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I dazi di Trump, una polpetta avvelenata per tutti

Agosto ci ha abituato alle sorprese di mezz'estate, ma l’ultima doccia fredda di Trump è risultata particolarmente gelata per i mercati

di Giancarlo Mazzuca

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2' di lettura

Agosto ci ha abituato alle sorprese di mezz'estate, con immediate reazioni sui mercati azionari (chi non ricorda il Ferragosto del 1971 quando Nixon decise di sganciare il dollaro dall'oro?), ma l’ultima doccia fredda di Trump è risultata particolarmente gelata per le Borse e per molti osservatori perché la tregua commerciale, raggiunta poco più di un mese fa, aveva fatto ben sperare. La caduta delle piazze finanziarie è stata, venerdì, molto accentuata: solo Piazza Affari ha bruciato 14 miliardi di euro, con una flessione del 2,41%. Ancora più vertiginosa la discesa di Francoforte e di Parigi che, rispettivamente, hanno lasciato sul campo il 3,11 ed il 3,57%.

Anche se Trump ci ha abituato alle sorprese, cosa ha detto di così sconvolgente da provocare un simile terremoto azionario? Lo ricordiamo: ha annunciato un altro dazio del 10% , dal prossimo 1° settembre, sui beni importati dalla Cina per un valore complessivo di 300 miliardi di dollari che andrà ad aggiungersi al prelievo del 25% già applicato ad altri prodotti “made in China” per un importo di 200 miliardi di dollari. Immediate le reazioni di Pechino che ha parlato di violazione della tregua di giugno tra Xi Jinping e Trump. Adesso, a rendere ancora più incerto il quadro internazionale, il braccio di ferro Usa-Cina rischia di allargarsi a macchia d'olio colpendo anche i prodotti italiani.

È proprio vero che il presidente americano ama molto le “telenovele”: prima prende le distanze dall’avversario di turno, poi l’avvicina e, magari, alla fine, ne diventa amico dopo avergli dato pure un ceffone. Sta succedendo così con la Cina, ma capita da tempo anche con il Messico, per via del “muro”, e con la Corea del Nord (e, in questo caso, c'è di mezzo il rischio di una guerra nucleare): in attesa del tanto auspicato chiarimento finale, le mosse e le contromosse sembrano moltiplicarsi.

A questo punto, non è facile prevedere come andrà a finire anche per un motivo molto semplice: non c’è stata quella ripresa economica a livello mondiale che tutti aspettavamo e che avrebbe certamente attenuato qualsiasi contraccolpo commerciale. È vero che, quasi come una specie di contropartita, in contemporanea con l’irrigidimento verso la Cina, Trump ha dato all’Europa su un piatto d'argento (speriamo …) l'accordo che ci consentirà di acquistare più carne bovina americana di qualità, ma l'ultimo atto del braccio di ferro Washington - Pechino rischia di essere una polpetta avvelenata per tutti che sarà difficile da digerire. Ma Trump ci ha abituato alle sorprese: quale colpo di teatro avrà ora in serbo?

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