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I cantieri si contendono operai e fornitori

di Monica Zunino

In navigazione. L'Amer 120 realizzato dal gruppo Permare di Sanremo

3' di lettura

Per la nautica è un anno d’oro, con un boom che riporta ai fatturati record del 2007 e 2008 e portafogli ordini a due, tre anni e pure oltre. Così tanto lavoro - a dispetto delle ombre dei costi alle stelle di materie prime, trasporti ed energia - che i cantieri di costruzione di yacht e superyacht, oltre ad essere alla ricerca di personale specializzato da assumere, che faticano a trovare, per reggere il ritmo della produzione e le consegne si contendono anche i subfornitori.

«Tutto il comparto ha un segno positivo. E anche noi in quest’ultimo anno di ripartenza post pandemia, e nei due anni di rilancio della nostra azienda, a seguito anche della fusione di Ccn con Baglietto, siamo passati da una produzione media di un paio di barche l’anno, che voleva dire avere 4 o 5 yacht in costruzione nei due cantieri, ad averne 20, sempre sopra i 40 metri», premette Diego Michele Deprati, ad di Baglietto, la cui attività è suddivisa fra La Spezia e Marina di Carrara. «È stato - aggiunge - un passaggio repentino, che ha provocato anche la necessità di adeguare sia le infrastrutture produttive che le risorse umane, perché dai prossimi anni consegneremo una media di 5/6 barche l'anno».

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Barbara Amerio. Ceo del gruppo Permare

È una questione di equilibrio. «Oggi la cantieristica soffre di una domanda - prosegue Deprati - che sta mettendo in difficoltà l’offerta, la capacità produttiva. C’è un po’ la corsa ad accaparrarsi le ditte di subfornitura, quelle che si sono strutturate nel tempo e a cui tutti i cantieri si appoggiano sul territorio, aziende di fiducia che garantiscono standard produttivi elevati. Noi stiamo cercando di organizzarci e muoverci per cercare di acquisire, o fare partecipazioni, con aziende che sono già presenti in questo business. Anche per avere priorità pure in termini di disponibilità di tempi, perché il fattore tempo oggi è fondamentale più del prezzo. Poter effettuare consegne più ravvicinate aumenta le possibilità di vendita».

Trend più che positivo, con nove barche in costruzione e consegne che garantiscono il pieno fino al 2026, anche per il cantiere Permare, sede a Sanremo, che realizza barche con il marchio Amer yachts e sta debuttando negli yacht in acciaio e alluminio da 70 metri con il nuovo brand Amer steel.

«Non si era mai potuta programmare così bene la costruzione - racconta Barbara Amerio, ceo del gruppo - il problema è la carenza di manodopera. Sul fronte dei materiali i flussi stanno iniziando a normalizzarsi, anche se gli aumenti dei costi di produzione hanno una ricaduta pesante perché non possiamo ribaltarli su commesse già firmate con prezzi già fissati, manca invece personale specializzato, perché non si è lavorato in passato sulle scuole di formazione. Manca tutto: dai carpentieri ai verniciatori, dai saldatori al semplice operaio di cantiere, agli equipaggi: c'è una fortissima domanda rispetto all’offerta, che tocca tutta la filiera alla ricerca di figure professionali che non ci sono».

Questo porta anche a dire dei “no” a trattative per nuove commesse. «Noi ci siamo calibrati su quello che possiamo fare in autonomia - continua Amerio - altrimenti si rischia davvero di farsi la guerra per strapparsi personale. Stanno iniziando ad arrivare anche offerte di aziende che propongono squadre di lavoro con manodopera europea, ma preferiamo restare più ridotti nei numeri e lavorare con personale del territorio».

Vincenzo Poerio. Amministratore delegato del cantiere Tankoa

Per Vincenzo Poerio, ad del cantiere Tankoa, sede a Sestri Ponente (Genova) poco lontano dallo stabilimento Fincantieri, 250 milioni di ordini acquisiti, consegne fino al 2025, la priorità oggi è ottenere spazio per potersi sviluppare. «Se ci danno le aree cresciamo anche fino al 40%», sottolinea, ma guardando al settore non è l’unico nodo da sciogliere. «Il mercato ha reagito benissimo all’effetto Covid e sta tenendo - spiega - sull’effetto guerra. L’unico inconveniente è che abbiamo firmato dei contratti e oggi ci troviamo a fare i conti con l’inflazione: prezzi definiti da una parte e costi che lievitano dall’altra. La filiera della nautica si era abbastanza ridotta per le crisi del passato e la crescita richiede sempre tempo. Le barche che dobbiamo costruire sono aumentate, però non abbiamo fornitori in grado di assorbire così velocemente l’aumento di produzione. Molte imprese nel territorio, peraltro, si stanno anche riconvertendo dal navale al nautico e non è un male».

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