sbagliando si impara

I «contaminati interdisciplinari» sono la risposta umana all’era dell’algoritmo

Persone che abitano spazi dove gli algoritmi si muovono a fatica: i ponti e i link inaspettati. Per questo le loro qualità sono sempre più richieste

di Giulio Xhaet *

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(AFP)

Persone che abitano spazi dove gli algoritmi si muovono a fatica: i ponti e i link inaspettati. Per questo le loro qualità sono sempre più richieste


3' di lettura

Nell’era dell'algoritmo l’iperspecializzazione sta diventando un limite, perché la migliore iperspecialista di sempre è l’intelligenza artificiale. E lo diventerà sempre di più, lasciando al palo milioni di professionisti umani. L’interdisciplinarietà è invece ciò che contraddistingue i protagonisti dei nostri tempi, i cosiddetti “contaminati”. Persone che abitano spazi dove gli algoritmi si muovono a fatica: i ponti e i link inaspettati. Per questo le loro qualità sono sempre più richieste nelle aziende.

Come spiega Anders Sandberg, ricercatore al Future of humanity institute: «I lavori attualmente sicuri sono quelli difficili da definire».
I contaminati sviluppano alcune capacità peculiari. Osserviamole nel dettaglio.

Link learning - Apprendere per propagazione.
Più che nei secoli passati è importante apprendere non solo per approfondimento, ma anche per propagazione. È la capacità di muoversi orizzontalmente, far transitare la mente da un contesto a un altro, ed è ciò che faticano a imparare gli algoritmi. Lo scrittore di fantascienza Arthur C. Clarke l’aveva battezzata “transilienza”, mentre Frans Johansson parla di “danza nelle intersezioni”.

Per tre motivi: il contaminato è abituato a sentirsi un principiante e mantiene un atteggiamento umile. Inoltre deve ripartire da zero sempre di meno, perché travasa tecniche e conoscenze da una disciplina all'altra. Infine, la passione lo porta a dedicare ore alla ricerca, a studiare in modo famelico concentrandosi sulla nuova materia. La passione è nemica giurata della superficialità, la sconfigge. È quella cosa che vi tiene svegli fino alle 2 del mattino. La profondità non è una prerogativa esclusiva degli specialisti: un contaminato trasforma le curiosità in passioni, se non in sane ossessioni. Se non siete stati superficiali, avrete appreso qualcosa che con tutta probabilità vi tornerà utile più avanti nella vita.

Complex problem solving - Predisposizione nel prendere decisioni in situazioni complesse.
Un algoritmo è perfetto in situazioni in cui seguendo delle regole trovi la soluzione, ma rimane fregato se più delle regole contano le eccezioni. L’habitat dove non esistono regole fisse è la complessità. Difatti, un sistema è complesso se è costituito da elementi fortemente interconnessi, è instabile e non rimane mai uguale a stesso. Ecco perché un mondo sempre più interconnesso diventa sempre più complesso.

Il pioniere della cibernetica William Ross Ashby è celebre per la sua “legge di varietà necessaria”, che recita: only variety can destroy variety. Ovvero, per governare una situazione con un alto grado di varietà (quindi complessa), serve qualcuno che disponga di una varietà interna uguale o superiore a quel sistema. I contaminati dispongono di un’ampia varietà interna, perché vivono esperienze diversificate e sanno osservare un problema da numerosi punti di vista. Domandatevi: La varietà che riuscite a mettere in campo può battere la varietà del problema e condurvi verso una buona decisione? Can your variety destroy variety ?

Network inclusion - Generano ponti tra gruppi diversi e culture lontane.
Sapete perché le sequoie si chiamano così? Riprendono il nome di Sequoyah, l’uomo a cui sono state titolate per rendere omaggio all’ impresa straordinaria che lo vide protagonista. Sequoyah era un sanguemisto: metà nativo americano (sua mamma era una Cherokee) e metà tedesco. I nativi americani erano impressionati dalla scrittura occidentale: le lettere di corrispondenza erano state battezzate “foglie parlanti”. Quando Sequoyah disse che voleva inventare un linguaggio Cherokee per leggere e scrivere, gli risposero che era un’idea ridicola. Ma lui non rinunciò: il suo non appartenere a un unico popolo fu la sua forza. Non osservava gli occidentali con diffidenza, ma con curiosità, in quanto anch'egli ne era in parte figlio.

Dopo 12 anni, presentò un sillabario di 85 caratteri, così semplice da imparare che in appena 12 settimane migliaia di Cherokee furono in grado di leggere, tanto da fornire lo stimolo alla comunità per fondare The Cherokee Phoenix, il primo giornale dei nativi americani. La network inclusion è la messa a terra di una contaminazione culturale sempre più necessaria.

Creative hacking - Maggior spazio creativo a disposizione.
Gli algoritmi sono regolatori e filtri che si adattano a gran velocità, sono freni giocanti. Ma gli esseri umani sanno fare un’altra cosa. Noi sappiamo giocare in modo sfrenato con l’immaginazione. Seguiamo il consiglio di Yuval Noah Harari: «Per ogni dollaro e ogni minuto che investiamo per migliorare l’intelligenza artificiale, sarebbe saggio investire un dollaro e un minuto per migliorare la coscienza umana». Quale domanda sappiamo porci che l’algoritmo fatica a mettere a fuoco? Quali sono le domande algoritmicamente inconcepibili? Sono questi gli interrogativi su cui investire del tempo.

* Partner di Newton S.p.A.

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