Mercato e Industria

I cinesi Geely conquistano l’inglese Lotus

di Riccardo Barlaam

3' di lettura

La Lotus nera con le scritte dorate John Player Special, con cui Mario Andretti vinse il Mondiale di Formula Uno nel 1978 era un'icona per i ragazzi di allora. Imbattibile su pista grazie alle soluzioni innovative studiate nella galleria del vento. E dal fascino che in quegli anni superava anche quello della Ferrari guidata da Giles Villeneuve. Auto sportiva orgogliosamente made in Britain, dopo gli anni culto, quelli di Jim Clark, di Andretti e di Ayrton Senna – nel 1977 al cinema James Bond-versione Roger Moore in “La Spia che mi Amava”, viaggiava su una curiosa versione della Lotus Esprit capace anche di andare sott'acqua - ha conosciuto un lungo periodo di crisi. Quando i produttori di auto sportive hanno cominciato a sfornare Suv, per Lotus è iniziato un lungo declino. Nel 1996 la società viene rilevata dai malesi di Proton, gli stessi che nel 2003 acquistarono MV Agusta per rivenderla subito dopo. Nel 2009 Lotus si butta nell'impresa di costruire un nuovo grande stabilimento, con la prospettiva di allargare le linee produttive per cinque nuovi modelli. La crisi globale e la recessione che arriva di rimando dagli Stati Uniti fanno il resto. Con le banche creditrici che chiudono i rubinetti stanche di iniettare liquidità nel progetto. Così nessuna nuova auto viene prodotta. E le vendite continuano a calare. L'anno peggiore è il 2012: la rete dei dealer Lotus in Gran Bretagna vende in media solo 11 auto al mese.

Negli ultimi anni c'è stata una piccola ripartenza. Ora le auto vendute sono 30 al mese sul mercato domestico. Il fatturato sale grazie al combinato disposto di taglio dei costi, modelli limited edition, e aumento dei prezzi di vendita. Lo scorso mese la casa di Norfolk ha comunicato che per la prima volta dalla fine degli Novanta è tornata sulla la strada del profitto e si appresta a chiudere un bilancio con l'ultima riga “in nero”. La cura dell'amministratore delegato francese Jean-Marc Gales, in sella dal 2014, sta producendo i primi risultati: sono aumentati i concessionari (da 138 a 215) e soprattutto sono stati lanciati una serie di modelli nuovi, che hanno ricominciato a diventare oggetti per i consumatori: ultima arrivata è la Evora GT430, prima di lei hanno esordito le Elise Cup 250 e Exige Sport 380. In Lotus si parla anche di un possibile Suv nel futuro prossimo. Insomma, la strada sembra tracciata. Ma il rilancio ora continuerà e verrà completato con capitali cinesi. Il cavaliere bianco si chiama Li Shinfu, 54 anni, l'ingegnere scienziato appassionato di poesia che da bambino costruiva le auto sulla sabbia sognando di produrle. E che oggi è uno degli uomini più ricchi di Cina, con un patrimonio personale stimato di 10,1 miliardi di dollari, grazie alla sua Geely – significa “fortunato” in mandarino – prima società automobilistica privata cinese che ha rilanciato in pochi anni Volvo. Per dire. La Volvo è stata acquisita nel 2010 da Ford per 1,8 miliardi di dollari. Da allora, Li Shinfu ha investito pesantemente nella realizzazione di nuovi stabilimenti e sui nuovi modelli. I risultati?: nell'ultimo anno fiscale, la Volvo “cinese” ha avuto una crescita dei profitti a doppia cifra: +67%, con un giro d'affari che va: +10% sull'anno prima. Un trend che continuerà considerando che Volvo, con la cura di innovazione cinese e una totale libertà stilistica nei modelli, è stata la prima storica casa automobilistica ad annunciare che dal 2019 produrrà solo motori elettrici e ibridi.

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L'ingegnere Li Shinfu ha anche comprato a prezzo di saldo qualche anno fa la Manganese Bronze, società made in Britain, che costruisce i celeberrimi taxi neri londinesi, i black cab. E anche lì, con un'iniezione di tecnologia made in China, li ha reinventati e rilanciati in versione ibrida. Oggi corrono per le strade di Londra e di altre capitali europee come Amsterdam.

L'ultima scommessa è la Lotus. L'accordo di Geely per rilevare il 51% dai malesi, per una cifra che dovrebbe aggirarsi attorno ai 65 milioni di dollari, sembra sia stato raggiunto. Verrà ufficializzato nelle prossime settimane. In Lotus ci credono e hanno cominciato già a brindare. “Questa è la cosa più bella che potesse capitarci”, ha commentato l'ad Jean-Marc Gales. Che già pensa ai nuovi modelli. A una forte spinta del nuovo “padrone” cinese verso i motori elettrici e ibridi per le Lotus. Insomma un concorrente agguerrito si prepara a tornare in pista (strada) per le varie Tesla e tutte le altre sportive che si stanno convertendo ai motori con la spina. La nuova Lotus, auto dal grande passato e un lustro da rinnovare è tornata. E si prepara a vincere. Come ai tempi di Mario Andretti e delle mitiche JPS nero e oro.

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