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I conti correnti a tassi negativi? Realtà in Europa, non in Italia

Cresce il numero di istituti continentali che applicano interessi sotto zero per le giacenze di grande importo della clientela. Svizzera e Germania sono in prima fila

di Maximilian Cellino


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3' di lettura

Tassi negativi applicati anche ai conti corrente dei clienti. L’indicazione di Jean Pierre Mustier, amministratore delegato di UniCredit nella sua nuova veste di presidente della European Banking Federation (Ebf, l’associazione che riunisce e rappresenta le banche europee) ha scatenato due giorni fa inevitabili discussioni all’interno del settore finanziario e legittimi timori fra i risparmiatori, ma non può essere certo definita un fulmine ciel sereno.

La «tassa» sui depositi, anche se limitata alle giacenze particolarmente elevate, è già realtà in terra Svizzera e Danimarca (dove i tassi sono ancora più bassi rispetto all’Eurozona) ed è anche diffusa in diverse realtà regionali tedesche. Più difficile invece vederla applicata in Italia, almeno nel breve termine.

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Le critiche di Ubs e Deutsche

Per raccontare una vicenda che Mustier ha contribuito a far emergere e a rendere nota anche nel nostro Paese occorre fare un passo indietro di almeno un paio di mesi. È infatti a inizio di agosto - quando appare evidente che la Banca centrale europea stia pensando a un’ulteriore sforbiciata sulla remunerazione sui depositi, poi regolarmente portata a compimento nella riunione del 12 settembre - che la pazienza di alcuni banchieri nei confronti di un fenomeno che contribuisce a ridurre i margini degli istituti di credito arriva al limite. A manifestare insofferenza nei confronti dei tassi negativi sono in prima battuta due pezzi da novanta: Christian Sewing e Sergio Ermotti, i numeri uno rispettivamente di Deutsche Bank e di Ubs.

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Almeno in quest’ultimo caso l’intervento non è puramente di facciata, perché le critiche sono state poi seguite dall’azione e Ubs ha effettivamente deciso di caricare a partire da novembre i clienti più abbienti (quelli che mantengono sul conto giacenze superiori ai 2 milioni di franchi svizzeri) con un tasso negativo dello 0,75%, lo stesso applicato dalla Banca nazionale svizzera sui depositi. In questo caso si è seguito l’esempio di istituti di credito elvetici di dimensione più ridotta come Julius Baer, Pictet, Lombard Odier, oltre che di alcune banche cantonali, e si è aperta la strada a un altro colosso del Paese: quella Credit Suisse che sta pensando a una soluzione simile dopo aver caricato i conti denominati in euro oltre la soglia del milione.

E se non stupisce trovare fra chi impone tassi negativi ai clienti diversi istituti di credito scandinavi - le danesi Jyske Bank e Sydbank si muovono per esempio in linea con il -0,75% applicato dalla locale Banca centrale - più curiosità e attesa esiste ovviamente per i movimenti in preparazione o già in atto all’interno dell’Eurozona. Qui a dare fuoco alle polveri ci hanno già pensato alcune realtà regionali tedesche come Berliner Volksbank oppure Raiffeisenbank im Oberland e anche in questo caso la sorpresa è relativa, visti gli attacchi da sempre lanciati dalla terra tedesca alle politiche ultraespansive della Bce guidata da Mario Draghi.

La caccia ai rendimenti italiani

Non si sono ancora ufficialmente mossi nomi del calibro di Deutsche Bank, che nel 2018 ha perso ben 400 milioni di euro a causa dei 100 miliardi depositati presso i forzieri dell’Eurotower al tasso (allora) di -0,40 per cento. Si sono però dati da fare i cittadini tedeschi, i quali hanno iniziato negli ultimi mesi a dare la caccia ai conti italiani, che qualche rendimento positivo lo offrono ancora. Presso le banche del nostro Paese, ha rivelato ieri durante un convegno a Roma il presidente del Fondo interbancario di tutela dei depositi Salvatore Maccarone, figurano infatti «alcuni miliardi» di depositi vincolati intestati a clienti di banche tedesche e il fenomeno è «in netta crescita».

All’interno dei confini nazionali, e nonostante le esternazioni di Mustier (effettuate peraltro sotto il cappello Ebf e non UniCredit), non si parla in effetti ancora di tassi negativi applicati ai conti corrente, che in ogni caso ormai da qualche anno rendono praticamente zero (0,04% secondo le rilevazioni di fine luglio scorso targate Banca d’Italia) quando non sono vincolati per un lasso di tempo. «Si introdurrebbe un principio che metterebbe in difficoltà l’intero settore, clienti, imprese, territori e lavoratori bancari e a trarne vantaggio sarebbero le Poste Italiane, che potrebbero raccogliere possibili fughe di clienti», ha criticato il segretario generale della Fabi, Lando Sileoni. Un’ipotesi lontana, per ora.

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    Maximilian CellinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Mercati finanziari, politiche monetarie, risparmio gestito, investimenti, fonti alternative di finanziamento, regolamento del sistema finanziario

    Premi: Premio State Street 2017 per il giornalista dell'anno - Categoria Innovazione

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