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I Berliner Philharmonike e otto direttori per le Sinfonie di Mahler

È come un romanzo questo consistente, elegante cofanetto cartonato color blu pubblicato dall'etichetta Berliner Philharmoniker Recordings

di Francesco Ermini Polacci

Ritratto di Gustav Mahler (Agf)

2' di lettura

Tutte le Sinfonie di Mahler, affidate ad otto direttori differenti; ma il podio sul quale ciascuno di loro sale, di volta in volta, è quello di un'unica orchestra, i Berliner Philharmoniker. È come un romanzo questo consistente, elegante cofanetto cartonato color blu pubblicato dall'etichetta Berliner Philharmoniker Recordings, che contiene inedite registrazioni live, riprese alla Philharmonie di Berlino in un decennio, dal 2011 al 2020; lo arricchisce un booklet con saggi, documenti d'epoca, foto degli interpreti.

La storia interpretativa di Mahler più vicina a noi.

In dieci cd audio e quattro dischi Blu-Ray, che riproducono in alta definizione video quei medesimi concerti (e dove alcuni dei direttori parlano delle sinfonie affrontate), ogni sinfonia di Mahler rivive come un capitolo a sé, raccontato con voce differente; i Berliner, macchina sonora di per sé inappuntabile quanto ad appiombo e smalto sonoro, a seconda di chi hanno davanti cambiano colori, respiri, inflessioni. Ogni sinfonia contiene un mondo, diceva Mahler, e qui ciascuna sinfonia è vissuta attraverso il mondo di chi la dirige. Gli estremi del percorso rappresentano gli esiti più interessanti, e significativi.

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Claudio Abbado

Claudio Abbado, nel 2011, innerva l'Adagio della Decima di una tensione continua, i fraseggi sono roventi e carichi di mistero; eppure, soprattutto negli archi, affiorano un calore e una morbidezza sconosciuti alle sue precedenti letture di questa stessa pagina. Suona come un congedo dal mondo, quest'Adagio sotto la bacchetta di Abbado, ma come rasserenato.

Kirill Petrenko

Kirill Petrenko, che dei Berliner è il direttore musicale oggi, nel 2020 propone una Sesta classicamente fremente, dove le sonorità dei Berliner sono traslucide, dove il minimo dettaglio strumentale emerge quasi brulicante in ogni battuta; usa un passo lesto, Petrenko, ma riuscendo a far convivere le tensioni liriche con un affilato senso di tragedia.

Daniel Harding

Daniel Harding firma una Prima anch'essa ricca di particolari, optando per una narrazione di grande scorrevolezza, e con una flessibilità che mette a nudo innocenze ed inquietudini. La Seconda avvince invece grazie ad Andris Nelsons, che le conferisce vigorosa potenza e una drammaticità incalzante. Freschezza e sonorità trasparenti caratterizzano poi la Quarta diretta da Yannick Nézet-Séguin, in una lettura impreziosita dalla deliziosa voce del soprano Christiane Karg. Quando però è lo stesso direttore ad affrontare due diverse pagine, vengon fuori le discontinuità.

Simon Rattle

Simon Rattle propone una Settima ben disciplinata e dai contorni netti, dove s'incastonano belle sortite solistiche, ma algida suona la sua misuratissima Ottava. Così come Gustavo Dudamel è preferibile nella resa spaziosa e plastica di una Terza affrontata con toni da leggenda, anziché nella Quinta, dalla narrazione alterna.

Bernard Haitink

Rimane poi il caso della Nona diretta da Bernard Haitink, qui l'unico rappresentante della precedente generazione di direttori mahleriani. Una lettura colma di nobiltà, elegiaca, dalle sonorità ampie e potenti, respirata con una saggezza che a tutto dà un senso. Haitink aveva qui ottantotto anni, e il suo Mahler non lo si era mai ascoltato così profondo.


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