GNL

I big del gas liquefatto aprono a contratti più flessibili

di Sissi Bellomo

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(Olycom)


2' di lettura

L’alleanza tra i maggiori consumatori di Gas naturale liquefatto (Gnl) ha solo due settimane di vita, ma è già riuscita a fare breccia tra i fornitori, spingendo il colosso Royal Dutch Shell – che controlla quasi un quinto dell’offerta mondiale del combustibile –a una prima, importante apertura verso contratti più flessibili.

Le clausole di destinazione, che vietano di rivendere i carichi a terzi, «non sono davvero cruciali», ha dichiarato Marteen Wetselaar, direttore Gas e nuove energie della compagnia, che dopo la fusione con Bg Group produce circa 45 milioni di tonnellate l’anno (mtpa) di Gnl.

Analoga disponibilità ha manifestato anche Woodside Petroleum , società australiana che commercializza oltre 7 mtpa di gas liquefatto e ha in cantiere diversi progetti per espandere la produzione. «C’è spazio per negoziare flessibilità nei nuovi contratti», ha assicurato il ceo Peter Coleman, aggiungendo che Woodside «non vede assolutamente come una minaccia» il patto tra gli acquirenti.

La sudcoreana Kogas, la giapponese Jera e la cinese Cnooc, che insieme assorbono circa un terzo della produzione mondiale di Gnl, hanno siglato un Memorandum d’intesa finalizzato a unire le forze nelle trattative con i fornitori (si veda il Sole 24 Ore del 24 marzo).

Il gruppo – una sorta di «Opec dei consumatori di gas» – potrebbe presto allargarsi : il ministro indiano del Petrolio, Dharmendra Pradhan, ha dichiarato al giornale locale Business Standard che New Delhi «non vede l’ora di partecipare a qualsiasi forma di strategia comune dei cosumatori». «Non escludo che l’India possa unirsi al consorzio», ha aggiunto il ministro.

La maggior parte del gas prodotto da Shell e Woodside oggi è venduto attraverso contratti di lungo termine, a prezzi indicizzati al petrolio. È probabile, come del resto accennato dal ceo di Woodside, che la disponibilità a concedere condizioni più flessibili riguardi soprattutto i futuri contratti. Ma non è detto che non ci siano margini di trattativa anche su quelli già in essere.

Il debutto degli Stati Uniti sui mercati di esportazione, con modalità di fornitura estremamente flessibili, ha creato un precedente che nessuno può più ignorare. E con il crescente eccesso di offerta di Gnl, destinato a proseguire almeno per qualche altro anno, oggi sono i consumatori a tenere il coltello dalla parte del manico.

Entro il 2020, secondo Bloomberg New Energy Finance, la capacità di produzione globale avrà raggiunto 407 mtpa, mentre la domanda sarà solo di 274 mtpa. In seguito la situazione rischia tuttavia capovolgersi e una fuga dai contratti di fornitura di lungo termine, avvertono gli operatori, potrebbe ridurre ulteriormente gli investimenti, aggravando un probabile futuro deficit di offerta.

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