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I burattinai del grande rally? Le banche centrali globali

Quest’anno 16 banche centrali (incluse Fed e Bce) hanno tagliato i tassi e molte hanno iniettato liquidità sul mercato

di Morya Longo

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Quest’anno 16 banche centrali (incluse Fed e Bce) hanno tagliato i tassi e molte hanno iniettato liquidità sul mercato


3' di lettura

La domanda potremmo inserirla nella rubrica «Trova le differenze». Cosa è cambiato tra il 2018 e il 2019, tanto da giustificare il primo anno la caduta di tutti i mercati finanziari e l’anno successivo il rimbalzo di tutti i mercati senza alcuna eccezione? La differenza principale, vera causa di due anni così differenti, è questa: l’opposto comportamento delle banche centrali. Nel 2018 ritiravano le misure di stimolo monetario, mentre nel 2019 hanno fatto tutte marcia indietro: 16 banche centrali quest’anno hanno infatti tagliato i tassi (incluse Fed e Bce) e tante sono tornate a iniettare liquidità sul mercato.

La Bce ha riaperto il quantitative easing, mentre la Fed - pur per motivi tecnici derivanti dallo shock sul mercato interbancario - ha iniettato 325 miliardi di dollari da settembre ad oggi. Ecco la differenza tra 2018 e 2019. Ecco perché sui mercati le due annate sono sembrate come Mr Hide e il dottor Jekyll: una nera e una rosa.

Guardare i mercati finanziari sotto questa ottica permette di mettere in luce i veri motivi per cui si muovono spesso all’unisono. Logica vorrebbe che quando la situazione economica peggiora gli investitori andassero sui beni rifugio (principalmente oro e titoli di Stato) ed uscissero dai settori rischiosi (mercati azionari, obbligazioni high yield e così via). E viceversa quando le cose migliorano. Quest’anno, invece, gli investitori hanno comprato di tutto: le Borse sono sui massimi storici (Wall Street nel solo mese di novembre ha aggiornato i record 11 volte), ma anche i titoli di Stato hanno prezzi alle stelle e rendimenti ai minimi. I bond high yield volano, ma anche l’oro vola. Un rally non è stato negato a nessuno.

Eppure il 2019 non è stato così rosa. Gli utili delle aziende, per esempio, sono peggiorati: rispetto a un anno fa - secondo DWS - negli Usa le stime sui profitti sono state riviste al ribasso del 9%, eppure Wall Street è salita del 27%. In Europa idem. Stesso discorso se si guarda l’andamento economico: il commercio globale cala, gli investimenti frenano e l’economia rallenta. In Europa la Germania, motore del Vecchio continente, balla tra recessione e stagnazione. E quando gli utili aziendali calano, l’economia rallenta e le imprese hanno un debito enorme (negli Usa è al record storico) non c’è molto da stare allegri. Eppure l’ottimismo sui mercati dilaga.

Il 2019 è stato anche l’anno della grande incertezza politica e geopolitica: Brexit in Europa e la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina hanno tenuto banco a lungo. Il ritornello su cui gli investitori si sono adagiati narra che quest’anno le Borse siano salite sulla scia dell’ottimismo per un imminente accordo proprio tra Stati Uniti e Cina. Eppure questo accordo è arrivato solo a metà. E solo a dicembre. Basta per tale euforia?

Di fronte a queste obiezioni solitamente sul mercato si risponde che - nonostante tutto - a livello economico e politico c’è stato comunque un cambiamento in positivo. È vero che economia e utili sono scesi - si dice -, ma alla fine sono calati meno del previsto. L’economia americana ultimamente ha anche dato sorprese positive. E dato che le Borse si muovono sulle aspettative, basta questo per farle salire. Vero.

Ma la domanda resta: basta avere di fronte uno scenario meno nero del previsto, cambiando giusto qualche sfumatura di grigio, per realizzare così tanti massimi storici? «Il motivo per cui di fronte a una narrativa negativa i mercati sono stati così euforici quest’anno è legato al comportamento delle banche centrali», conferma Joe Little, global chief strategist di Hsbc. «Questa è stata la grande storia del 2019». «The big story».

A questo punto, però, guardando avanti una domanda bisogna porsela: quale sarà la «big story» del 2020? Dato che ormai le banche centrali hanno sparato gran parte delle cartucce (la Bce per esempio difficilmente potrà fare molto di più), nel 2020 cosa potrà accadere ai mercati? L’ottimismo tra strategist, economisti e analisti c’è ancora: le previsioni sono abbastanza positive. Nel 2020 scopriremo se hanno ragione.

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    Morya LongoVicecaposervizio

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, inglese

    Argomenti: Finanza, mercati azionari e obbligazionari

    Premi: Vincitore del premio State Street 2018 – Giornalista dell’anno, autore del miglior scoop

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