figure innovative

I beni culturali in cerca di nuove professionalità

Una ricerca realizzata dalla Fondazione scuola beni attività culturali fa il punto sul sistema del lavoro per la gestione del nostro patrimonio culturale

di Antonello Cherchi

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2' di lettura

Non solo figure professionali che si occupano della tutela e della conservazione del patrimonio: i beni culturali hanno sempre più bisogno anche di altri profili, dal responsabile dei servizi educativi a quello della comunicazione, marketing e fundraising o al registrar, ovvero chi si occupa di gestire il sistema dei prestiti di opere d’arte.

È uno degli aspetti che emerge dalla ricerca realizzata dalla Fondazione scuola beni attività culturali sul sistema del lavoro per la gestione del nostro patrimonio culturale presentata giovedì 18 febbraio online sul sito fad.fondazionescuolapatrimonio.it.

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L’indagine ha preso in esame cinque tipologie di luoghi della cultura: musei, aree archeologiche, monumenti/complessi monumentali, biblioteche e archivi con l’obiettivo di mettere a fuoco sia i profili professionali direttivi che già operano nel settore sia quelli che mancano.

Sostenibilità economica e valorizzazione

Questo è stato fatto partendo dal presupposto che gli istituti della cultura messi sotto la lente sono sistemi organizzativi complessi, che per il loro buon funzionamento oggi hanno bisogno non solo delle figure che tradizionalmente si occupano della tutela del bene, ma anche di professionalità capaci di garantirne la sostenibilità economica e di valorizzarlo.

Attraverso interviste realizzate in 916 luoghi della cultura - 512 musei, 53 aree e parchi archeologici, 133 monumenti, 134 biblioteche, 84 archivi - di cui il 51% gestiti dagli enti locali, il 20% dal ministero dei Beni culturali e il 29% da altri soggetti pubblici (per esempio le università) e privati, si è arrivati a disegnare, almeno per i posti direttivi, la situazione degli organici presente e di quelli necessari. Uno scarto che è minore nei complessi monumentali e diventa man mano più rilevante nei musei, nelle biblioteche, nei parchi archeologi, per finire con gli archivi.

«La ricerca evidenzia con forza - sottolinea Alessandra Vittorini, direttore della Fondazione - il fabbisogno di competenze innovative e traversali nel settore dei beni culturali. Si tratta di un tema per noi strategico».

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