via nel lazio e in sicilia

I circoli di bridge ripartono da sanificazione e quarantena delle carte

Come misure di prevenzione si deve rispettare il distanziamento fisico di un metro, l’igiene delle mani, l’uso della mascherina o della visiera protettiva

di Nicoletta Cottone

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Come misure di prevenzione si deve rispettare il distanziamento fisico di un metro, l’igiene delle mani, l’uso della mascherina o della visiera protettiva


4' di lettura

Misurazione della temperatura, distanziamento, sanificazione, mascherina. Con un rigido protocollo hanno riaperto le porte - ma solo nel Lazio e in Sicilia - i circoli di bridge legati alla Federazione italiana gioco bridge. Riaprono solo per gli allenamenti e non per le competizioni, dopo un lunghissimo lockdown con una serie di regole stringenti riassunte nel Protocollo di sicurezza per contenere i rischi legati al Covid-19, nel rispetto delle linee guida per lo sport emanate dal governo. Un protocollo redatto ad hoc per questa disciplina sportiva, con l’ausilio del Politecnico di Torino.

Circoli fra diritto a ricominciare e divieto di usare le carte
Il bridge in Italia - 23mila tesserati - dopo il lockdown è finito in un vicolo cieco: quello legato al distinguo tra giochi di carte e attività sportive. Da una parte c’è il diritto di ricominciare l’attività sportiva sancito dalla normativa, dall’altra il divieto di usare le carte. Una volta scoccata la fine del lockdown con la riapertura delle attività economiche e sociali, infatti, la Conferenza delle Regioni ha scritto di evitare l’utilizzo delle carte da gioco nei circoli ricreativi. I circoli di bridge, che sono associazioni e società sportive e non ricreative, hanno comunque dovuto attendere i chiarimenti regionali prima di ripartire. Indicazioni che per ora hanno dato solo Lazio e Sicilia. Silenzio dagli altri governatori, nonostante le sollecitazioni della Federazione. D’altra parte, come ha ricordato Francesco Ferlazzo Natoli, presidente della Federazione italiana gioco bridge, nella lettera inviata al Coni e ai governatori, «per il bridge sportivo non sussistono pericoli di esposizione e contagio superiori a quelli che si riscontrano nella pratica di altri sport o di altre attività della vita quotidiana, dalla frequentazione di bar ai ristoranti, ai supermercati, ai mezzi di trasporto pubblico». Anzi per essere chiari ci sono sport dove il contatto fisico è ben più ravvicinato.

Campionati bloccati il 21 febbraio
I campionati, ha ricordato Gabriele Tanini, presidente del comitato regionale Lazio della Federazione italiana gioco bridge, sono stati bloccati in via precauzionale già a Salsomaggiore il 21 febbraio, quando era stato scoperto che il paziente 1 di Codogno era un maratoneta. E proprio nel Palazzo dei congressi di Salsomaggiore sarebbe stata effettuata la punzonatura degli atleti in partenza il giorno successivo. Qualche giorno dopo la chiusura preventiva in tutta Italia dei circoli decisa dalla Federazione. «La disciplina con la riapertura affronta un sfida difficile - ha sottolineato Tanini - legata a una serie di ostacoli: dall’età media degli associati alla paura legata a tre mesi di permanenza in casa, al disagio per l’uso delle mascherine».

Danni per 3-4 milioni nel 2020
E ci sono anche una raffica di problemi economici per chi i circoli li gestisce. «Abbiamo quantificato con il Coni 3-4 milioni di danni solo per quest’anno - ha aggiunto Francesco Ferlazzo Natoli - più forti nelle grandi città, dove i costi degli affitti sono altissimi. Psicologicamente sono tutti provati e la speranza, per un gioco che coinvolge molti over 65, è il vaccino». Il settore ha avuto perdite fortissime, perché anche in lockdown i gestori si sono trovati a dover pagare gli affitti, elevatissimi nelle grandi città, e le spese vive quotidiane, anche se chiusi. L a riduzione del canone di affitto al 50% per 5 mesi ha aiutato, ma non risolto i problemi dei circoli, che ora sono alle prese con le procedure di sanificazione che aggiungono costi a perdite già elevate della categoria.

Circa un terzo non riapriranno : al ministro chiediamo equità
Non solo. Il protocollo impone tavoli enormi, metri 1,30 x 1,30, costringendo tutti i circoli ad acquistare nuovi tavoli o ad adattare quelli esistenti con prolunghe o divisori in plexiglass. Tutti costi che si aggiungono al dimezzamento del numero dei tavoli che è possibile predisporre. Poi ci sono i collaboratori sportivi (arbitri, allenatori e insegnanti), molti dei quali non hanno ancora ricevuto i 600 euro promessi. «In realtà - ha spiegato Ferlazzo Natoli - allo sport non è arrivato niente. In pochi hanno avuto accesso al credito sportivo. Tanto che molti circoli, sopraffatti dalle spese, resteranno chiusi. Per ora calcoliamo che circa un terzo non riapriranno».

Fondi limitati alle 19 “sorelle minori” dello sport
Una delle anomalie principali sono i fondi che arrivano a questa disciplina associata al Coni. «Le 19 “sorelle minori”, fra cui il bridge - ha sottolineato Francesco Ferlazzo Natoli - si dividono 3,3 milioni di euro l’anno, a fronte dei 280 milioni delle 49 federazioni nazionali. Chiediamo al ministro di essere trattati in modo più equo».

Sanificazione o quarantena delle carte
Il rigido protocollo approvato per la riapertura dei circoli di bridge prevede, fra le altre, la sanificazione delle carte o, in alternativa, una “quarantena” di almeno 3 giorni prima di essere riutilizzate. I giocatori toccheranno solo le carte che gli spettano, senza mischiarle. Come misure di prevenzione, come dappertutto, in prima linea è il distanziamento fisico di un metro, poi l’igiene delle mani, l’uso della mascherina o della visiera protettiva. Fra le misure del protocollo, anche quelli diffusi ogni giorno dall’Istituto superiore di sanità: non toccarsi mai occhi, naso e bocca, starnutire o tossire in un fazzoletto (da gettare subito nel contenitore dei rifiuti). Bere da bicchieri monouso o da bottigliette personalizzate. Non consumare cibo.

Un milione e mezzo di agonisti in tutto il mondo
In Italia il Coni ha riconosciuto il bridge come attività sportiva (disciplina associata) nel 1993, ma la storia di questo gioco viene da lontano. Antenato è stato il “Whist”, nato nell’Inghilterra del XVI secolo, seguito, nel 1873, dal “Whistbridge”, che lentamente si è trasformato, anche per gli influssi di un altro gioco, il biritch, le cui regole sono ricordate da un libretto del 1886, conservato nella biblioteca dell’Università di Oxford. Il bridge moderno nasce in Italia con Eugenio Chiaradia, che rivoluzionò il gioco con il “Fiori napoletano”. Il termine bridge, si legge sul sito ufficiale della Federazione italiana gioco bridge, «sottolinea quel ponte ideale che viene a formarsi tra compagni di coppia», è «il gioco più diffuso al mondo e conta oltre un milione e mezzo di agonisti e decine di milioni di appassionati». E ora tenta di ripartire fra mille ostacoli, tanta burocrazia e perdite elevatissime.


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