passatempo griffati

I brand coccolano i seguaci modaioli con workshop, arte e poesia

Da Loewe a Prada, da Chanel a Dior, Valentino, Balmain e Hermès, così gli intrattenimenti raggiungono i consumatori al tempo del coronavirus

di Angelo Flaccavento

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Parole anti ansia dal gotha modaiolo. Il disegno a china di Angelo Flaccavento

Da Loewe a Prada, da Chanel a Dior, Valentino, Balmain e Hermès, così gli intrattenimenti raggiungono i consumatori al tempo del coronavirus


2' di lettura

Le giornate in casa sono sgangherate. Causa horror vacui, lo spazio virtuale si è riempito all'inverosimile di attività da seguire, per lo più in live streaming: il distanziamento sociale – e speriamo che questo eufemismo insopportabile sia presto soppiantato da una locuzione meno ipocrita e sottilmente terroristica – richiede per giusto contrappasso coinvolgimento e pathos, o qualsiasi cosa li suggerisca, inclusi gli inevitabili intoppi di trasmissione.

Sui social impazzano talk, interviste, workshop, amarcord. Parole, parole e ancora parole: nel vuoto o significanti, sempre in abbondanza. Le case di moda si sono attivate un po' tutte per mantenere un canale aperto con i consumatori, che per forza di cosa al momento sono solo spettatori. Lo stesso hanno fatto gli editori di settore: tutta l'attività si è spostata sui live e le interviste in diretta che avvicinano al pubblico quanti finora - stylist, fotografi, curatori - si sono atteggiati a sommi guru, concedendosi con il lumicino. Non più: coi mala tempora che currunt, i primi a fare gli agnelli sono i lupi.

Nell'era della comunicazione totale, del resto, il silenzio sarebbe uguale alla morte, e allora meglio agire, cercando di catturare attenzioni, intrattenere, far pensare, ciascuno con i propri mezzi. Ancora e sempre siamo lì: storytelling, benchè da raccontare ci sia poco e in definitiva sia solo un gran parlarsi addosso.

Ma ci può anche essere molto da dire: un workshop come quelli di Loewe En Casa, con un fiorista ikebana o un ceramista che svela l'arte, è una occasione unica di apprendimento. In generale, si avverte l'urgenza, da parte del gotha modaiolo, di fare una cosa, qualsiasi cosa, a qualsiasi costo, pur di esserci, che non è poi tanto diverso da quando, sembrano ormai trascorse ere geologiche, si decise tutti, in massa e senza distinguo, di puntare sulla promozione e comunicazione a mezzo influencer. Stessa furia cieca, stessa miopia.

Intanto gli influencer nelle rispettive case si stanno spegnendo; la Ferragni è diventata una massaia griffata, avendo prontamente spostato sul food i suoi #ad. Nella congerie confusa e confondente, ci sono marchi che, come se nulla fosse, continuano a promuovere prodotti di stagione, con tenace ottusità. Gli altri si danno all'entertainment misto a cultura: Prada organizza Possible Conversations tra artisti, pensatori, curatori e Dior una serie di Talks sulle artiste femministe; Chloè intesse Voices di interviste e cose pratiche; i Balmain Ensemble ripropongono nella prima persona di Olivier Rousteing momenti ad alto tasso di showbiz; Chez Maison Valentino si fanno concerti unplugged e letture di poesia. Chanel continua a raccontarsi in modo sapido. Hermès aggiorna via newsletter con capitoli di un libro assai curioso.

Tutto molto piacevole, ma poco di memorabile - il mezzo social probabilmente non è adatto. Di soluzioni all'ansia del momento - sempre che ve ne siano - non c'è traccia in questi passatempo griffati.

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