Societa

I confini tra diritto privato e pubblico nell’era digitale

di Paolo Savona e Umberto Tombari

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3' di lettura

Dalla crisi del 2008 si è riaffermata una crescente presenza dello Stato nell’economia dopo l’inversione registratasi a cavallo degli anni 1980 con le politiche della Signora Thatcher e del Signor Reagan, riaccendendo il dibattito sui confini tra il diritto privato e il diritto pubblico.

È ormai diffusa la consapevolezza che la dicotomia tra queste due grandi sfere del diritto (giunta al suo apogeo nell’Ottocento) abbia perso gran parte del proprio valore e si muova su un piano meramente stipulativo e di primo orientamento.

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Se rimanessimo nell’ambito delle concezioni maturate nella storia del pensiero in materia perderemo contatti con la realtà di mercato che si va affermando a seguito dell’incalzare delle innovazioni tecnologiche, che generano una discontinuità anche nel trattamento normativo dei contratti, dove la presenza pubblica si va ampliando.

La nostra tesi è che la ridefinizione dei nuovi confini tra pubblico e privato, nonostante l’allentamento della globalizzazione economica, debba avvenire, innanzitutto, nell’ambito della finanza digitale, che realizza una globalizzazione extraterritoriale, nell’infosfera; le norme e i regolamenti sovranazionali divengono sempre più invasivi nell’architettura giuridica interna, in modo non sempre meditato, ma seguendo le influenze dominanti di Stati leader e di gruppi di potere economico. Di fronte alle innovazioni finanziarie criptate, i compiti ai quali il legislatore italiano e quello comunitario devono attendere sono complessi, ma non eludibili se si intende consentire un’attività di vigilanza finanziaria che tenga conto delle tecnologie che usa il settore privato e che il settore pubblico tarda a incorporare nelle sue politiche e nel suo processo decisionale.

In questo cangiante momento storico, i mercati bancario, finanziario e assicurativo sono comunque - e da tempo - il vero laboratorio ed il banco di prova dei nuovi rapporti tra diritto pubblico e diritto privato, comprensivo anche e in primo luogo del “diritto privato regolatorio” in materia di impresa e di contratti.

In altri termini, queste regole del mercato sono e devono essere, al contempo, regole privatistiche e pubblicistiche o comunque nuove forme di intervento normativo che unisca entrambe le sensibilità e le prospettive.

L’impresa privata e gli interessi privati dei risparmiatori e degli investitori devono essere disciplinati e protetti dalla “mano visibile del diritto” (chiamata a correggere, innanzitutto, i c.d. fallimenti del mercato), in un orizzonte di tutele anche pubblicistiche.

Del resto, proprio in questi settori si diffondono, a partire dall’inizio degli anni Settanta del secolo scorso e in parallelismo con la contrazione di modelli di intervento pubblico diretto, forme di regolazione economica di origine statunitense. Sono le c.d. autorità amministrative indipendenti, chiamate a regolare anche specifici ordinamenti sezionali quali, in primo luogo, il mercato finanziario e quello bancario.

Ed è sempre in questi settori che si è plasticamente manifestato il passaggio dallo Stato gestore alla Stato regolatore, ossia ad uno Stato che svolge per lo più un’attività disciplinare, riferita essenzialmente ad ambiti di attività svolte dai privati, di cui attraverso la regolazione vengono poste le condizioni di funzionamento efficiente.

Si ritorna, allora, alla domanda iniziale ossia se in questi settori nevralgici per il Paese e per l’Unione europea si pongano nuovi compiti per il legislatore italiano e comunitario.

Se la finanza digitale è sempre più rilevante e se l’odierno sistema finanziario, complessivamente considerato, realizza, per definizione, il collegamento tra “unità in surplus” e “unità in deficit” attraverso l’intermediazione bancaria e il mercato dei capitali, allora perché non pensare – oggi a livello italiano e domani magari su un piano europeo - ad una regolamentazione unitaria e ad un Codice Unitario, ossia ad una sorta di Testo Unico del diritto del sistema finanziario, bancario e assicurativo (riprendendo un’antica idea di Carlo Azeglio Ciampi)?

E in questo mutato scenario il Testo Unico/Codice unitario non dovrà essere una mera riproposizione (meglio coordinata) di vecchi contenuti, ma dovrà aprirsi al “nuovo” e prendere in centrale considerazione la finanza digitale in tutte le sue forme e declinazioni.

Siamo in presenza di una avvincente sfida - culturale, prima ancora che legislativa - per ripensare e sperimentare nuovi confini e nuovi rapporti tra diritto privato e diritto pubblico.

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