costruttori al bivio

I big europei dell’Auto prendono tempo sulla cedola

Pressate dalla politica le grandi case potrebbero rivedere le loro politiche in materia di dividendi. Più orientate verso una retromarcia Volkswagen e Renault, che aspetta le mosse del governo azionista circa una possibile ricapitalizzazione

di Alberto Annicchiarico

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(Choat - stock.adobe.com)

Pressate dalla politica le grandi case potrebbero rivedere le loro politiche in materia di dividendi. Più orientate verso una retromarcia Volkswagen e Renault, che aspetta le mosse del governo azionista circa una possibile ricapitalizzazione


3' di lettura

Parola d’ordine, preservare la liquidità. Le grandi case automobilistiche europee hanno comunicato l’entità dei dividendi presentando i conti annuali del 2019, ma poi, sotto i colpi di maglio della pandemia, hanno preso tempo rinviando tutto alle assemblee degli azionisti. Sono accettabili, i dividendi, al tempo del Covid-19? In presenza di un tracollo delle vendite senza precedenti? Mentre ancora non si sa quando riprenderà la produzione e quale sarà la domanda?

Nelle scorse settimane in Germania è esplosa una polemica proprio sui dividendi delle Big Three: Volkswagen, Daimler e Bmw. Soprattutto perché, se fossero confermati, ciò accadrebbe mentre le case percepiscono fondi statali per la cassa integrazione. Volkswagen ci sta pensando su. Dopo avere parlato di un dividendo da 6,50 euro per azione (pay out ratio al 24,5%), contro i 4,80 dello scorso anno, nelle ultime ore sta valutando se distribuire la cedola record da 3,3 miliardi. «Situazione fluida», ha commentato il direttore finanziario, Frank Witter, che ha dalla sua una riserva di liquidità invidiabile, 40 miliardi tra riserve nette e linee di credito. Bmw all’assemblea degli azionisti del 14 maggio sulla carta intende proporre la distribuzione di un dividendo di 2,5 euro per azione, in calo rispetto ai 3,5 del 2018. Daimler ha pure mantenuto il dividendo, per ora. Certo, la casa di Francoforte lo ha tagliato a 0,9 euro per azione contro i 3,25 euro di un anno prima, anche in virtù di un forte calo dell'utile. Anche la svedese Volvo ha mantenuto il dividendo da 2,9 miliardi di corone.

Sicurezza nei propri mezzi o negazione della realtà? I costruttori europei sono alle prese con uno dei passaggi più difficili della loro storia. Gli impianti sono chiusi almeno fino alla metà di aprile, la filiera interrotta. Non è ancora chiaro quando e come si potrà ripartire. Ed anche una volta ripartiti gli impianti di produzione sarà molto difficile pensare al rimbalzo nel giro di pochi mesi, perché rimettere in moto le filiere sarà la sfida. Come sarà probabilmente inevitabile rinviare la presentazione di modelli la cui uscita era programmata entro l’estate. È il caso della ID.3, che nei piani di Volkswagen dovrebbe essere la piccola (pur costando attorno ai 30 mila euro) full electric per tutti. Con i soldi che ci saranno nelle tasche degli europei e il prezzo del petrolio ai minimi di sempre ci sarà o no fame di auto elettriche, per cui sono state investite decine di miliardi? Per adesso, su questo punto, Volkswagen tiene la barra diritta: «Prevediamo ancora di lanciare l’ID.3 questa estate».

Ma se i nuovi modelli fossero le prime vittime della crisi potrebbero essere anche ritoccati i piani sull’elettrificazione (di un anno? Di due?). In tal caso non è da escludere che le case chiedano a Bruxelles di dilazionare i tempi dell’entrata in vigore dei nuovi limiti alle emissioni, con relative multe. Nulla di ufficiale, sia chiaro. Bmw, intanto, sostiene che risponderà al calo della domanda con «un’ampia scelta di strumenti di flessibilità a disposizione». Anche se la casa bavarese ammette che i piani sugli obiettivi per l’Ebit margin non saranno rispettati, passando dall’iniziale forchetta del 6-8% a quella più probabile del 2-4%.

In casa Renault - mentre il ministro delle Finanze, Bruno Le Maire, non esclude che lo Stato (azionista al 15%) possa fare la sua parte in una ricapitalizzazione della casa della Losanga - tengono il punto sulle novità in rampa di lancio: «A inizio anno - spiegano da Boulogne-Billancourt - abbiamo presentato la nuova Zoe, quindi nessun cambiamento per questo modello. Faremo del nostro meglio per rispettare i nostri planning».

Il quadro, sia chiaro, è drammatico. A marzo la crisi provocata dal Covid-19 ha fatto crollare (-56% nel complesso) tutti e cinque i maggiori mercati europei. Secondo un report di AlixPartners i volumi in Europa potrebbero cadere del 20-25% nel 2020, peggio che in Cina (8-13%) e negli Stati Uniti (18-23%. Se la recessione fosse ancora più profonda il crollo delle vendite in Europa lieviterebbe al 30%. Su scala globale questo si tradurrebbe in una perdita di cash flow tra i 70 e i 100 miliardi.

E quindi, ancora una volta, i dividendi? Renault, che lo ha già ridotto di due terzi, ha negato la retromarcia fino a inizio settimana, ma sembra che nel meeting di domani il consiglio di amministrazione opti per la rinuncia. Lo Stato azionista potrebbe avere pesato perché come per le casa tedesche anche in Francia sarebbe inaccettabile una cedola a cassa integrazione in corso. Morale: sbilanciarsi in previsioni non è mai stato difficile come oggi.

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