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I BTp e quello «zoccolo duro» che può frenare la discesa dello spread

di Maximilian Cellino


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(Fotolia)

3' di lettura

Rieccolo lo spread BTp-Bund sopra la soglia dei 200 punti base, così come al tempo stesso si stanno riducendo in misura drastica (e in alcuni casi addirittura dimezzando rispetto a un mese fa) i tassi dei nostri titoli pubblici, come conferma l’asta condotta ieri dal Tesoro sulle scadenze a 3 e 7 anni. Logico, con uno scenario simile, chiedersi quanto a lungo potrà proseguire e dove potrà portare questa «luna di miele» con i mercati che si protrae ormai da settimane e soprattutto se ci sia una sorta di «zoccolo duro» difficile da scalzare per l’Italia.

Un movimento «corale»
Il movimento recente, va detto, è il risultato combinato dell’allentamento delle tensioni attorno al debito italiano dopo il mancato avvio della procedura Ue di infrazione e soprattutto dell’atteggiamento di nuovo espansivo preannunciato a chiare lettere dalla Bce: i rendimenti crollano ovunque nell’Eurozona e gli investitori danno la caccia a quel poco che resta sopra lo zero. I BTp italiani anzitutto, come dimostrano la domanda elevata (con rapporti di copertura attorno a 1,6-1,7 volte) all’asta di ieri e le richieste da 17 miliardi per gli appena 3 miliardi di titoli a 50 anni collocati qualche giorno fa.

La disperata caccia ai rentimenti
L’andamento dei BTp va però anche contestualizzato: è in atto un generale movimento di riduzione dei tassi sul debito pubblico in tutta l’Europa e anche nel resto del mondo, guidato proprio dalle politiche accomodanti che si apprestano ad adottare di nuovo le Banche centrali, Bce e Federal Reserve in primis. Una fase che a sua volta spinge appunto il mercato a cercare i rendimenti dove ancora restano quantomeno positivi, come in Italia. Saranno dunque in gran parte le decisioni prese a Francoforte e Washington a fare da bussola nel prossimo futuro.

Tornando invece a ragionare nello specifico sul nostro Paese, al netto di possibili nuovi contrasti con l’Europa sui conti pubblici e anche delle decisioni da parte delle agenzie di rating (Fitch si pronuncerà il 9 agosto), esiste un limite fisico alla discesa del nostro spread: una sorta di «zoccolo duro» difficile da abbattere. «Il limite alla salita dei prezzi o alla discesa dei rendimenti deve tenere in considerazione anche quanto sia il peso per il debitore del debito che ha in essere e quindi il rischio connaturato allo stesso», osserva Giampaolo Galiazzo, economista di Tiche, società indipendente che si occupa di educazione finanziaria.

LA ZAVORRA ITALIANA

Incidenza degli interessi sul debito sul Pil del Paese. Dati in %. (Fonte: Tiche)

Il riferimento va in questo caso in particolare all’incidenza sul Pil degli interessi legati al debito pagati dall’Italia (3,4%) in confronto alla Spagna (1,92%) e alla Germania (addirittura 0,59%). «Se pensiamo allo Stato come a una persona fisica è facile capire come tanto più elevato sia il peso del debito, tanta maggiore sia la fatica necessaria a ridurlo», spiega Galiazzo, individuando nel tasso di espansione economica una sorta di valore spartiacque: «Se si cresce a un tasso maggiore del livello di incidenza del debito sul Pil - aggiunge l’economista - è possibile innescare un circolo virtuoso che sia anche rafforzato da decisioni favorevoli delle agenzie di rating, proprio come avviene per la Spagna».

Nell’Italia impantanata nella palude della stagnazione lo scenario è purtroppo differente e i rischi restano dietro l’angolo, così come occorre pensare che l’abbassamento di rendimenti e spread non possa proseguire all’infinito. «Temo che con fondamentali simili un differenziale rispetto al bund inferiore a 200 punti base indica che il mercato ci stia già trattando con i guanti di velluto», avverte Galiazzo. L’avidità non ha limiti, insomma, ma forse a volte è anche il caso di accontentarsi.

Riproduzione riservata ©
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    Maximilian CellinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Mercati finanziari, politiche monetarie, risparmio gestito, investimenti, fonti alternative di finanziamento, regolamento del sistema finanziario

    Premi: Premio State Street 2017 per il giornalista dell'anno - Categoria Innovazione

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