Criptovalute

I bitcoin emessi sono il 90% del totale, il 20% è sparito per sempre

La massa in circolazione è oggi pari a 18,9 milioni. Per emettere il restante 10% ci vorrà più di un secolo: la fine prevista per il 2140

di Pierangelo Soldavini

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2' di lettura

Tra pochi giorni bitcoin compirà tredici anni: il 3 gennaio 2009 veniva creato il “genesis block”, il primo blocco della blockchain della prima e più famosa criptovaluta, con il quale venivano minati i primi 50 bitcoin. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti: oggi sono 18,9 milioni e unità della prima e più famosa criptovaluta che ha visto anche lievitare le quotazioni.

Solo nell'aprile 2011 la quotazione ha superato un dollaro, oggi è attorno a quota 50mila dollari, per una capitalizzazione a un passo dal trilione di dollari, dopo aver toccato un paio di mesi fa il picco oltre la soglia di 66mila.

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Una delle componenti alla base della sua rivalutazione è l'essere considerato una sorta di “oro digitale”, una risorsa virtuale finita, visto che il misterioso Satoshi Nakamoto ne ha fissato una quota prestabilita e immodificabile. Nel suo – anche se non è sicuro che dietro quello pseudonimo si nasconda un singolo o un gruppo di esperti di crittografia – white paper pubblicato nell'ottobre 2008, all'indomani di quel fallimento di Lehman che veniva letto come l'inizio del crollo del sistema finanziario globale, Satoshi fissava le regole immutabili di emissione di bitcoin.

Nel documento “Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System” veniva delineato il fulcro di un “nuovo ordine finanziario” imperniato su una valuta digitale programmata per essere emessa nel tempo non più di 21 milioni di unità.

Oggi siamo al 90% di quel totale. Nella consapevolezza che, se ci sono voluti tredici anni per arrivare a 18,9 milioni, per l'emissione dei restanti 2,1 milioni di bitcoin sarà necessario ancora più di un secolo. Sulla base delle stime, infatti, l'ultimo bitcoin sarà “minato” nel febbraio 2140.

Come mai? Il sofisticato meccanismo messo a punto da Satoshi prevede un halving ogni quattro anni: prevedendo la crescita della capacità computazionale necessaria per risolvere il complesso problema crittografico per il “mining”, l'agganciamento del nuovo blocco alla blockchain che avviene ogni dieci minuti, ne dimezza ogni 24 mesi la ricompensa.

Il “genesis block” aveva fruttato 50 bitcoin (oggi pari a 12,5 milioni di dollari), oggi ogni blocco viene ricompensato con 6,5 bitcoin (dal maggio 2020). Il prossimo halving è previsto per il 2024 quando la quota sarà dimezzata a 3,25 bitcoin.

Intanto quasi il 20% dei bitcoin emessi sono andati persi, nel senso che sono nascosti in rete e i legittimi proprietari hanno perso le credenziali per accedervi. Diventa quindi impossibile per chiunque recuperarli: si tratta di 3,7 milioni di bitcoin, secondo le stime di Chainalysis, con un valore complessivo pari a 185 miliardi di dollari che è andato in fumo.

Si tratta solo di una stima basata sui bitcoin che non sono stati mossi da almeno cinque anni. Che comprendono quindi anche quelli dello stesso Satoshi avrebbe messo da parte nei primi sei mesi di vita della criptovaluta un tesoretto da 1,1 milioni di bitcoin, che non avrebbe mai toccato.

Per il momento non sembra intenzionato a muoverli o magari potrebbero rientrare davvero in quella quota andata persa per sempre se lui stesso fosse deceduto.

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