moda hi-tech

I capi intelligenti si illuminano e misurano lo smog, così We Light va nel futuro

Un progetto Enea, università di Modena e Reggio Emilia, Cnr, Infn con il laboratorio di Ricerca Industriale Mist e-r: dallo sport alla vita di tutti i giorni, l'abbigliamento diventa interattivo anche grazie a un'app che legge i dati raccolti

di Davide Madeddu

(Maridav - stock.adobe.com)

2' di lettura

Tra moda e tecnologia. I capi del futuro viaggeranno, grazie a microsensori integrati tra comfort e sicurezza e con un occhio di riguardo ai dettagli. Che si tratti di indumenti per lo sport, lavoro o altro ancora non fa differenza. I capi intelligenti «leggeri, ergonomici e sicuri», «molto adatti per ciclisti e runner» saranno integrati con sistemi microelettronici e sensori incapsulati all'interno di materiali in grado di dissipare l'energia termica. Lo sguardo verso l'abbigliamento del futuro (con capi dotati di sistemi elettronici, ottici e sensoristici, in grado di connettere chi li indossa all'ambiente esterno) parte dal progetto We Light (Wearable Lighting for smart apparels) cui partecipano Enea, università di Modena e Reggio Emilia, Cnr, Infn e il laboratorio di Ricerca Industriale Mist e-r.

I sensori contenuti nei tessuti consentiranno «sia di attivare fibre ottiche e Led in funzione delle condizioni di luce per aumentare la visibilità, sia di acquisire i dati delle prestazioni atletiche e della qualità dell'aria». Non solo l'abbigliamento diventa interattivo grazie a un'app che «che leggerà questi dati raccolti in un archivio open source con la possibilità di avere suggerimenti sui percorsi “green” per evitare le zone a inquinamento urbano più elevato». Vestiti ipertecnologici dagli impieghi differenti come rimarca Sergio Petronilli, ricercatore Enea del Laboratorio Cross Technologies per Distretti Urbani e Industriali (Cross-Tec): «I capi accessoriati con questi toolkit saranno altamente funzionali e utili anche in altri settori della moda o negli ambienti di lavoro dove ad esempio consentiranno di segnalare agli operatori l'accesso in zone pericolose tramite l'attivazione automatica di fibre ottiche o Led anche in relazione alle condizioni dell'ambiente esterno, come luminosità, umidità e temperatura».

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