LE FAQ DELLE CAMERE DI COMMERCIO

I chiarimenti sulle chiusure: ecco come interpretare i codici Ateco

Se l’attività che si definisce prevalente o l’attività classificata come secondaria sono ammesse, l’azienda può continuare a operare

di Carmine Fotina

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Se l’attività che si definisce prevalente o l’attività classificata come secondaria sono ammesse, l’azienda può continuare a operare


3' di lettura

Le disposizioni sulle chiusure delle attività al momento valgono fino al 3 aprile. Ma è probabile che per evitare una diffusione del coronavirus si vada verso una proroga senza eccezioni almeno fino a Pasqua. Solo dopo potrebbe esserci un aggiornamento dell’elenco dei settori che possono restare aperti. Nel frattempo arrivano nuovi chiarimenti sulle interpretazioni da dare ai c odici AtEco (attività economiche) che classificano i comparti oggetto delle deroghe all’obbligo di sospensione. Chiarimenti forniti da Unioncamere (Camere di commercio) e in corso di aggiornamento.

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Il caso di più codici
Sono diverse le aziende che si sono chieste come procedere, dal momento che svolgono più di un’attività economica e dispongono quindi di più codici Ateco. In questi casi, se l’attività che si definisce prevalente o l’attività classificata come secondaria sono incluse nel nuovo elenco del ministero dello Sviluppo economico (decreto ministeriale del 25 marzo pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 80 del 26 marzo) l’azienda può continuare a operare. In altre parole, non si deve tenere conto solo dell’attività primaria.

I sottocodici
L’elenco delle attività economiche per le quali è consentita la prosecuzione in alcuni casi si ferma alle prime cifre della codifica Ateco 2007. Viene chiarito che l’impresa è autorizzata a proseguire l’attività anche se è iscritta al registro delle imprese con un codice di attività più dettagliato di quello riportato e che arriva ad esempio alla quinta cifra.

Trasporto e traslochi
Per il principio prima esposto, l’autorizzazione relativa al Trasporto terrestre e trasporto mediante condotte (codice 49) include le attività relative a trasporto di merci su strada e servizi di trasloco (49.4), servizi di trasloco (49.42.0), servizi di trasloco per imprese o famiglie effettuati tramite trasporto su strada incluse le operazioni di smontaggio e rimontaggio di mobilia (49.42.00).

Ferramenta e negozi online
Risolto il dubbio sollevato da alcuni negozianti di ferramenta: il commercio al dettaglio in questo settore è consentito. Tuttavia nei giorni scorsi si sono registrate proteste dei rappresentanti dei commercianti all’ingrosso di ferramenta, che invece hanno l’obbligo di chiusura. Come possono essere riforniti i dettaglianti in questo caso?
Confermato inoltre il via libera per il commercio al dettaglio di qualsiasi prodotto effettuato via internet.

Imprese ambulanti di ortofrutta
Viene ribadito che l’ambulante di prodotti agricoli non può venderli in strada, dove potrebbe creare assembramenti di persone, ma può organizzarsi per ricevere gli ordinativi e per consegnare la merce a domicilio, rispettando le norme igienico sanitarie nella fase di confezionamento e in quella di trasporto, finalizzata alla consegna di prodotti ortofrutticoli al domicilio dell’acquirente.

Ristorazione a domicilio
Viene infine confermato che l’attività di ristorazione è consentita solo per la consegna a domicilio e solo nel rispetto delle norme igienico sanitarie sia per l’attività di confezionamento che di trasporto.

Le opzioni sulle riaperture
Come detto, sarà probabilmente dopo Pasqua che si procederà a limitate riaperture. Con gradualità e limitandosi probabilmente a sottocodici (si pensi ad alcune voci dell’universo della meccanica) che hanno strette relazioni produttive con le filiere strategiche dell’agroalimentare e della farmaceutica. Il ministero dello Sviluppo, almeno al momento, esclude riaperture differenziate territorialmente, cioè partendo dalle regioni in cui i dati epidemiologici sono meno gravi. Il rischio in questo caso sarebbe creare asimmetrie di mercato, squilibri concorrenziali che penalizzerebbero le imprese situate nei territori più colpiti.

Il caso dell’abbigliamento all’ingrosso
Restano da chiarire la tabella di marcia e soprattutto i possibili aiuti per settori che lamentano di essere stati finora completamente sottovalutati dal governo, come il commercio all’ingresso di abbigliamento. Un comparto penalizzato dagli acquisti già effettuati per le collezioni primavera-estate, merce già pagata o con obblighi di pagamento che giace in magazzino o è destinata a farlo per mesi. Con inevitabile drastico deprezzamento. Un settore che ha patito tra l’altro la decisione poco lineare, nella fase iniziale, di chiudere i negozi al dettaglio di abbigliamento ma lasciando aperti quelli all’ingrosso che si sono ritrovati senza clienti da poter rifornire ma con la contemporanea esclusione dalla lista dei settori da indennizzare o agevolare.

Per approfondire:
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