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I buyer promuovono Milano e scelgono il made in Italy

Dalla Rinascente a Mytheresa passando per LuisaViaRoma e Sugar: i compratori fanno un bilancio positivo della settimana della moda di Milano. Ma sollevano un tema importante: c’è bisogno di più spazio per i giovani

di Marta Casadei


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Bottega Veneta (Reuters)

3' di lettura

Il made in Italy si conferma un fattore decisivo nelle scelte di chi compra abbigliamento, accessori e scarpe di lusso. Per rivenderli nei multimarca, fisici e non, in tutto il mondo. Lo confermano proprio i buyer che hanno presenziato alla settimana della moda di Milano che si è chiusa lunedì. E che ora si sono trasferiti a Parigi, dove ieri ha sfilato la collezione Dior firmata dalla stilista italiana Maria Grazia Chiuri.

Sulle pagine del New York Times, la fashion week milanese è stata dipinta come il trionfo di uno status quo vecchio ormai di vent’anni, “nascosto” dietro termini come heritage, cioè quel bagaglio di storia e saper fare su cui si fondano proprio i marchi made in Italy. Non la pensano così i compratori, italiani e internazionali: «La settimana della moda è stata interessante – conferma Giulia Pizzato, direttore buying & merchandising di Rinascente, department store che parla soprattutto a un pubblico internazionale –. Anche grazie al nuovo assetto del calendario, con Prada in apertura e Gucci in chiusura». Tra le collezioni più “efficaci” ai suoi occhi, Pizzato cita « Prada, Bottega Veneta, Gucci, ma anche Jil Sander e Max Mara. C’è stato un ritorno al minimalismo che risponde alle esigenze dei mercati internazionali: l’opulenza era trainata soprattutto dalla volontà di conquistare il pubblico cinese che, però, si sta evolvendo in termini di stile», spiega. Il fatto in Italia – conferma Pizzato – è sempre più capace di orientare le scelte di chi compra prodotti di fascia alta: «Il made in Italy è un marchio di importanza cruciale e incide sulle nostre scelte d’acquisto».

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La kermesse milanese ha impressionato positivamente anche Tiffany Hsu, fashion buying director di Mytheresa, storica boutique tedesca evolutasi in una piattaforma e-commerce da 377 milioni di euro di ricavi, di proprietà di Neiman Marcus: «Milano è la città nella quale è nata la maggior parte di marchi di lusso che vendiamo e partecipare ai grandi show in calendario – spiega – ci emoziona sempre. Considerando il calendario fitto, però, tendiamo a concentrarci sui grandi brand. Cosa mi è piaciuto? Bottega Veneta e Jil Sander e il binomio tra minimalismo estetico e artigianalità di lusso». A rimanere in secondo piano, secondo Hsu, che nel complesso ha aumentato il budget d’acquisto per la P-E 2020, sono quindi i marchi meno noti: «Penso che la situazione sia un po’ limitante per i giovani talenti e che sia difficile entrare nel mercato o anche solo avere uno slot per la sfilata in uno degli orari migliori».

Il punto debole della Milano fashion week, agli occhi dei buyer, sono i marchi emergenti. Che, però, in un momento storico in cui la clientela è alla ricerca di proposte originali, possono essere decisivi nell’offerta di un multimarca: «La ricerca è tornata ad essere essenziale – commenta Beppe Angiolini, titolare di Sugar (Arezzo) – . Siamo in un momento storico in cui se un prodotto piace funziona molto bene: io per l’autunno inverno ho già fatto dei riassortimenti».

Nella settimana della moda di Milano, ha giudicato «ben organizzata e ricca di contenuti e collezioni interessanti, come Gucci e Bottega Veneta», secondo Angiolini non sono però mancati gli spazi dedicati ai nuovi talenti: «Il Fashion Hub organizzato da Camera Moda ha messo in luce le collezioni di ragazzi giovani, ricche di energia».

A sottolineare l’importanza della ricerca è anche Silvano Vangi, creative director & headbuyer luxury womenswear di Luisaviaroma, piattaforma da 125 milioni di ricavi: «È fondamentale, anche perché i clienti si annoiano. Noi, per esempio, lavoriamo molto sulla promozione dei nuovi talenti italiani all’estero». Tra quelle presentate a Milano Vangi mette in luce le collezioni di «Bottega Veneta e Versace: che sia minimalista o ad alto impatto visivo, nella fascia di lusso il made in Italy continua a non avere rivali».

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