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I buchi neri dei 5 stelle

Doppio mandato e liste elettorali ma le scommesse vere sono due: come recuperare rappresentanza sociale; dove costruire un radicamento territoriale e far crescere una classe politica

di Lina Palmerini

M5S, Conte: "Mia leadership non dipende da carte bollate"

2' di lettura

La situazione, scrive Grillo su Facebook, «è molto complicata. Serve un momento di confronto». La complicazione non è però solo quella giudiziaria di un tribunale che sospende la leadership di Conte, a cui si può porre rimedio. Il punto è che questa decisione cautelare arriva in un momento in cui le lotte interne sono all’apice, esasperate dalle vicende del Quirinale. Insomma, fosse successo in tempi ordinari e in un Movimento pacificato non avrebbe avuto il clamore che ha. Ma il problema è che da quando l'ex premier è diventato capo politico, questo percorso di reciproco disarmo con Di Maio non è stato praticato. Entrambi negano la scissione ed entrambi fanno di tutto per andare in quella direzione.

Disarmo: due questioni interne.

Ora ammesso che la riflessione di cui parla Grillo arrivi, vediamo cosa c'è sul tavolo su cui discutere. Innanzitutto due questioni interne senza le quali è difficile arrivare a una tregua. La prima è una scelta sulla regola del doppio mandato, se abolirla o no. E se – come sembra – si vorrà mantenere allora andrà chiarito quanto saranno discrezionali le deroghe. Non è possibile che Conte diventi il dominus assoluto delle dinamiche interne. Altra questione, chi fa le liste elettorali. Pure questo è un tassello fondamentale per saldare le fazioni in lotta perché alla fine è un modo per regolare una coabitazione tra Conte e Di Maio. Niente che non si sia già visto. Nel Pd, per esempio, alcune candidature alle primarie sono nate per pesare la corrente e distribuire i rispettivi pesi nelle liste elettorali.

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Come eravamo: l’analisi politica che manca

Ma al di là di questi passaggi essenziali alla vita interna, ci sono poi le questioni di sostanza che determinano i destini di un partito e che attengono al rapporto con la società. I 5 Stelle sono entrati sulla scena italiana proprio perché, a un certo punto, hanno rappresentato più degli altri alcune domande sociali, perché parlavano di temi coinvolgenti per gran parte degli italiani – lavoro precario, povertà, inclusione, illegalità - perché non erano chiusi nella loro autoreferenzialità. La prova del Governo è andata male ma il Movimento non si è dato una risposta sui motivi. Anche qui, ricordando la storia della sinistra, quando si perdeva consenso si faceva l'analisi del voto per capire dove si fosse sbagliato. Nei 5 Stelle non si è ancora aperto un dibattito trasparente ma le frustrazioni e la delusione si sono trasformate nel blame game, cioè su chi scaricare la colpa con la conseguente faida Conte-Di Maio.

I destini politici di Conte: due questioni “esterne”

Restano quindi sul tappeto le due domande più scomode e difficili. Come e dove recuperare una rappresentanza sociale. E come costruire un radicamento territoriale che è indispensabile per tenere un ancoraggio con la società e far crescere una classe politica di amministratori, utilissima per la selezione di governo e vera spina nel fianco dei 5 Stelle. Per Conte si riparte da qui. Con o senza Di Maio.


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