spazio

I cinque videogiochi più belli dedicati alla Luna

di Emilio Cozzi


default onloading pic

5' di lettura

Lo sanno tutti (anche i complottisti): stiamo vivendo il luglio più lunare da cinquant'anni a questa parte. Sabato prossimo, il 20, si celebrerà a mezzo secolo di distanza una delle avventure più straordinarie mai intraprese dal genere umano, quel piccolo passo per un uomo reso eterno come un “balzo gigantesco per l'Umanità” da chi lo fece, Neil Armstrong.
E visto che alla Luna sono dedicati capolavori letterari, film, canzoni, pièce teatrali e buona parte delle nostre fantasie tutte il mondo dei videogiochi non poteva né può esimersi dal partecipare all'ode selenica.
Cornice di avventure fantastiche, destinazione remota, trampolino di lancio per altre future destinazioni della razza umana, la Luna rivela anche nell'universo in pixel tutto il suo fascino.
Ecco perché si è deciso di celebrarla passando in rassegna i cinque titoli migliori che, sulla Luna, vanno, vengono o ci passano.
“Lunar Lander” (disponibile per Pc, Nintendo DS, Xbox, PlayStation 2, Microsoft Windows e PlayStation Portable).

Ispirato a “Lunar Landing Game”, un gioco testuale uscito a pochi mesi da quel 20 luglio 1969, “Lunar Lander” è l'Alpha videoludico di ogni amante dell'esplorazione selenica.
Prodotto dalla Atari nel 1979 – in Giappone lo distribuì Sega – impone al giocatore la posa corretta del modulo lunare, Eagle, sulla superficie del nostro satellite naturale, generata in maniera casuale all'inizio di ogni partita e, ogni volta, con poche zone sufficientemente piane sulle quali abbassarsi senza correre rischi. Il Lem è dotato di carburante limitato, la cui riserva ai tempi era tuttavia aumentabile a suon di gettoni. Modalità di incasso a parte – peraltro una versione ante-litteram delle moderne micro transazioni in game – “Lunar Lander” trasformava in gioco i 40 secondi più drammatici dell'allunaggio, quando, a pochi metri dal suolo, Neil Armstrong prese d'autorità i comandi della Eagle – che spettavano al pilota, Buzz Aldrin – per un sovraccarico dell'Apollo Guidance Computer e per evitare una zona troppo rocciosa e pendente, che non avrebbe permesso al modulo di ripartire per ricongiungersi con l'astronave di Michael Collins. Quando Armostrong, alle 22 e 17 in Italia, posò il Lem sulla Luna – è famoso l'annuncio, perso nella nostra diretta televisiva, “Eagle has landed! – nel serbatoio rimanevano 16 secondi di carburante. Aldrin non aveva mai smesso di scandire il tempo rimasto.
Creato all'epoca per dimostrare le capacità di gestione della memoria del computer Dec Gt40, “Lunar Lander” può ancora essere rintracciato nelle compilation “Retro Atari Classics” (per Nintendo DS), “Atari Anthology” (per Xbox, PlayStation 2 e Microsoft Windows) e “Atari Classics Evolved” per PlayStation Portable. Retrogaming da un altro mondo.
“Elite: Dangerous” (disponibile per Pc, Xbox One e Playstation 4)

A oggi il simulatore spaziale creato da David Braben, uno dei maestri del genere, non solo rimane l'esperienza migliore che possiate fare in realtà virtuale; nel panorama videoludico resta, di fatto, la cosa più vicina a un generatore (procedurale) di galassie. Dal 2014 “Elite: Dangerous” dimostra come si possa costruire un altro universo passo dopo passo, estendendone le dinamiche e le azioni consentite al di là di quanto promesso. Che siate contrabbandieri, commercianti, minatori di asteroidi o esploratori, solcarne le profondità cosmiche può rapire tanto da distrarre da altri obbiettivi di gioco. Al suo interno, peraltro, sono riprodotti fedelmente i sistemi solari noti. Il nostro compreso.
Ecco quindi la Luna, proprio come il programma Apollo la lasciò nel 1972, dopo sei spedizioni e dodici astronauti arrivati a fissare le proprie impronte sulla sua superficie. È vero, il gioco impone permessi specifici per vagabondare nel nostro Sistema Solare e c'è chi mormora che nessuna traccia umana sia visibile nel Mare della Tranquillità. Ma se non fosse un gioco per pochi eletti – nomen omen -, “Elite:Dangerous” non rispetterebbe la propria essenza più intima: far capire quanto viaggiare oltre la nostra atmosfera sia una terribile meraviglia. Un nirvana per temerari del pixel.
Deliver Us the Moon” (disponibile per Pc)

Nel 2030 – lo suggeriscono quegli ottimisti di Keoken Interactive – le risorse naturali della Terra sono in esaurimento. Per fortuna le scorte di Helium 3, l'energia del futuro, abbondano sulla Luna, dove la World Space Agency va istallando impianti per l'estrazione del prezioso isotopo.
Almeno fino al 2054, quando un misterioso black out interrompe qualsiasi connessione fra la Terra e i siti estrattivi. Inutile dire che spetti al giocatore ripercorrere l'itinerario di Neil Armstrong e compagni per scoprire cosa sia successo sulla Luna e salvare il pianeta natale.
Premesse eccellenti, narrazione accurata – finale a parte – e soprattutto un messaggio ambientalista trasformato in un toccane ritratto della Terra fra qualche anno, “Deliver Us the Moon” come tutta la buona fantascienza parte da una premessa verosimile: che in futuro prossimo la Luna (o Marte, o gli asteroidi) possa trasformarsi anche in un salvifico o almeno proficuo magazzino per la sopravvivenza della nostra specie. Lungi da deliri in pixel, è un pensiero cui gli scienziati stanno dedicandosi già da un po'. Certo, non una prospettiva realizzabile entro il 2030, ma è significativo che all'argomento sia stato dedicato lo scorso marzo il primo convegno annuale dello Space Economy Evolution Lab dell'Università Bocconi di Milano. Titolo? “Mining the Moon for profit” e no, nessun delirio digitale.

Prey” (disponibile per Pc, Xbox One e Playstation 4)

    Vero, a meno che non se ne consideri il dlc “Mooncrash”, che sulla Luna è ambientato, il gioco di Arkane Studios (gli stessi della serie “Dishonored”) ha a che fare con il nostro satellite naturale solo marginalmente. Nel senso che Talos, la stazione di ricerca dove tutto si svolge, orbita nei pressi della Luna. Lì, l'attività scientifica dell'uomo ha attratto i Typhon, razza aliena dalle potenti capacità psichiche. E, inutile dirlo, antagonista cui il giocatore deve opporsi a suon di Neuromod, impianti capaci di modificare la struttura del cervello per ottenere abilità eccezionali o usare le armi dei Typhon contro di loro.
    Sparatutto in soggettiva con significative escursioni nel gioco di ruolo, “Prey” sfoggia una delle storie meglio scritte fra i videogiochi contemporanei; è capace di sorprendere con svolte narrative mai banali, pronte a cambiare la direzione del racconto proprio come i Typhon mutano forma. Non solo: la sua solidità narrativa è garantita anche dalle premesse, che sulla storia (vera) della cosmonautica sovietica e dell'astronautica americana – in pratica sulla corsa che culminò quel 20 luglio 1969 - imbastiscono la distopia interattiva. Poster, voice over e addirittura alcuni elementi dell'arredamento (spaziale) ricordano la meravigliosa, ma anche inquietante, space race. Una goduria supplementare per chi, dello spazio, conosce anche i retroscena. Per tutti gli altri, un invito ad approfondire.

    Orbiter Space Flight Simulator” (disponibile per Pc)

    È il simulatore spaziale per antonomasia. Sviluppato da Martin Schweiger, un ricercatore della University College di Londra, e pubblicato la prima volta nel novembre del 2000, riproduce fin nelle minuzie un volo spaziale. Viene aggiornato con continuità, è gratuito, per Pc e si basa sull'effettivo comando di navicelle e razzi, sia realistici (come lo Space Shuttle, la gloriosa Mir o la Sojuz), sia fittizi (come il Delta-Glider Mk4). “Orbiter Space Flight Simulator” consente di esplorare l'intero sistema solare con tale cura del dettaglio da essere consigliato anche per la visualizzazione di missioni o rotte in corsi didattici.
    Dalla fisica altamente verosimile, contempla viaggi orbitali, sub-orbitali e interplanetari, ma anche rendezvous extraterrestri e manovre di attracco a stazioni orbitanti. Grazie alle espansioni create dall'utenza, le possibilità di interazione sono sempre in crescita. Ne esiste addirittura un archivio, l' Orbit Hangar. Per gli appassionati italiani dal 2011 è poi attivo un canale web in podcast, Orbiter Live Missions, con missioni commentate ogni settimana e la possibilità di chiacchierare con il conduttore per approfondire quanto trasmesso. A proposito, la componente astrofisica dell'ambiente simulativo è piuttosto rigorosa. Il che fa di “Orbiter” un confine non alla portata di tutti. E sì, certo, ripetere la missione Apollo 11 è possibile. Basta disporre dei piani di volo e il gigantesco balzo dell'Umanità è a portata di mouse.

    Brand connect

    Loading...

    Newsletter

    Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

    Iscriviti
    Loading...