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I dati non sono il petrolio e neppure oggetti fisici (ma i governi non la pensano così)

Ad oggi i dati sono il prodotto delle interazioni sociali e dei software che li gestiscono. Quello che sta accadendo è una riscrittura delle regole di proprietà per trasformare il dato in qualcosa di fisico

di Luca Tremolada

Il Nobel McFadden: “Mercati, servono regole per usare i big data a vantaggio di chi compra”

2' di lettura

I dati non sono oggetti fisici. Non sono il nuovo petrolio, non sono tutti uguali e non si misurano come mele o pere. Partiamo da questo assunto per provare a smontare alcune narrazioni tecnologiche che leggiamo sempre più spesso online e offline. La più fastidiosa è quella legata alla supremazia nazionale dei dati. Un esempio? Gli Stati Uniti hanno più dati dell’Europa e quindi hanno algoritmi di intelligenza artificiale più addestrati e quindi controlleranno il mercato e il mondo.

Di questa affermazione l’unica cosa certa è che gli Usa ospitano le piattaforme digitali (Amazon, Google, Facebook, Ibm ecc) più grandi del mondo (insieme a quelle cinese) alimentate da dati che noi tutti produciamo e consegnamo in modo più o meno consapevole. E che sono più avanti nello studio dell’Ai. Su questo non ci piove. Ma questi dati non si sommano. Non li puoi tenere nel caveau di una banca come le riserve d’oro ma nemmeno in un magazzino.

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Esistono famiglie di dati, che non si parlano tra loro, spesso perché non si capiscono e a volte perché qualcuno ha deciso che non possono incontrarsi. Pensate solo all’algoritmo di Amazon che gestisce la logistica e miliardi di transazioni. Non può essere copiato e incollato da un rivale e neppure essere utilizzato dai militari per gestire le operazioni in un teatro di guerra. I dati non sono una cosa, ma contenitori di informazioni, ognuna specifica per una particolare applicazione, che non possono essere utilizzate per nient’altro.

Tuttavia, per gli Stati-nazioni non è così. Basta osservare quello che sta accadendo alle regole che disciplinano la libertà di movimento dei dati. I governi stanno stabilendo regole sempre più stringenti in fatto di circolazione dei dati fuori dai confini nazionali. Come sostiene il New York Times con il pretesto della sovranità digitale, con la scusa, per essere più diretti, della sicurezza e della privacy molte nazioni stanno stabilendo standard e regole sempre più stringenti in fatto di circolazione delle informazioni fuori dai confini nazionali.

Qualcuno potrebbe osservare che siamo in presenza di una balcanizzazione del dato, di forme di protezionismo da Stato-nazione novecentesco, in definitiva di un processo di decoupling delle regole sul digitale che ci porterà a rimettere in discussione tutto il portato di trent’anni di globalizzazione. In realtà ad oggi i dati sono il prodotto delle interazioni sociali e dei software che li gestiscono. Le nostre informazioni personali, a differenza dei beni materiali, sono aggregate e distribuite da società tecnologiche. Quello che sta accadendo è una riscrittura delle regole di proprietà. Le conseguenze sono ancora tutte da decifrare. E non promettono nulla di buono.

Riproduzione riservata ©

  • Luca TremoladaGiornalista

    Luogo: Milano via Monte Rosa 91

    Lingue parlate: Inglese, Francese

    Argomenti: Tecnologia, scienza, finanza, startup, dati

    Premi: Premio Gabriele Lanfredini sull’informazione; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"; DStars 2019, categoria journalism

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