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I calzaturifici di Fermo: defiscalizzare il costo del lavoro per sei mesi

Il presidente Melchiorri: dopo il coronavirus, serve una misura per abbassare i costi e consentirci di intecettare gli ordini che andavano alla Cina

di Michele Romano


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(Imagoeconomica)

2' di lettura

Cento milioni per defiscalizzare per almeno sei mesi il costo del lavoro, consentendo ai produttori italiani di fascia medio-bassa di acquisire una quota di mercato mondiale in questo momento in mano alla Cina. Sei mesi che equivalgono a una sola campagna vendita. «Una misura shock», ammette il presidente degli industriali fermani, Giampietro Melchiorri, che in poche ore ha raccolto il gradimento di decine di calzaturieri, anche di altri distretti italiani. «Fa impressione vedere le strade di metropoli cinque volte più grandi di Roma quasi deserte per colpa del coronavirus – osserva l’imprenditore, che è anche vicepresidente di Assocalzaturifici -. Questo, però, significa anche blocco delle produzioni e delle consegne estive e difficoltà nel reperire materie prime».

Un mercato ricchissimo
In ballo c’è un mercato ricchissimo: acquirenti, soprattutto americani, giapponesi ed europei, che oggi si rivolgono alla Cina e, più in generale, ai Paesi asiatici, mercati che rischiano la paralisi per diversi mesi. Quei buyer stanno sondando mercati alternativi per dirottare almeno gli ordini per il prossimo inverno: Romania, Albania, Spagna, Portogallo, Turchia, «dove si riesce a produrre a costi poco più alti rispetto alla Cina, ma decisamente più competitivi rispetto ai nostri». Da qui la richiesta al ministro Di Maio di «una misura mirata per il settore», destinando un terzo dei 300 milioni già nel bilancio dell’Ice (per riorientare il business delle aziende che hanno rapporti stretti con la Cina, ndr.) «per una straordinaria azione di sostegno» delle calzature italiane. Melchiorri non ha dubbi: «Costiamo troppo e questo è un limite, ma abbassando il gap con gli altri produttori mondiali credo che possa più facilmente emergere l’appeal di una calzatura certificata made in Italy».

Per i produttori marchigiani, poi, la defiscalizzazione temporanea del costo del lavoro si andrebbe ad affiancare all’area di crisi industriale complessa pelli-calzature del Fermano-Maceratese per la quale sono stati stanziati 30 milioni da Regione Marche e Invitalia. E tutto questo consentirebbe di intercettare quei volumi significativi «che oggi passano sopra le nostre teste». «Siamo già attenzionati dal governo – dice ancora Melchiorri –, che non dovrebbe avere alcun dubbio su dove indirizzare questa misura shock, visto che il nostro settore, nonostante una crisi che rischia di diventare cronica, pesa per circa un terzo sul Pil regionale». Il presidente degli industriali fermani insiste sulla provvisorietà della misura: «Proviamo, vediamo se porta dei benefici concreti – conclude – e magari riusciamo anche a riportare nel distretto qualche delocalizzazione». L’appuntamento è per la prossima settimana al Mise, una volta concluso il Micam, il salone internazionale leader del settore, che inizia domenica a Milano-Rho e dove i buyer cinesi non hanno mai brillato per presenze e ordinativi.

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