ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLe proteste contro il razzismo

I cortei pacifici di Washington. Trump isolato. Biden incontra i familiari di Floyd

I vertici del Pentagono si sono rifiutati di schierare l’esercito. George Bush e Colin Powell non voteranno per il presidente

di Riccardo Barlaam

George Floyd, a Washington manifestazione pacifica davanti alla Casa Bianca

I vertici del Pentagono si sono rifiutati di schierare l’esercito. George Bush e Colin Powell non voteranno per il presidente


5' di lettura

Da Washington a New York e in tante altre città americane decine di migliaia di persone domenica 7 giugno hanno manifestato pacificamente contro il razzismo. La sindaca della capitale federale Muriel Bowser ha detto a Fox News che non ci sono stati arresti domenica e che si è trattato delle manifestazioni con maggiore partecipazione popolare nei dieci giorni di protesta, che si sono svolte in modo pacifico in una atmosfera festosa, nonostante la presenza delle forze dell’ordine, ma in misura ridotta rispetto all’inizio delle proteste. Dagli Stati Uniti i cortei anti razzisti si sono diffusi in tutto il mondo, dal Sud America, all’Africa, dall’Europa fino al Sud est asiatico, al Canada e al Messico.

Il triplo choc degli Stati Uniti
Gli Stati Uniti in questo complicato 2020 si sono trovati davanti a un triplo choc: la peggiore pandemia da un secolo, la più profonda crisi economica dalla Grande Depressione e, ultime, le manifestazioni contro il razzismo più imponenti degli ultimi 50 anni. Un banco di prova per la prima potenza mondiale e per il futuro della sua leadership globale nella guida economica, politica e anche nella difesa dei diritti umani e della democrazia.

Meno fondi alla polizia a Minneapolis e Nyc
La maggioranza del consiglio comunale di Minneapolis, la città in cui è morto l'afroamericano George Floyd per mano degli agenti, ha votato per avviare un processo che dovrà portare a un taglio dei fondi alle forze dell'ordine e allo smantellamento dipartimento di polizia: «L’obiettivo è quello di riformarlo e di ricostruire insieme a tutta la nostra comunità un nuovo modello di sicurezza pubblica che davvero garantisca la sicurezza di tutti». A New York il sindaco Bill de Blasio ha detto che toglierà il coprifuoco con la città che da lunedì 8 giugno si prepara alla riapertura dopo la fine del lockdown per il coronavirus. Il sindaco ha annunciato anche il taglio di una parte delle risorse destinate al New York Police Department e di un aumento dei fondi per i giovani e i servizi sociali: la polizia di Nyc ha un budget annuale di 6 miliardi di dollari.
Il governatore Andrew Cuomo è prudente sulla fine del lockdown e ha detto che «la sola variabile per New York City» sarà capire se le proteste hanno riacceso la diffusione del Covid-19. Tutti i manifestanti dovranno essere testati, secondo Cuomo.

Trump blindato nella Casa Bianca
Il presidente Donald Trump in queste ore appare isolato come non mai, staccato dal paese reale, rinchiuso nella Casa Bianca più simile al fortino del Deserto dei tartari di Buzzati che alla casa di tutti gli americani. Nel giorno in cui l’America intera ha marciato contro il razzismo e la polizia violenta, il presidente ha rotto un silenzio durato ore twittando di nuovo «Law and order!», sono il presidente dell’ordine e della legalità. Un messaggio lanciato dall'interno di una Casa Bianca mai così blindata e assediata da decine di migliaia di manifestanti pacifici. «Molta meno folla a Washington di quanto previsto», ha scritto Trump in tarda serata su Twitter, dopo che per ore migliaia di persone avevano marciato e manifestato per le vie della capitale degli Stati Uniti e davanti alla sua residenza blindata. Il presidente ha ringraziato quindi la Guardia nazionale, il Secret Service e la polizia del District of Columbia per il «fantastico lavoro». E ha fatto sapere, sempre via Twitter, di aver ordinato alla Guardia Nazionale di lasciare Washington «ora che tutto sembra sotto controllo». La minaccia di schierare l’esercito non è stata attuata. Nessuna parola sulle ragioni e i motivi della protesta. Le manifestazioni contro il razzismo sono diventate anche contro manifestazioni contro Trump. La metropolitana di Washington ha trasportato 70mila persone nella giornata di domenica, il numero più alto di persone da metà marzo, inizio dell’emergenza nazionale per il lockdown. I numeri ufficiali contraddicono le valutazioni del presidente americano e parlano di una manifestazione popolare imponente.

Il no dei generali all’esercito in piazza
Intanto emergono nuovi particolari sulla richiesta di Trump che l'unedì scorso aveva chiesto al Pentagono di dispiegare l’esercito negli Stati Uniti contro le proteste, rispolverando i poteri concessi al presidente dall'Insurrection Act, legge del 1807 ai tempi della guerra civile. La richiesta secondo quanto riferito da fonti del Pentagono è stata respinta dal segretario alla Difesa, Mark Esper, e dal capo di Stato maggiore delle Forze armate americane, Mark Milley. Esper alla fine ha messo a disposizione circa 1.600 militari nella regione di Washington, pronti a supportare i 5.000 uomini della Guarda nazionale. Ma giovedì 4 giugno, alla sera quei 1.600 militari sono stati richiamati.

Bush e Powell non voteranno Trump
L’imbarazzo per il comportamento di Trump, già in difficoltà per la gestione dell’emergenza sanitaria, cresce anche all’interno del suo partito. Nelle ultime ore sono cominciate le prime defezioni eccellenti tra i repubblicani. Il primo è stato l'ex presidente repubblicano George W. Bush che ha detto che alle prossime elezioni voterà per il democratico Joe Biden e non sosterrà Trump per il secondo mandato. A Bush si è unito ieri anche l’afroamericano repubblicano Colin Powell, ex capo del Pentagono ed ex segretario di stato, il quale ha detto che alle prossime elezioni non voterà per il presidente in carica perché «con il suo comportamento si è allontanato dalla Costituzione».

Marce anche in tarda serata
Dopo le marce pacifiche della domenica, in serata migliaia di manifestanti sono di nuovo scesi in strada a New York e Washington. A Manhattan circa duemila persone si sono radunate a Columbus Circle davanti al Trump International Hotel al grido «Throw him out», cacciatelo via, riferito al presidente Trump. Nella capitale federale una grande folla si è nuovamente ritrovata davanti alla Casa Bianca, ancora protetta da un muro di recinzioni e barriere. Proteste anche ad Atlanta, mentre a Los Angeles un corteo di manifestanti si è diretta verso il quartier generale della polizia. Gente in strada anche a Minneapolis.

Mitt Romney tra i manifestanti
Il senatore repubblicano Mitt Romney, ex candidato alla Casa Bianca, si è unito alle persone che in serata a Washington hanno marciato verso la Casa Bianca. «Bisogna trovare un modo per porre fine all'ingiustizia e alla brutalità e per rassicurare una volta per tutte la gente che la vita dei neri conta, come la vita di tutti», ha dichiarato Romney. Anche Romney, notoriamente un forte critico di Trump, a novembre non voterà per il tycoon.

Biden incontra i familiari di George Floyd
Joe Biden che da venerdì scorso, dopo gli ultimi turni di primarie di martedì, ha superato ufficialmente i 1.991 delegati necessari per la nomination democratica, in attesa di rendere noto il nome della candidata vice presidente con cui farà il ticket nelle prossime elezioni del 3 novembre, sarà nelle prossime ore a Houston, in Texas, città natale di George Floyd, per incontrare i familiari dell’afroamericano soffocato durante un controllo in strada della polizia a Minneapolis. Il candidato democratico alla Casa Bianca registrerà anche un videomessaggio che sarà trasmesso martedì durante la cerimonia funebre di Floyd a Houston. Ma l’ex vicepresidente non parteciperà fisicamente alla cerimonia, consigliato dal suo staff per l’età avanzata e il rischio di coronavirus ancora presente nel paese.

Nuovo appello di Obama
Un nuovo appello a combattere chi fomenta divisioni e diffonde falsità e disinformazione in un periodo in cui gli Usa sono colpiti dalla pandemia e attraversati da proteste e disordini sociali è arrivato nelle ultime ore anche da Barack Obama, in un messaggio su You Tube per le graduation dei giovani americani che nel 2020 si sono diplomati e laureati nel corso di una cerimonia virtuale a cui hanno partecipato 70 personalità della politica, della cultura e dello spettacolo tra cui Beyoncé, Lady Gaga e Michelle Obama. Obama parla di un paese da unire contro i messaggi divisivi. Non lo cita mai, ma è evidente il suo riferimento a Trump.

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    Riccardo Barlaamcorrispondente da New York

    Luogo: New York, USA

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: economia, finanza e politica internazionale

    Premi: Premio Baldoni (2008), Harambee (2013), Overtime Film Festival (2017)

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