UNIONE EUROPEA

«I Brexiters meritano un posto all’inferno». Donald Tusk fa infuriare Londra

di Luca Veronese


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Donald Tusk (Ap)

4' di lettura

Donald Tusk ha fatto infuriare tutto il Regno Unito con un tweet molto duro, con i sostenitori della Brexit: «Mi chiedo a cosa assomigli quel posto all’inferno per coloro che hanno promosso la Brexit senza nemmeno avere la bozza di un piano di come portarlo a termine in sicurezza», ha scritto il presidente del Consiglio europeo in un in un messaggio che ha ricevuto già 30mila like a metà pomeriggio.

Tusk ha poi ripetuto le stesse parole a Bruxelles, in una conferenza stampa congiunta con il premier irlandese Leo Varadkar, con l’evidente intento di provocare i brexiters mandandoli «all’inferno» e al tempo stesso ribadire la fermezza dell’Unione europea nella trattativa sull’uscita di Londra. «La posizione dei 27 è chiara ed è espressa nei documenti concordati col governo britannico. I 27 non fanno alcuna nuova offerta. L’intesa non è aperta per un nuovo negoziato. Spero che domani dalla premier Theresa May ascolteremo una proposta realistica su come mettere fine all’impasse» che si è creato a Westminster, ha detto Tusk, grande sostenitore del progetto europeo anche quando era capo del governo in Polonia, e leader del partito centrista polacco Piattaforma civica.

La reazione di Downing Street
Immediata la replica della premier britannica. «Sta a Donald Tusk valutare se usare questo tipo di linguaggio sia d’aiuto», ha detto un portavoce di Downing Street. Il referendum sulla Brexit - ha aggiunto il portavoce di Theresa May - «è stato il più vasto esercizio di democrazia nella storia di questo Paese», «il popolo ha votato per lasciare la Ue», «l’obiettivo è ora uscire in modo ordinato, con un accordo, nel miglior interesse sia del Regno Unito sia dell’Unione Europea». La conservatrice Andrea Leadsom, leader della Camera dei Comuni, intervistata dalla Bbc ha detto che Tusk dovrebbe scusarsi per i suoi commenti «vergognosi»: «Questa - ha aggiunto - è una trattativa tra amici, alleati, vicini. Dovrebbe essere fatta di collaborazione. Le parole di Tusk lo squalificano totalmente».

L’attacco di Farage contro i «bulli» di Bruxelles
Molto più piccata la risposta di Nigel Farage, eurodeputato, ex leader degli euroscettici britannici dell’Ukip e grande nemico della Ue nel referendum del 2016. La Brexit «per me è un paradiso» che libererà la Gran Bretagna «da bulli arroganti e non eletti come Donald Tusk», ha detto Farage. Mentre alcuni esponenti delle opposizioni britanniche e alcuni Tory pro-remain come Anna Soubry o Philip Lee hanno invece denunciato la deliberata «forzatura della citazione» di Tusk da parte dei brexiters, affermando da parte loro di non aver mai criticato coloro che hanno votato per uscire dalla Ue nel 2016, ma solo certi «politici sconsiderati promotori della Brexit senza un piano credibile per attuarla».

Tusk e le garanzie sull’Irlanda
Tusk, in vista dell’incontro di domani con la premier May a Bruxelles ha chiuso anche ogni possibilità di rivedere l’accordo di uscita come vorrebbe il governo britannico. «Per noi la priorità assoluta - ha detto il presidente del Consiglio europeo affiancato dal premier irlandese Leo Varadkar - è la questione delle frontiere sull’isola di Irlanda, e mantenere il processo di pace secondo l’accordo del venerdì santo. Non c'è posto per congetture, la Ue è un progetto di pace e non faremo scommesse sulla pace o metteremo un sigillo con la data sulla riconciliazione. Per questo insistiamo sul backstop». Per Tusk quindi non è possibile fissare una durata per la clausola di garanzia sul confine. «Dateci una garanzia credibile per la pace nell’Irlanda del Nord e - ha aggiunto - il Regno Unito lascerà la Ue come un amico fidato. Spero che il governo britannico presenti idee che rispettino questo punto di vista e, allo stesso tempo, trovino una maggioranza stabile e chiara in Parlamento».
La Camera dei Comuni ha votato la scorsa settimana perché il compromesso raggiunti con la Ue venga abbandonato e sostituito da «accordi alternativi». Questa settimana la premier May ha escluso di rimuovere completamente il blocco irlandese dall’accordo sulla Brexit e ha invece affermato che saranno possibili solo «cambiamenti» alla misura controversa.
«Gli avvenimenti a Londra e l’instabilità della politica britannica nelle ultime settimane mostrano il motivo per cui abbiamo bisogno di una garanzia giuridica e di una soluzione applicabile, che possa funzionare e durare», ha detto il premier irlandese Varadkar.

Cinquanta giorni per scongiurare Brexit senza accordo
«Credo fermamente - ha detto ancora Tusk - che sia possibile una soluzione comune e farò tutto quanto è in mio potere per trovarla. Ci sono ancora 50 giorni prima dell’uscita del Regno Unito dalla Ue. So che ancora un gran numero di persone nel Regno Unito, e nel continente, così come in Irlanda, desiderano un’inversione di questa decisione. Sono sempre stato con loro, con tutto il cuore. Ma i fatti sono inconfutabili. Al momento, la posizione pro-Brexit del premier britannico e del leader dell’opposizione esclude questa opzione. Non esiste una forza politica e non esiste una leadership efficace per il remain. Non sono contento, ma con i fatti non si discute. Oggi il nostro compito più importante è prevenire uno scenario senza accordo».

Juncker più diplomatico ma ugualmente fermo
Anche il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, ha negato ogni possibilità di riaprire il negoziato. «L’accordo di ritiro e la dichiarazione politica sono stati negoziati in buona fede e sono stati approvati da tutti i 27 leader degli Stati membri dell’Unione europea e dal governo del Regno Unito: come abbiamo detto in molte occasioni, l’accordo di ritiro è il migliore e il solo accordo possibile e non è aperto per la rinegoziazione ».
«Sono meno cattolico del mio amico Tusk. Credo nel paradiso, non ho mai visto l’inferno, salvo da quando lavoro qui. Questo è un inferno», ha concluso Juncker.

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