Nuovi luoghi del food

I centri commerciali scoprono i piccoli ristoranti di qualità

Dopo la batosta dovuta alla pandemia (-45% di attività alimentari) prevista la ripresa con nuove aperture anche di locali gourmet e l’aumento delle superfici dedicate

di Maria Teresa Manuelli

3' di lettura

La pandemia ha sicuramente interrotto la crescita delle food hall e food court nei centri commerciali come luogo di incontro e aggregazione. «Oggi che la situazione è migliorata si torna con prudenza a muoversi – afferma Roberto Zoia, presidente del Cncc-Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali – e stimiamo una ripresa di oltre il 70%. Questo perché i centri commerciali vengono percepiti come sicuri dagli utenti, grazie allo sforzo messo in atto dalle proprietà, sia sugli ingressi (temperatura, mascherina, sanificazione mani ecc.), sia all’interno dei centri (corsie differenziate, distanziamento, sanificazione eccetera)».

Analizzando la variazione della superficie e dei punti vendita dedicati alla ristorazione nei centri commerciali dal 2010 al 2019 vediamo come il peso di tale categoria sia incrementato dal 7,2 all’8,6% per la prima e dal 10,9 al 14,4% per i secondi. «Naturalmente la crescita è in parte influenzata dalla conformazione dei centri commerciali stessi, poiché non è possibile implementare un punto vendita ristorativo se l’unità commerciale non risulta predisposta a livello impiantistico per ospitare una locale di questo tipo».

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Anche in termini di mix l’offerta ha subito dei cambiamenti importanti. «Da rilevare che negli ultimi anni la tendenza dei nuovi format è quella di prediligere soluzioni ristorative di più piccole dimensioni ma diversificate tra di loro a scapito di format come ristorante self service e/o ristorante free flow», commenta il Cncc. Anche per i fatturati la percentuale di incidenza del F&B sul fatturato totale sviluppato dalle gallerie dei centri commerciali è rilevante, attestandosi normalmente intorno al 16% (elaborazione Nomisma su dati Icsc Industry Dei Poli Commerciali).

Ma la ripresa è a due velocità. C’è una netta distinzione tra i centri primari che hanno una vasta scelta di ristorazione e una parte ludica ampia e interessante, e centri secondari dove la ristorazione e la parte ludica sono minimali. «Nel primo caso – osserva Zoia – la ripresa è iniziata da tempo ed è su buoni livelli; sicuramente per la parte ristorazione gioca molto la varietà dell’offerta in un ambiente controllato e sanificato, con i posti distanziati e con i controlli di sicurezza messi in atto dal Centro». Nel secondo caso invece la ripresa è in atto, ma molto più lentamente.

Vero è che la pandemia ha lasciato una eredità pesante. Il 2020 ha chiuso con un calo del fatturato per le attività ristorative del 45,8% rispetto al 2019, contro un decremento medio del fatturato delle gallerie del 29,9%. I primi 9 mesi del 2021 non mostrano miglioramenti decisivi per quanto riguarda il comparto, in quanto al 30 settembre la ristorazione presentava dei fatturati inferiori del 41,6% rispetto ai primi 9 mesi del 2019 e inferiori dello 0,5% rispetto ai primi nove mesi del 2020.

Ma il rilancio è già in atto. Il centro Le Due Torri di Stezzano, a una decina di minuti da Bergamo, si amplia di 8mila mq e, grazie a un investimento di oltre 20 milioni, sale a 50mila metri quadrati di superficie lorda affittabile, dove troveranno posto, oltre ai negozi non food, sei ulteriori marchi ristorativi, portando a 21 il totale di bar e ristoranti. Mentre qualche giorno fa Nhood services Italy, filiale del gruppo francese di real estate commerciale Nhood, ha siglato un nuovo accordo con I Love Poke (55 locali in Italia) che si amplierà con una quindicina di chioschi e ristoranti di dimensioni medio piccole, per un totale di 650 mq, che entreranno, negli shopping center di Brescia, Padova, Napoli, Torino, Catania, Sassari, Olbia. Sonae Sierra ha acquisito La Galleria di Reggio Emilia e ha dato avvio a un grande progetto di ristrutturazione con l’intenzione di far ritornare questi importanti spazi nel cuore di Reggio Emilia alla funzione di mercato, punto di incontro e socializzazione delle persone, anche attraverso l’eccellenza della tradizione culinaria locale e internazionale.

«Oggi anche in Italia cominciamo ad avere centri commerciali con la presenza di ristoranti di livello superiore e gourmet – commenta Zoia –. Cito per esempio City Life dove nella Food Hall, troviamo ristorante come “Vivo” ristorazione di pesce dal pescatore al ristorante; “Bomaki”, ristorazione giapponese/brasiliana; “Roadhouse”, griglieria di carne; “Pizza Pie”, “Peck”, ristorante con gastronomia di altissimo livello».

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