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I candidati democratici uniti per l’impeachment di Trump, divisi sulla politica

Nel duello tra progressisti e moderati, avanza a sorpresa il giovane sindaco di South Bend in Indiana, il 37enne Pete Buttigieg. È in testa nei sondaggi nel primo stato che si esprimerà, lo Iowa. Per i fan è “Mayor Pete”

di Marco Valsania


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(AFP)

5' di lettura

New York - I candidati per la nomination presidenziale del partito democratico, moderati e progressisti, si sono uniti nell’attaccare Donald Trump, nel mirino di procedimenti di impeachment alla Camera. Ma hanno ingaggiato anche un duello tra di loro tra visioni piu' radicale e proposte di riforme più modeste: la prima corrente rappresentata da Elizabeth Warren e da Bernie Sanders, la seconda anzitutto da Joe Biden e adesso dal sorprendente Pete Buttigieg. Proprio il 37enne Buttigieg, nel segno della sua avanzata, è finito al centro di alcune delle critiche più severe sul podio - anzitutto sulla sua scarsa esperienza di governo come sindaco di una cittadina dell’Indiana.

L’ombra dell’impeachment
Il quinto dibattito tra i candidati democratici, a cento giorni dai primi voti in primarie e caucus, ha avuto luogo ad Atlanta, moderato dalla rete Tv Msnbc e dal Washington Post. Sullo sfondo la campagna per l'impeachment di Trump, sostenuta dall'intero partito democratico e con i suoi candidati che nel dibattito hanno apostrofato il Presidente come corrotto e responsabile di abusi di potere. Durante le audizioni alla Camera nelle ultime ore è stata ascoltata la testimonianza forse più scottante sulle azioni della Casa Bianca: l’ambasciatore alla Ue e finora fidato finanziatore di Trump, Gordon Sondland, ha affermato di aver agito dietro ordine del Presidente nel ricattare l’Ucraina, offrendo di sbloccare aiuto e sostegno al Paese in cambio di inchieste ad arte contro Biden. Sondland ha detto di aver agito in coordinamento con l'avvocato personale di Trump, Rudy Giuliani, e ha implicato numerosi esponenti di vertice dell'amministrazione, compreso il Segretario di Stato Mike Pompeo e il vicepresidente Mike Pence. Il New York Time ha parlato di un momento “da Watergate”.

I sondaggi
Ma gli assalti a Trump non bastano a superare le differenze tra gli aspiranti democratici alla nomination, rispecchiate dalla loro sfida nei sondaggi. L’ex vicepresidente Joe Biden su scala nazionale mantiene al momento un generale vantaggio nella media dei sondaggi con il 31%, seguito da Warren con il 19% e Sanders con il 17 per cento. Appaiono tuttavia percentuali ancora molto incerte, con forti variazioni a livello dei singoli stati che lasciano ancora la corsa del tutto aperta. Il dibattito di mercoledì sera, 20 novembre, ha portato con sè una novità che dimostra la grande intensità e volatilità della competizione: appunto l’ascesa, tra i candidati più moderati, di Buttigieg, il giovane sindaco di South Bend, Indiana, primo candidato presidenziale apertamente omosessuale.

La Louisiana resta ai democratici, schiaffo a Trump

Buttigieg è balzato in particolare in testa ai sondaggi nel primo stato che si esprimerà sugli aspiranti democratici a sfidare Trump per la Casa Bianca, l’Iowa, che terrà i suoi caucus anziché primarie, cioè assemblee di partito, il 3 febbraio. Il 37enne sindaco ha oggi il 25% dei consensi nei sondaggi locali, contro il 16% di Elizabeth Warren e il 15% di Bernie Sanders, i due candidati della sinistra del partito. Joe Biden, finora il portabandiera dell’ala moderata, ha a sua volta il 15% ed appare in affanno per performance considerate sbiadite. Un recente sondaggio ha dato a Buttigieg un simile vantaggio anche nel vicino New Hampshire, un altro tra i primissimi stati a esprimersi.

Mayor Pete
Buttigieg è salito alla ribalta in parte per gli scivoloni degli altri moderati, oltre a Biden non hanno ingranato nei sondaggi né i senatori Amy Klobuchar, Kamala Harris e Cory Booker. Tanto da stimolare la possibilità di nuove candiature centriste, quella dell’ex sindaco indipendente di New York e miliardario Mike Bloomberg e dell’ex governatore del Massachusetts e ispiratore di Barack Obama, Deval Patrick. Per il momento, però, è Buttigieg che ha alzato il proprio profilo su tutti in una campagna ancora aperta a ogni risultato.

Ha raccolto consensi non solo per il declino dei rivali ma per meriti propri. Per la novità che oggettivamente rappresenta, è il più giovane dei candidati e fa del cambio generazionale una priorità, accompagnata dalla sua oratoria fluida. Per la sua biografia, ha servito volontariamente nelle forze armate in Afghanistan prendendo l’aspettativa da primo cittadino. Per i suoi riconoscimenti accademici, è laureato a Harvard e a Oxford dove e' stato un Rhodes Scholar come Bill Clinton, e nel settore privato, come consulente a McKinsey. Per le sue radici locali, in una cittadina industriale da centomila abitanti del Midwest americano dove è stato eletto l’ultima volta con l’80% dei voti.

Giovane e moderato
Politicamente è schierato per riforme graduali, tra cui un rafforzamento del piano sanitario Obamacare, attraverso l’offerta di una cosiddetta opzione pubblica volontaria, ma non per la nascita di un sistema sanitario nazionale che elimini di fatto le assicurazioni mediche private come domandato da Warren e Sanders. Warren in particolare ha proposto un progetto sanitario da oltre 20mila miliardi con un periodo di transizione di tre anni verso il nuovo sistema.

Buttigieg, tra le sue iniziative più qualificanti, ha anche proposto un allargamento della Corte Suprema per de-politicizzarla, dagli attuali nove altri magistrati a 15, dieci permanenti e 5 a rotazione. Si è schierato per la lotta all’effetto serra, maggiori controlli sulla diffusione delle armi, un percorso verso la cittadinanza per gli immigrati illegali.

Questo nel giro di un anno ha trasformato Mayor Pete, come è stato ribattezzato, dal “più interessante sindaco di cui nessuno ha mai sentito parlare” in un legittimo pretendente. Capace anche di attirare anche significativi finanziamenti - oltre 51 milioni di dollari in donazioni individuali - per intensificare la sua corsa elettorale. Scherzando sulle sue chance elettorali e sulla sua peculiare storia, ha rivendicato d’essere “di sicuro l’unico candidato mancino, maltese-americano, episcopale, gay, millennial e veterano di guerra”.

I passi falsi di Buttigieg
Non sono però mancati passi falsi e controversie. I suoi consensi su scala nazionale rimangono ancora bassi, attorno all'8%, e la sua campagna fatica soprattutto a mobilitare le minoranze etniche cruciali nel partito democratico. Tra gli afroamericani, in particolare, raccoglie solo il 2% del sostegno su scala nazionale e in un altro dei grandi stati all’avvio delle primarie con un significativo elettorato afroamericano, la South Carolina, arranca.

La sua leadership di South Bend è finita sotto accusa per la gestione di tensioni razziali, in particolare i rapporti con a polizia da quando lo scorso giugno un agente ha sparato a un uomo di colore. Suo marito Chasten Glezman, un insegnante del Michigan che ha sposato nel 2018, è stato criticato da altri familiari per aver modificato ad arte la sua storia, aggravando le difficoltà della sua infanzia e adolescenza.

Ultima - e simbolicamente significativa - è esplosa la polemica sulle immagini errate usate per presentare un piano, il Douglass Plan, a favore degli afroamericani, corredato di foto d’archivio compresa quella di una signora del Kenya. E di espressioni di sostegno da parte di leader della comunità che si sono rivelate esagerate.

Per approfondire:
A un anno dal voto in Usa Trump rischia davvero l'impeachment?

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    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

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