trimestrali

I conti di Tod’s, Ferragamo e Aeffe confermano l’impatto della pandemia sul lusso

Le tre società italiane avevano tutte registrato un buon inizio di anno: il trend si è invertito a partire da febbraio, ma dalla Cina arrivano ora segnali positivi

di Giulia Crivelli

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Le tre società italiane avevano tutte registrato un buon inizio di anno: il trend si è invertito a partire da febbraio, ma dalla Cina arrivano ora segnali positivi


5' di lettura

L’impatto sulle società quotate di ogni settore lo aveva certificato qualche giorno fa l’ Area Studi Mediobanca , con una ricerca che analizza l’impatto della pandemia sui bilanci del primo trimestre 2020 di oltre 150 grandi multinazionali con fatturato annuale superiore a 3 miliardi di euro, confrontandoli con quelli dello stesso trimestre del 2019. Dati reali, non stime (si veda anche Il Sole 24 Ore del 13 maggio), che fotografano undici settori industriali, tra i quali la moda, confermando la previsione che sia uno di quelli più colpiti.

Cali di fatturato e drastica riduzione della redditività
Mentre sono cresciuti i fatturati di società websoft (+17,4%), Gdo (+9,1%), case farmaceutiche (+6,1%), pagamenti elettronici (+4,7%), elettronica (+4,5%) e food (+3,4%), a essere in difficoltà – certifica lo studio di Mediobanca – sono le multinazionali che producono aeromobili (-22,1%), oil & energy (-15,9%), moda (-14,1%) e automotive (-9,1%). Ma è sul risultato operativo (ebit) che si vedono gli effetti maggiori: il calo medio complessivo è del 18,9% primo trimestre 2019. Bene gdo (+33,6%) e case farmaceutiche (+18,1%), male oil & energy (-87,8%), moda (-81,5%) e automotive (-75,8%) che hanno subìto il più duro contraccolpo.

Le trimestrali di Borsa italiana e lo scenario asiatico
Alcune delle più importanti società italiane, tutte quotate a Milano, hanno diffuso a loro volta i dati trimestrali. Non incluse per dimensioni nello Studio Mediobanca, sono comunque aziende con fatturati importanti e competitive a livello globale nel settore del lusso. I dati del periodo gennaio-marzo sono accomunati da un forte calo del fatturato, ma anche dallo spiraglio di ottimismo che viene dalla Cina e dall’Asia in generale, mercati strategici per l’alta gamma e che sta riprendendosi da lockdown e pandemia. Dato che conferma un’altra considerazione dello studio Mediobanca: «In generale, gli effetti della pandemia nel primo trimestre del 2020 sono stati pesanti specialmente per le aziende che fatturano maggiormente in Asia, in particolare in Cina – spiega Nadia Portioli, analista e autrice della ricerca dell’Area Studio Mediobanca –. Qui però, già da fine marzo del 2020, si intravedono alcuni segnali di ripresa. Discorso inverso per chi opera per lo più in Europa e nelle Americhe: per queste aziende l’impatto è avvenuto qualche settimana dopo e si prevede una maggiore contrazione nel secondo trimestre. I dati del primo semestre mostreranno – sottolinea ancora Nadia Portioli –, con molta probabilità, i segni più evidenti della crisi economica, mentre la ripresa è attesa per il secondo semestre, in particolare per il quarto trimestre. Secondo quanto dichiarato da molte multinazionali, l’impatto del Covid-19 sui numeri di tutto il 2020 rimane per diversi motivi ancora difficile da prevedere: su tutti, la grande incertezza generata da una crisi la cui scala, durata ed estensione geografica sono in continua evoluzione».

I conti del gruppo Tod’s
Le parole di Diego Della Valle, presidente e amministratore delegato del gruppo Tod’s, confermano i dati raccolti a livello globale da Mediobanca e soprattutto confermano lo scenario a breve e i relativi segnali di cauto ottimismo: «Il 2020 era iniziato bene, con una crescita dei ricavi in tutte le regioni a conferma che il lavoro fatto cominciava a produrre i suoi risultati. Il manifestarsi dell’epidemia in Cina e la sua veloce diffusione in tutto il mondo hanno cambiato ogni prospettiva e ci hanno costretti a rivedere tutto, dando priorità a molte problematiche, spesso sconosciute, che abbiamo dovuto gestire inaspettatamente – sottolinea Della Valle –. Il nostro primo obiettivo assoluto è stato quello di preoccuparci della salute dei nostri dipendenti e delle loro famiglie, gestendo la chiusura degli impianti produttivi, degli uffici e dei negozi sparsi in tutto il mondo. E questo rimane ancora il nostro primo obiettivo. Nel frattempo, vista l’impossibilità di prevedere e governare il futuro, abbiamo deciso di adottare una politica di forte prudenza, cercando di immettere sul mercato meno prodotto possibile, onde evitare che per la crisi in corso rimanesse invenduto con tutte le problematiche conseguenti. Abbiamo inoltre cercato di preparare i nostri negozi per dotarli di un’immagine di freschezza e raffinatezza e renderli attraenti alla riapertura (nella foto in alto, la vetrina del flagshipstore di via Monte Napoleone, a Milano). Per quanto riguarda la seconda parte dell’anno, rimane un atteggiamento di prudenza, ma con grande attenzione alle risposte che daranno i mercati per poter essere pronti e reattivi ai primi segnali positivi».

Il lockdown e il congelamento della produzione e del retail
Il fatturato del gruppo Tod’s del primo trimestre è sceso del 29,4% a 152,8 milioni. Numeri da corredare con gli impressionanti dati del lockdown globale: le attività commerciali sono state interrotte nel mese di gennaio, a partire dalla Cina; a fine gennaio il 57% dei negozi in Cina era chiuso e la restante parte era aperta con orario ridotto. A febbraio le chiusure si sono estese anche ad altri paesi dell’area asiatica e, a partire dal 12 marzo, anche all’Italia, all’Europa e all’America. Da metà marzo, hanno riaperto i negozi dell’area cinese, seppur con orario limitato. A fine marzo la situazione della rete distributiva era la seguente: in Italia chiuso il 100% dei negozi, nel Resto Europa chiuso il 97% dei negozi, nelle Americhe chiuso il 100% dei negozi, in Giappone il 22% dei negozi era aperto regolarmente ed il restante aperto con orario limitato, in Greater China il 43% dei negozi era aperto regolarmente, il 2% era chiuso e il resto aperto con orario ridotto.

Situazione in costante evoluzione
Nel mese di aprile ci sono state nuove chiusure in Giappone e altri paesi dell’area asiatica. Ad oggi la situazione è la seguente: in Italia chiuso il 100% dei negozi (ma lunedì 18 dovrebbe essere il grande giorno della riapertura), nel Resto Europa chiuso il 52% dei negozi, il 3% è aperto regolarmente ed il 45% è aperto ad orario limitato, nelle Americhe chiuso il 68% dei negozi e aperto il 32% ad orario limitato, in Giappone chiuso il 100% dei negozi, in Greater China il 90% dei negozi è aperto regolarmente, il 9% è aperto con orario ridotto e solo l’1% è chiuso. Il canale e-commerce è sempre rimasto operativo, anche se ha parzialmente risentito di alcune restrizioni nelle attività di logistica, e continua a crescere in modo significativo. Le attività produttive sono state sospese a partire dal 12 marzo 2020 e sono ripartite il 4 maggio 2020 in maniera graduale, con tutte le adeguate modalità e regole di sicurezza e sanitarie previste per la tutela dei dipendenti.

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I conti di Ferragamo e Aeffe
Risultati in forte calo anche per altri due importanti gruppi italiani: il la Salvatore Ferragamo ha chiuso il primo trimestre con ricavi consolidati di 222 milioni (-30,1% a tassi di cambio correnti, -31,5% a cambi costanti). Il margine lordo è stato di 130 milioni, in calo del 35,1% rispetto allo stesso periodo dell’esercizio 2019. L’ebitda è diminuito del 82,2% a 12 milioni, con un’incidenza percentuale sui ricavi del 5,2% rispetto al 20,5% dello stesso periodo del 2019. L’utile netto del periodo, inclusivo del risultato di terzi, è stato negativo per 41 milioni, rispetto agli 11 milioni di euro positivi registrati nel primo trimestre 2019. Aeffe (che ha in portafoglio Alberta Ferretti, Philosophy di Lorenzo Serafini, Moschino e Pollini) ha chiuso il primo trimestre praticamente azzerando l’utile netto che passa da 11,8 milioni del primo trimestre 2019 a 4mila euro. ricavi consolidati sono calati del 25,4% a 76,2 milioni.

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