VINI

I Consorzi Primitivo di Manduria e Valpolicella bocciano “Terregiunte”

L’etichetta di Masi e Vespa presentata la scorsa settimana a Cortina d’Ampezzo

di Enrico Netti


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2' di lettura

Polemiche per “Terregiunte” il vino blent nato da Amarore e Primitivo di Manduria ideato da Bruno Vespa (Futura14) e Sandro Boscaini di Masi Agricola. La levata di scudi è dei due consorzi che mettono all’indice la forma di comunicazione adottata per il lancio di “Terregiunte” e il mancato rispetto delle comunicazioni agli enti di controllo. Insomma si preannuncia una querelle in piena regola. Da parte sua il Consorzio tutela vini della Valpolicella ritiene «non corretta e quindi irrispettosa delle regole la gestione della comunicazione adottata da Masi Agricola e Futura 14». Infatti il Consorzio rileva che le norme comunitarie vigenti vietano di fare menzione a zone o prodotti a denominazione di origine accostate a vini senza alcun riferimento geografico, non solo in etichetta ma in tutti i canali media utilizzati. Norme ad avviso del Consorzio ampiamente disattese «recando nei confronti degli utenti confusione e cattiva informazione e conferendo al vino da tavola un’immagine diversa dalla realtà». La valutazione viene così rimandata agli organi di controllo competenti del ministero delle Politiche agricole ma il CdA del Consorzio puntualizza come «non si possa nemmeno parlare di Amarone per un prodotto solamente vinificato, in quanto non ha concluso il processo di certificazione come Docg».

Più incisive le osservazioni del Consorzio di tutela del Primitivo di Manduria doc e del Primitivo di Manduria dolce naturale docg che evidenzia le mancate comunicazioni agli organi di controlli. «Il Consorzio ritiene opportuno specificare che qualsiasi produttore può, per motivi di scelta commerciale, effettuare un’operazione di declassamento del proprio vino: nel caso di specie mediante il taglio di un vino doc, quale il Primitivo, con un docg come l’Amarone. Tale operazione di declassamento – che peraltro implica la necessaria annotazione nei registri e le conseguenti comunicazioni agli enti di controllo – determina de plano la perdita del diritto all’uso della denominazione d’origine, non solo sulle etichette, ma in generale sul materiale che viene utilizzato a promozione del prodotto ottenuto. Fermo restando che tali condotte commerciali, ove non conformi a normativa, sono soggette alle sanzioni dell’Ispettorato Centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari presso il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, il Consorzio ritiene non corrette le informazioni sin qui diffuse al pubblico, e quindi conseguentemente necessaria una significativa correzione dei contenuti comunicati».

Nessuna reazione per il momento da Masi e Vespa. Quasi un omaggio all’adagio «Nel bene o nel male, purché se ne parli».

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