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I cementifici aprono le porte alla comunità

Cinque impianti italiani saranno visitabili nelle giornate di sabato e di domenica. In un anno abbattute le emissioni di co2 dell’8,9 per cento

di Matteo Meneghello

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Colleferro

Cinque impianti italiani saranno visitabili nelle giornate di sabato e di domenica. In un anno abbattute le emissioni di co2 dell’8,9 per cento


2' di lettura

Colleferro. Galatina. Matera. Ternate. Monselice. I cementifici italiani aprono le loro porte per dialogare con i territori e provare a raccontare i passi avanti, in materia di sostenibilità e sicurezza, compiuti dall’industria del cemento in questi anni. «Porte aperte» è un’iniziativa promossa da Federbeton (è la federazione che rappresenta la filiera italiana del cemento e del calcestruzzo) e da Aitec, che raggruppa i produttori nazionali di cemento: sabato e domenica sarà possibile visitare cinque impianti dei gruppi Italcementi, Colacem, Holcim e Unicem. «Con questa iniziativa - spiega il presidente di Federbeton, Roberto Callieri - vogliamo incontrare le comunità locali per fare conoscere il nostro impegno nel generare valore condiviso in termini di qualità del materiale, di sicurezza e salute per i dipendenti, di sviluppo per il Paese e i territori, di economia sostenibile per l’industria, le comunità e l’ambiente».

In occasione della due giorni, Federbeton presenterà il consueto rapporto di sostenibilità. Il documento evidenzia come nel 2018, grazie alla sostituzione di parte dei combustibili fossili, anche con biomasse, il settore del cemento ha contribuito alla riduzione della CO2 emessa in atmosfera, in misura crescente rispetto agli anni precedenti, con un calo dell’8,9% rispetto al 2017. Tutto questo a fronte di una produzione di calcestruzzo che, nonostante si sia più che dimezzata negli ultimi sette anni, nel 2018 è cresciuta di un pun to percentuale rispetto al 2017.

L’anno scorso le calorie di origine fossile sostituite ammontano al 19,7% del totale (17,3% nel 2017), corrispondenti a più di 387mila tonnellate di combustibili alternativi utilizzati. L’Italia è ancora lontana dalla media europea che si attesta al 46% di sostituzione calorica (Germania 66%; Austria 79%). «Grazie all’impegno delle aziende nel continuo miglioramento del processo produttivo e agli investimenti in tecnologie innovative - spiega l’associazione - sono stati raggiunti importanti traguardi di riduzione delle emissioni. I dati, riferiti alle emissioni specifiche per singola unità di prodotto, riportano un calo del 15,4% delle emissioni di polveri, rispetto al 2017 e un -3,8% delle emissioni ossidi di azoto».

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