il dibattito sull’impianto milanese

I conti del Politecnico: «Inutile rifare San Siro, serve un nuovo stadio»

di Marco Bellinazzo


San Siro, i tifosi: "Demolirlo? Sarebbe come buttare giu' il Duomo"

3' di lettura

Uno stadio nuovo. Edificato nella zona di San Siro, la cui vocazione sportiva è ormai inestirpabile. E, soprattutto, uno “stadio di Milano e per Milano”, in cui Inter e Milan, grazie alle nuove tecnologie digitali diano vita a un modello innovativo di cogestione.

È questa la ricetta del Politecnico di Milano, un’eccellenza accademica riconosciuta a livello internazionale e che negli ultimi anni è stato un player di primo piano nel processo di rigenerazione urbanistica del capoluogo lombardo.

Da alcuni mesi gli esperti dell’università milanese - che tra le altre cose organizzano un master in Progettazione Costruzione e Gestione delle Infrastrutture Sportive in collaborazione con Coni, Figc, Lega Serie A e Istituto per il Credito Sportivo, diretto dal Vice Rector Emilio Faroldi - hanno avviato un confronto con i vertici di Inter e Milan proprio sul tema del nuovo stadio. Una interlocuzione tecnica e dal profilo istituzionale, al termine della quale però proprio l’ateneo meneghino potrebbe mettere a disposizione di tutte le parti una “piattaforma” di idee e linee guida utili ad elaborare i progetti architettonici e ingegneristici del “nuovo San Siro”.

Rispetto al dibattito in corso - ristrutturazione dell’impianto o costruzione di uno nuovo, cogestione o stadi separati - l’analisi del Politecnico offre punti di vista qualificati che permettono di dissipare molti falsi problemi. «Le due società calcistiche di Milano hanno bisogno di uno stadio che risponda alle esigenze contemporanee del calcio e a quelli che saranno i bisogni dei tifosi tra dieci o venti anni - spiega Faroldi - e che permetta ai due club di innalzare i propri ricavi per tornare a vincere. Essendo questi gli obiettivi, una ristrutturazione di San Siro non è assolutamente sufficiente. Non è possibile riplasmare una struttura dalla così forte resilienza. L’unica risposta perciò è uno stadio nuovo».

La ristrutturazione costa meno (per uno stadio moderno da 60mila posti, i costi si aggirano sui 300/400 milioni) ma non consente di ottenere gli stessi risultati. Non permetterebbe, per il Politecnico, di avere uno stadio “performante” dotato di quella mixitè che contraddistingue i più vivaci centri storici delle capitali europee. Come comprare un’auto usata, per quanto tenuta bene, oppure un’auto nuova di zecca equipaggiata con i migliori optional.

Lo stadio di San Siro/Meazza ha subito nel corso della sua esistenza profondi restyling negli anni ’50 e ’90. Il nuovo stadio da realizzare al posto di quello esistente, secondo Faroldi, sarebbe però un’evoluzione dell’attuale edificio, come una sorta di “quarto anello”, garantendo lacontinuità della memoria calcistica cittadina.

Oggi la tecnologia favorisce la coabitazione dei due club. Basterà schiacciare un pulsante per “cucire” sull’edificio e negli spazi interni il vestito e i colori dell’uno o dell’altro

Per gli specialisti del Politecnico a far propendere l’ago della bilancia a favore della creazione di un nuovo impianto, unico per le due squadre, accanto a quello attuale (da demolire o meno a seconda di quello che deciderà il Comune) sono diverse considerazioni: dall’ottimizzazione delle risorse finanziarie al risparmio di suolo pubblico; dalla riqualificazione urbana dell’area alla mobilità “dolce” già in gran parte assicurata dalla connessione stradale e metro all’impianto. Un nuovo San Siro a San Siro, insomma, passando da uno “stadio oggetto” a uno “stadio luogo”. Uno stadio cioè che fornisca servizi a tutta la famiglia, interattivo e iperconnesso per la condivisione live dell’esperienza, facilmente raggiungibile, il più possible autosufficiente dal punto di vista energetico e aperto magari a funzioni pubbliche, palestre o scuole, quali presidi di pubblica utilità che facilitino l’osmosi tra il tessuto urbano e le sue due squadre. Un edificio, inoltre, assemblato con materiali all’avanguardia, adattabile a più usi nel suo ciclo di vita e totalmente “digitalizzato”. «Oggi la tecnologia - aggiunge Faroldi - favorisce la coabitazione dei due club. Basterà schiacciare un pulsante per “cucire” sull’edificio e negli spazi interni il vestito e i colori dell’uno o dell’altro. E ciò costituirebbe un unicum nel mondo del football. Una grande infrastruttura condivisa da due grandi team. Una testimonianza della milanesità nel calcio intesa come rivalità e non scontro».

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