ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa protesta

I camici bianchi in piazza: medici e infermieri in fuga dai pronto soccorso e i morti raddoppiano

La manifestazione del personale sanitario davanti al ministero della Salute per chiedere interventi urgenti già in legge di bilancio

di Marzio Bartoloni

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3' di lettura

I pronto soccorso sono la prima trincea degli ospedali: quella da cui fuggono i sanitari per non finire torchiati da un lavoro usurante e non pagato quanto dovrebbe. E così nei pronto soccorso che devono reggere l’urto di circa 20 milioni di accessi all’anno mancano oltre 5.000 medici e 12.000 infermieri. Mentre, a causa dei tagli ai posti letto, le attese per un ricovero sono sempre più lunghe. Problemi organizzativi frutto di tagli e di decenni di programmazione che hanno portato in 10 anni a un raddoppio della mortalità dei pazienti in attesa di essere trasferiti in reparto. E la situazione rischia di andare in tilt con l'arrivo dell’epidemia influenzale e nuove ondate di casi Covid.

Aumenta il carico di lavoro e le attese prima del ricovero

A chiedere decisioni rapide al Governo già dalla legge di bilancio attesa il prossimo lunedì per «salvare i pronto soccorso dalla crisi nella quale sono sprofondati» è la Società italiana medicina di emergenza urgenza (Simeu), che scende in piazza a Roma il 17 novembre con una manifestazione di fronte al ministero della Salute. Secondo i dati Simeu, i dimessi dopo aver ottenuto cure in Pronto Soccorso oggi sono, in molte regioni, circa un 50% in più rispetto alla pre pandemia. L’aumento del numero di accessi di pazienti rispetto al numero dei sanitari in turno ha portato a un aumento del carico di lavoro per professionista che va dal 25% fino al 50 per cento. I pazienti destinati al ricovero in attesa di un posto letto arrivano fino a più di 800 al giorno in regioni popolose come il Lazio o la Campania, con oltre 600 persone in attesa da più di 24 ore. Ma almeno il 4% dei pazienti restano in pronto soccorso oltre le 48 ore.

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Cresce l’indice di mortalità in pronto soccorso

Secondo la Società italiana medicina di emergenza urgenza l’aumento della mortalità nell’ultimo decennio in Pronto soccorso a causa del mancato ricovero è stata di oltre 100 per cento. «La difficoltà al ricovero per mancanza di posti letto», spiega Beniamino Susi, vicepresidente Simeu, non significa solo il disagio di tanti pazienti che attendono per giorni in barella: «Nel giro di 10 anni l’indice di mortalità in Pronto soccorso si è moltiplicata in quanto sono aumentati i pazienti critici che un tempo avrebbero trovato posto nei reparti di degenza e che oggi invece attendono troppo a lungo un posto letto». «La medicina di emergenza urgenza - spiega Antonio Voza, segretario nazionale Simeu - opera in quel preziosissimo tempo che può fare la differenza tra la vita e la morte di una persona. Un compito cruciale che richiede specialisti preparati e non lascia spazio all'improvvisazione».

Le carenze e le richieste al nuovo ministro Schillaci

Proprio a causa della carenza di personale dovuta alla fuga di medici e infermieri dal pronto soccorso diventa sempre più frequente il ricorso a cooperative private che forniscono medici a gettone non dipendenti del Servizio sanitario nazionale: «Vediamo ogni giorno come l'esternalizzazione di competenze cliniche penalizzi gravemente la qualità delle prestazioni offerte», precisa Beniamino Susi. Per questo i medici e gli infermieri del Pronto Soccorso e del 118, si sono dati quindi appuntamento a Lungotevere Ripa, per chiedere al nuovo ministro della Salute Orazio Schillaci «provvedimenti urgenti per sanare le difficoltà strutturali del sistema». Una «visione strategica» è necessaria soprattutto in vista dell'arrivo dell'inverno. «Abbiamo davanti i mesi più difficili: la stagione fredda, tra influenza e malattie respiratorie - conclude il presidente nazionale Fabio De Iaco - porterà, come sempre, anziani e fragili ad affollare i Pronto Soccorso. Un'emergenza annuale ampiamente prevista, che sarà più pericolosa che mai, vista la condizione delle strutture e degli operatori».

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