del recupero dell’inflazione al 4,1% fino al 2021, della produttività (2 punti) e del riconoscimento dell’impegno (0,4%) in termini operativi e professionali dei lavoratori. In aggiunta vi è anche la richiesta di un ritocco del 10% delle borse di studio e delle voci economiche di natura indennitaria previste dal contratto. Va da sé che per i sindacati l’indennità di cassa non è in discussione e non può essere sostituita da polizze o strumenti alternativi. Per il buono pasto vi è una richiesta di adeguamento a 5,29 euro per il cartaceo e a 7 euro per l’elettronico.

Assunzioni e giovani
Il Foc, almeno da parte sindacale, è uno strumento fondamentale da confermare e, dati i risultati ottenuti, va esteso il suo raggio d’azione seguendo tre direttrici. La prima è la maggiorazione degli incentivi collegati all’effettivo impiego al Sud. La seconda riguarda la solidarietà espansiva per la quale l’intervento sulla retribuzione persa, che oggi è al 25%, deve passare al 50%. La terza è l’individuazione di una quota percentuale obbligatoria e preliminare delle assunzioni dal Fondo emergenziale, oggi finanziate dal Foc. Visto che il contributo prioritario è dei dipendenti, per i sindacati la presidenza deve essere in capo a loro. Il Foc, dalla sua fondazione con il contratto del 2012, ha consentito l’assunzione e stabilizzazione di oltre 20mila bancari. Il livello retributivo di inserimento professionale che ha creato un gap tabellare dell’8%, in parte compensato dal contributo sulla previdenza complementare, adesso va però definitivamente sanato.

Area contrattuale
Il rafforzamento del contratto e la sottolineatura della sua centralità avviene a partire dalla parte economica che tiene conto non solo dell’inflazione ma anche della produttività. Le continue riorganizzazioni aziendali, spiegano i sindacati, hanno determinato esternalizzazioni che hanno fatto saltare il legame culturale e identitario nel rapporto tra i bancari e le imprese che svolgono attività creditizie, finanziarie o strumentali. Rafforzando l’area contrattuale sarà possibile tenere insieme tre aspetti per i sindacati: le tutele occupazionali, il contrasto al dumping contrattuale che arriva da competitor non bancari come i Gafa (Google, Amazon, Facebook, Apple) e il recupero del rapporto fiduciario con i cittadini risparmiatori e le istituzioni. Con questa piattaforma, per la prima volta, i sindacati sottolineano il fatto che il contratto dovrà avere una forte valenza sociale per ritrovare un legame forte tra banche, lavoratori e clientela, quindi territorio. Per i contratti complementari, meno costosi, dedicati alle attività accessorie e la cui introduzione era avvenuta con l’obiettivo di favorire l’insourcing di queste attività, i sindacati chiedono che il gap salariale passi dal meno 20% al meno 10% del tabellare ordinario.

Tutele e formazione
L’articolo 42, per i sindacati, deve essere rubricato come Tutele per fatti commessi nell’esercizio delle funzioni che non deve di per sè determinare la perdita delle tutele contrattuali e non può essere materia di contestazione disciplinare. Nel contratto dovrà rientrare anche l’accordo sulle politiche commerciali. Anche per i bancari la formazione diventa un diritto soggettivo che deve quindi diventare esigibile in coerenza con il ruolo, deve essere svolta durante l’orario di lavoro e non si deve limitare ai prodotti e alla loro vendita. In generale è indicato il miglioramento delle tutele dei dipendenti (come la reintegra in caso di licenziamento illegittimo col superamento del Jobs Act che aveva modificato l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori), una revisione degli inquadramenti, una regolamentazione specifica per il whistleblowing.

Smart working e diritto alla disconnessione

La piattaforma accoglie e regolamenta a livello nazionale anche il lavoro agile che oggi è molto diffuso nelle banche e che è regolato da accordi aziendali. Il suo spirito, dicono i sindacati, deve essere quello di migliorare il work life balance, limitare la mobilità territoriale e prevedere stessi criteri di valutazione per tutti. Potrà essere svolto da casa, hub aziendale o altro luogo concordato e svolto nel rispetto della pausa pranzo e riconoscendo lo straordinario. Formazione, hardware e software saranno in carico al datore di lavoro. A proposito di limiti e diritti, i sindacati chiedono anche l’introduzione nel contratto nazionale del diritto alla disconnessione: è necessario garantire la disconnessione dalla rete aziendale, in coerenza con l’orario di lavoro e i tempi di riposo giornaliero e settimanale, le ferie e la malattia.

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